Allenamento intermittente: focus su durata e recupero

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Oggi avviso subito che l’audiovideo0, oltre ad essere solo per i sottoscrittori , è un po’ complicato, in quanto dobbiamo lavorare su una tabella per valutare l’allenamento intermittente che tiene conto di molteplici parametri, incluso il V’O2. La medesima tabella anche per i sottoscrittori se volete me la richiedete, non l’allego perché sono certo che non molti arriveranno in fondo a questo audiovideo.

È paradossale che in Italia di questi argomenti non si discute tra gli allenatori, soprattutto sport di RBD e RMD, forse un po’ nel nuoto. Se considerate il tempo che si perde a parlare di soglia, di VAM, di ripetute, che sono veramente semplici  da costruire…  costruire invece un lavoro intermittente mirato risulta molto più difficoltoso per le variabili che comporta: ma il beneficio, è a mio pensiero altissimo in termini di coordinazione specifica a ritmo gara.

Questo è per il 2014 l’ultimo audiovideo, ne riparliamo nel 2015 che cominceremo in maniera scoppiettante facendo un ampio excursus sulle accelerazioni nella fasi di partenza di diversi sport, dove già qualcuno ci ha fatto ridere piazzando l’accelerazione massima dopo 2″ e facendoci capire che certi calcoli li dobbiamo far fare (o farceli spiegare che è meglio) da chi capisce di fisica; noi invece facciamo educazione fisica che è un po’ diverso.

Vi invito come sempre a discutere, se possibile sulla pagina facebook, ed evitate di farlo qui che oramai è pieno di spam, anche a farmi delle domande di approfondimento da cui – se sono in grado – posso prendere spunto per riprendere argomenti che magari consideravo acquisiti come in questo caso, ma che mi hanno costretto ad un bel brain storm per sfornare qualcosa di più approfondito e spero utile. E non vi preoccupate, torneremo anche a parlare di calcio…

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NUOVAMENTE FUNZIONANTE IL SOFTWARE LAGALACOLLI VERSIONE 9.078G

Dopo qualche conferma arrivata ieri sera informalmente o tramite Facebook, il nuovo software LAGALACOLLI 9.078g, adeguato alle minchiate della Microsoft, sembra funzionare: LO TROVATE CLICCANDO SU MONDO GPS E POI SULL’ICONA GIALLA SOFTWARE GPS.

Poiché ogni computer fa vita a se comunque ancora a qualcuno non gira, comunicatemelo anche tramite Facebook (ma anche che ha ripreso a funzionare, un po’ di positività non fa mai male).

Un ringraziamento all’Ing. La Gala che nonostante difficoltà ambientali è riuscito in poche ore a sistemare una situazione che sembrava molto complicata (almeno speriamo!!!)

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ATTENZIONE MOMENTANEAMENTE NON FUNZIONANTE IL SOFTWARE LAGALACOLLI

Un avviso importante che riguarda tutti quelli che utilizzano il software LAGALACOLLI e che hanno il sistema operativo Window 7: a causa di uno scellerato aggiornamento della Microsoft che ha cambiato nomi a delle librerie utilizzate per i grafici. IL PROGRAMMA SI BLOCCA DANDO UN ERRORE RUNTIME ’438′.

Da ieri stiamo cercando di ripristinare la situazione ma la cazzata creata da Microsoft è veramente grande e milioni di utenti si sono già rivolti a loro insultandoli per questo incredibile errore e probabilmente stanno provvedendo a rimettere tutto a posto.

Tutto ciò dovrebbe accadere in 24 ore, altrimenti dovremo cambiare alcuni nomi di componenti per i grafici nella macro con quelli di altre librerie.

Stiamo dando comunicazioni in tempo reale sulla pagina facebook di laltrametodologia, ma purtroppo crediamo che prima di domani (SABATO) non si potrà correggere la situazione.

Lo scarico dei dati comunque non è compromesso, quindi, prendetevi due giorni di vacanza dall’elaborazione dei dati; appena il tutto sarà ripristinato potrete riscaricarvi la nuova versione 9.078g da MONDO GPS  - SOFTWARE  GPS.

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Allenamento intermittente: riparliamo dei presupposti

Come vi avevo promesso sullo stimolo di un vostro collega che mi ha chiesto informazioni sulla diversità del 15-15″ 30-30″, penso che dopo due anni circa riparlare un attimo dei presupposti dell’allenamento intermittente possa essere utile per tutti, anche per dare una rinfrescata a concetti di fisiologia che stanno alla base di questo sistema di allenamento. Ho diviso in due parti questo argomento, e nella seconda parte, che sarà solo per i sottoscrittori del blog, affronteremo l’aspetto pratico della creazione dell’intermittente, stavolta partendo dalla durata del recupero e poi via via reinserendo attraverso una tabella un po’ complessa tutti gli altri parametri.

Il sistema intermittente è molto biologico, se tocchi un parametro, tocchi anche gli altri, quindi il costruirlo è molto più complicato di fare delle semplici ripetute. Bisogna avere competenza ed esperienza e non preoccuparsi di sbagliare, ma annotarsi sempre quello che si fa e valutare bene tutti i parametri possibili. Gli errori più grossi sono stati fatti proprio quando in Italia si è introdotto questo concetto della durata uguale al recupero (tipo appunto 10-10″, 20-20″, 30-30″), che invece è solo un danno in quanto si tende a far pensare che quello che conta è il rapporto 1:1 tra durata e recupero, bestialità assoluta come vedrete nel corso di questi due audiovideo. Ma naturalmente quando si ritengono valide ipotesi proposte da dilettanti allo sbaraglio ma che lavoravano in serie A, le cazzate si sprecano. E comunque ribadisco che il lavoro intermittente è caratterizzato dalle pause brevi entro 30″, e poiché il calcio ha la maggioranza di pause di questa durata, già lo stesso lavoro calcistico è per definizione intermittente: non credo che siano necessari altri particolari lavori per esso, se non in determinate fasi di preparazione. Il lavoro intermittente codificato è invece molto adatto per gli sport di RBD e RMD (resistenza di breve e media durata) elettivo per questi sport che durano da 45″ a 8-10 min, e su questo gli allenatori di questi sport devono ancora ragionare e molto, dato che risulta chiara la non perfetta comprensione dei principi che ne stanno alla base ed il suo conseguente utilizzo.

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Gli allunghi nella partita di calcio e nell’allenamento: necessità o abitudine?

Oggi torniamo al calcio, è circa un mese che non ne parliamo e ci sarà qualcuno in crisi di astinenza: faccio presente però che tornerò ancora a parlare di forza resistente e farò anche un audiovideo prima di natale sull’allenamento intermittente, per riprendere qualche concetto visto che non ne parliamo da diversi mesi. Mi occupo di allenamento intermittente dal 1985 circa e quindi a volte non mi rendo conto che ancora i suoi parametri e come organizzarlo non sia ben compreso. Certo è che se faccio riferimento agli articoli di Rampinini su questo argomento sono fuori strada completamente. Bisogna viverlo quotidianamente per saperlo manipolare, non bastano quattro cazzate parzialissime lette su Medline, e poi è necessario far riferimento allo sport che si pratica: ad esempio nel nuoto con accelerazione bassa si puo giocare anche sui recuperi di 5″, nel ciclismo invece dove dobbiamo accelerare molto non possiamo che scegliere il massimo del recupero consentito etc.

Oggi invece vorrei portare l’attenzione su uno dei cavalli di battaglia dei preparatori atletici vintage e cioè gli allunghi, questo magico esercizio che migliorerebbe la tecnica di corsa dei nostri calciatori? Vabbè lasciamoli dire. Vi porto un po’ di numeri riferiti all’esecuzione di questi gesti visti con il GPS e poi a quello che succede in partita, in modo che ognuno si faccia una sua idea.

Voglio ringraziare Dario Pompa e Matteo Basile che mi hanno suggerito indirettamente questo argomento, spero che aiuti meglio nella comprensione dell’attività rettilinea del giocatore e fornisca anche all’allenatore un’idea più precisa di come si muovono i giocatori nei diversi ruoli in campo su questo specifico argomento.

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Solo fibre veloci che diventano lente? Una valutazione dei parametri del mezzofondista

Naturalmente evitando come la peste l’atletica leggera e le sue discipline di mezzofondo, oggi discutiamo di come, nel corso della mia vita professionale, ci siamo orientati  con gli allenatori con cui ho collaborato nei diversi sport di mezzofondo.

La prima cosa importante quando ci si rapporta ad un allenatore è osservare e studiare quello che lui fa e nel contempo cercare di capire quali sono i suoi dubbi e le sue necessità, ad esempio di valutazione. Gli allenatori hanno formazioni non omogenee, e ci può essere qualcuno che magari non ha delle conoscenze approfondite su determinati argomenti: di solito chi vuol fare bella figura allora inizia a parlare solo di quello scavando un solco incolmabile con l’allenatore ed il rapporto finisce. Oppure subito si arriva e da saccenti si propongono soluzioni non richieste su argomenti scarsamente conosciuti.

Naturalmente anch’io ho fatto i miei errori come tutti, sbagliando rapporti sin dall’inizio, ma nel corso del tempo sono riuscito a capire un po’ meglio come fare. Studiare i modelli è fondamentale, se avete in testa uno sport solo, aprite il cervello e cercate di capire che ci sono sport e discipline diverse, in cui la metodologia vi dà solo una base, ma tutto deve essere adattato.

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Fibre veloci che diventano lente: chiacchiere da bar (3a parte)

Riprendiamo il discorso su ciò che ci ha portato fuori strada per molti anni e cioè concepire l’allenamento (come volevano i medici) come una semplice una variazione microscopica della struttura delle nostre fibre, tra l’altro indipendente da tutto ciò che riguarda il controllo motorio. Ritorniamo quindi a parlare di forza resistente in questo caso ma con riferimento specifico, non come fanno quegli imbecilli che credono che con un circuit training possa essere sviluppata questa caratteristica negli sport specifici quando invece è solo per il fitness. Parliamo quindi di forza resistente e specifica per gli sport di RBd e RMd (resistenza di breve e media durata).

Volutamente non parlo di corsa, ma parlerò di ciclismo, canoa e canottaggio, come si valuta questa caratteristica essenziale per questi sport, e poi vi darò qualche spunto per come allenarla e anche soprattutto per come selezionare i soggetti più adatti o più allenabili a questa prestazione (anche nella prossima puntata).

È un mese che non parliamo di calcio, qualcuno è in astinenza?? Comunicatemelo che magari faccio intercalare un altro audiovideo su parametri del calcio prima della 4a parte sulle fibre, che mi rendo conto non è di facile digestione. Anche se suggerisco a quelli che allenano il calcio di leggere questo argomento, gli dico anche di non usare queste informazioni per allenare il calcio; la forza resistente nel calcio non esiste, così come nel calcio non si usano gli esercizi delle alzate olimpiche perché sono tutte bipodaliche e quindi non serve che nessuno ve le insegni, vi bastano pochi elementi da rilevare nella pesistica adattata, molto semplice e con elementi più adattabili al calcio, ne trovate a chili in questo blog.

Non portate il cervello all’ammasso e non fate diventare importante chi non lo è e non può proprio aiutarvi, anzi non gliene frega niente di aiutarvi ma cerca visibilità.

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Il Rubgy a 7 nuovo sport olimpico: analizziamo il modello prestativo con i GPS

Anzitutto si chiama Rugby Seven ed è un nuovo sport olimpico: in pratica si dimezzano i giocatori del rugby, si lascia lo stesso campo e la partita si gioca in due tempi da 7 minuti. Viene naturale pensare che cambi tutto o quasi, quindi Riccardo Di Maio, l’unico in Italia che ha analizzato da oltre due anni tutte le particolarità dello sport a 15 – ed ora è il preparatore fisico di questa nuova disciplina – ha pensato bene di partire con il piede giusto. Ha analizzato questo sport con l’uso dei GPS in alcuni tornei della nazionale, ed ecco bella pronta una prima infornata di dati che fa invidia a quei 2-3 studi da vomito che ci sono in letteratura internazionale su questo argomento.

Già le pubblicazioni, ormai vero e proprio business per le case editrici. Questi studi pubblicati a pagamento, va detto, forniscono sempre meno informazioni utilizzabili e valgono meno della carta straccia. Tra l’altro facendo una banale ricerca su Medline ho visto che un mio ex studente, il più deficiente che avevo (che proprio non capiva un cazzo), adesso è diventato uno scienziato da molte pubblicazioni. Ma se le analizzi, si vede che sono pubblicazioni “per pubblicare” e non perché ci sia qualcosa di utile o interessante. E quindi le informazioni per poter allenare le dobbiamo cercare anche e soprattutto nella rete, e dobbiamo essere referee di noi stessi, nel senso che dobbiamo avere molto spirito critico in quello che leggiamo per capire se è una bufala oppure i contenuti sono accettabili.

Intanto Riccardo vi pone qui delle basi inconfutabili, basate sulla potenza metabolica e sui derivati che nel tempo abbiamo messo a punto, mentre nel rugby a 15 sapete che mettono i GPS ma hanno dei report con velocità e accelerazioni? Anni luce avanti… ma lo siamo su tutto mi sembra, mentre gli altri arrancano e dopo anni ripropongono minestre riscaldate di quello che noi già abbiamo fatto, detto, spiegato e utilizzato e in più molto migliorato dalla pratica e dalle sue necessità. Anni luce avanti, anche troppo, ma come rosicano…

Non vi precoccupate, vi ho dato una settimana di respiro sul discorso delle fibre veloci che diventano lente perché lo digeriate, dalla prossima ricominciamo; ora godetevi questo semplice ma istruttivo audiovideo sul rugby seven e grazie a Riccardo.

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Ma le fibre veloci possono diventare lente? Chiacchere da bar (2a parte)

Alla fine tutti parlano sempre di fisiologia e si dimenticano poi di dare dei criteri metodologici per l’allenamento. L’idea di mettersi il camice e scimmiottare i fisiologi è veramente una necessità intrinseca soprattutto per chi poi non ha basi e pratica metodologica. Chi non ha lavorato sul campo ma solo in laboratorio poi si vede subito, bisogna essere in grado di raccogliere dei dati ma sulla propria esperienza, altrimenti si vive la vita di un altro.

Detto questo oggi è la parte più dura, dobbiamo analizzare un confronto tra canottieri quando vanno in gara e come modificano i parametri della remata quando sono in allenamento a bassa frequenza di colpi. Qui è l’essenza del problema per avere più chiaro quale metodologia applicare in funzione della tecnica. I termini usati non saranno di tutti i giorni per molti, ma vi invito ad essere pazienti, quello che alla fine verrà fuori da tutto questo riguarda proprio – solo ed essenzialmente – l’allenamento, visto da una prospettiva integrata tra tecnica, intensità più basse e principi fisiologici.

Quindi il passaggio tra fibre veloci a lente è importante, ma legato ad altri aspetti ancora più decisivi, come la corretta riproposizione in allenamento di alcuni elementi chiave del gesto gara, che in certe situazioni non è dovuta alla forza applicata (in questo caso al remo). Non basta un remoergometro per essere ottimi canottieri…

 

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Ma le fibre veloci possono diventare lente con l’allenamento aerobico? Chiacchere da bar! (1a parte)

Naturalmente ho esagerato, non voglio ridurre un evento fisiologico di un certo interesse ad una chiacchera da bar, ma vorrei ridurre di molto il peso di certe ossessioni che spesso ci portiamo dentro i criteri e le metodologie dell’allenamento. Se crediamo che tale mutazione possibile sia il fulcro principale e l’obiettivo dei nostri sistemi di allenamento, secondo me siamo del tutto fuori strada.

Intendiamoci, sicuramente in età giovanile – diciamo dai 14 ai 18 anni (un po’ prima e per meno tempo per le donne) – possono avere una discreta importanza certe variazioni insite nel muscolo, così come il testosterone endogeno che tende a fenotipizzare meglio le fibre veloci, ma dopo dobbiamo dare un peso maggiore agli aspetti tecnici del gesto.

Finalmente (per qualcuno… ) non parlerò di calcio, ma mi avventurerò in un’analisi di uno sport come il canottaggio che si presta perfettamente a farci meglio comprendere quanto sia importante il controllo della tecnica rispetto al pur importante controllo fisiologico. E soprattutto al primato della tecnica sulla fisiologia, che deve essere utilizzata solo dopo aver chiarito le problematiche del gesto in allenamento.

Questa non sarà una spiegazione breve, ci vorranno 3-4 audiovideo, perché bisogna toccare molti punti, ma ci aiuterà anche a capire che parlare di impegno aerobico per il muscolo anche nei lavori ciclici è una pura finzione, in quanto tutte le azioni muscolari in tutti gli sport sono con un impegno delle fibre “bianche” e quindi con carburante anaerobico.

Suggerisco anche ai calciofili di provare a leggere queste mie considerazioni, spero ben corroborate da numeri ed immagini, perché a volte gli sport singoli e ciclici ci possono aiutare meglio a capire come funziona il nostro corpo e quindi come allenarlo meglio avendo sempre presente il modello prestativo non solo fisiologico, ma anche e soprattutto biomeccanico.

Naturalmente la questione posta da Polesello sulla tipizzazione delle fibre da allenamento “aerobico” rimane valida, ma la lasciamo volentieri ai topi da laboratorio che da 40 anni sfornano versioni contrastanti del problema; credo e spero di aggiungere molti punti di riflessione tanto da mandare in secondo piano questa questione che per anni ha ammorbato anche la mia generazione così come lo splitting delle fibre.

Ciò è accaduto perché la metodologia dell’allenamento importata in Italia dalla Scuola dello Sport e dai suoi responsabili legati a correnti ideologiche e partiti politici, è sempre stata orientata unilateralmente alla fisiologia mettendo assolutamente in disparte le problematiche della tecnica e del conseguente costo energetico, sostituite da quella cretinata – per lo sport d’elite – delle capacità coordinative generali che servono solo ad allenare i bambini e non certo gli atleti di livello. Questo errore l’ho fatto anch’io per molti anni ma NON È MAI TROPPO TARDI PER RICREDERSI.

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