Una proposta per la prevenzione degli infortuni alla caviglia (Alberti)


ALBERTI PREVENZIONE INFORTUNI

Oggi mi fa piacere immettere una proposta di lavoro per la prevenzione degli infortuni alla caviglia proposta da un giovane preparatore, Aldo Alberti, che non conosco né è stato un mio studente a nessun corso. Mi aveva contattato per email per avere un giudizio su questa sua proposta ed io gli ho suggerito che, oltre a sentire vecchi tromboni come me, di esporsi al giudizio di altri colleghi che potranno apprezzare o svilire la sua proposta, magari arricchendola anche di spunti e proposte per una sua valutazione.
Credo che una delle funzioni del blog sia proprio questa di potersi mettere in discussione di fronte a persone che fanno il tuo stesso lavoro e che possono aiutarti a valutare la tua proposta di lavoro, invece dei soliti referees che oltre a capire poco di quello che dici, poi sono sempre legati a cordate di sport scientists e soprattutto ti fanno perdere tanto di quel tempo soprattutto per questioni di forma e molto poco su questioni di sostanza.

21 Responses to Una proposta per la prevenzione degli infortuni alla caviglia (Alberti)

  1. kri83 17 gennaio 2012 at 12:25 #

    ottima idea! adattandola potrebbe essere utile anche nella pallavolo.

    • Gianpaolo Alberti 18 gennaio 2012 at 11:27 #

      Secondo me l’attrezzo è valido e puo essere adattato a diversi tipi di sport, quindi a seconda della cassistica e di come lo si vuole utilizzare si puo inserire anche nella pallavolo anche se ripeto, è posizionato in un percorso ben preciso e leggi la parte scritta per farti un idea di come lo ho utilizzato io e ricordati, prova e riprova su te stesso eprchè cosi puoi capire le indicazioni da dare ai gioccatori e la reralee applicabilità sul campo.

      • kri83 18 gennaio 2012 at 11:55 #

        perdonami ma non me ne ero accorto che c’era un file da aprire.

  2. Gianpaolo Alberti 17 gennaio 2012 at 14:46 #

    Ho contattato Il professor Colli per condividere con lui questa idea e lui mi ha dato questa opportunità di poterla mostrare a tutti voi per poterla migliorare e poter aumentare il numero delle persone cdhe la provano e ne valutano gli effetti. Credo che sia un indice di apertura mentale dare voce anche a chi non conosce. Leggete anche la parte scritta dove trovate le giustificazioni scientifiche a quanto proposto.

  3. silvio barnaba 17 gennaio 2012 at 20:26 #

    Buono per impostare un lavoro di mobilita con tempi di applicazione lunghi. I’ll resto mi lascia un po perplesso. Non trovo la parte dedicata alle motivazioni scientifiche.
    Ciao

    • Gianpaolo Alberti 18 gennaio 2012 at 10:56 #

      Ti invito a seguire la prossima parte del video che verrà pubblicata e a provare se ti è possibile questo tipo di esercitazione, la parte scritta che ho inviato dovresti trovarla sotto il video cliccando sul link ti si apre una pagina con altri due link uno dei due è il video l’altra è la parte scritta. Per adesso avendo inserito il lavoro in un percorso che ha sviluppato capacità di gestione degli appoggi su superfici instabili io ho trovato la cosa interessante e per adesso priva di pericoli. Certo sta al preparatore scegliere i tempi e modi di inserimento a seconda dai giocatori con i quali deve lavorare, il mio lungo in situazioni di vantaggio sottocanestro con difesa in recupoero da lato debole sbagliava sempre eprchè pensava a dove sarebbe atterrato per infortuni precedentemente incorsi. Ora la sua percentuale realizzativa suq eusto tipo di tiro è aumentata, Psicologia pura o psicologia giustificata dalla consapevolezza di una maggiore abilità acquisita?

  4. Mario Petruzzo 17 gennaio 2012 at 22:19 #

    Salve a tutti. I complimenti per l’iniziativa li ho già fatti al promotore della stessa…
    Proponendomi di essere partecipe alle discussioni in atto, vi dico la mia sulla proposta.
    Sicuramente è originale ma ho più di qualche remora…
    Vorrebbe simulare un situazione potenzialmente traumatica a scopo preventivo.
    Ritengo l’evento traumatico nelle distorsioni di caviglia alla tanto più importante quanto minore è la consapevolezza di un possibile contatto. Se ciò avviene spesso si cerca di evitare il carico sull’articolazione (l’esempio tipico e il giocatore di pallavolo che si appende alla rete) e di “stabilizzare” l’articolazione.
    Nelle esercitazioni proposte è inevitabile intervengano dei processi anticipatori (feedfoward) che in qualche modo si evidenzino anche nel filmato, che non posso essere esclusi nemmeno con l’uso della palla.
    Lo stesso uso dell’attrezzo e la simulazione non può distogliere l’attenzione del soggetto da quello che succede al pavimento…
    Ultimo ma non ultimo, se mi si scaviglia un giocatore mi mandano via a calci… in altri termini non ritengo la proposta priva di pericoli.

    • Gianpaolo Alberti 18 gennaio 2012 at 10:39 #

      La sensibilità propriocettiva e la successiva risposta motoria si basano sul circuito di controllo a feedback negativo, cioè L’azione eseguita da un sistema viene confrontata con l’azione programmata e qualsiasi differenza (errore) viene segnalato al sistema in modo che questo attivi le opportune correzioni.
      In sostanza se anche so che devo cadere sulla scarpa non so su quali angolazioni la mia articolazione dovrà agire( sfido a provare) e in questo modo attivo un meccanismo di controllo che è midollare. Invia ugualmente informazioni alla corteccia che unisce le informazioni derivanti anche da diversi canali percettivi alla coscienza e alla memoria motoria. Inserita in un percorso adeguato i pericoli non sono maggiori di quelli presenti in lavori monopodalici dinamici in carico o su superfici instabili.

  5. antonio 17 gennaio 2012 at 23:54 #

    ho scritto qualcosa dal tele ma non lo vedo ci riprovo….devo essere sincero non mi piace questa idea ,per diversi motivi ..
    1- quando vediamo ad esempio una scarpa e in piu’ siamo istruiti al compito motorio c’e’ una preattivazione delle aree motorie ,come dice Rizzolatti vediamo le possibilita’ motorie,cosa che non accade nel modello infortuni alla caviglia dove improvvisamente il piede viene a contatto con il piede dell’avversario,in questo caso la risposta che puo’ evitare l’infortunio penso sia essenzialmente riflessa ,midollare,non so dire se il lavoro puo’ influenzare questo tipo di risposte.
    2- e’ sempre una superfice instabile ,piu’ specifica ma un disco potrebbe piu’ o meno funzionare nello stesso modo,nel caso tutte le critiche che abbiamo fatto su questi lavori in base alla letteratura scientifica andrebbero riviste,
    3-nella pallavolo la ricaduta sul piede avversario avviene da una certa altezza,quindi con un dato valore di accellerazione di conseguenza i fusi muscolari devono rispondere ad una data velocita’,farlo con altezze piu’ basse e’ allenante ?
    4- se si fa male mentre faccio questo lavoro devo cambiare mestiere !

    • Gianpaolo Alberti 18 gennaio 2012 at 10:49 #

      Si è vero ma anche qua non sai se ci cadrai sopra o no la preattivazione delle aree motorie puo essere agevolata se gli esterocettori fungono da ausilio come detto nel video. A tuo avviso quando salto non esiste una preattivazione delle zone motorie che andranno a controllare l’atterraggio e l’ammortizzazione del salto? Inserito nel giusto percorso secondo me è utile e specifico, come descritto nella parte dove spiego anche scientificamente con citazioni tratte da libri di anatomia e fisiologia oltre che dan siti che reputo molto attendibili.
      Ti invito a provare su te stesso iniziando un percorso che poi si concluderà nelle prossime parti del video che ho girato in palestra e che secondo me chiariranno molti dei tuoi dubbi sulla reraltà dell’esercitazione.

  6. dariopompa 18 gennaio 2012 at 08:55 #

    Mario e Antonio, viste le critiche fatte che modifiche fareste a questo tipo di lavoro? Oppure sarebbe interessante proprio un vostro esempio di esercizio preventivo

  7. kri83 18 gennaio 2012 at 12:21 #

    secondo me si sta cercando troppo il pelo nell’uovo… e poi se partiamo col presupposto che i nostri giocatori si fanno male, che ci crediate o meno, veicoliamo pensieri negativi che alla fine incidono.
    cerchiamo di pensare pensare postivo, non si è proposto mica un salto carpiato dal ponte di brooklyn!
    il rischio lo creiamo noi preparaori (ci vuole buon senso), si dovrebbe partire sempre con esercizi semplici fino ad arrivare anche a balzi sopra la scarpa da altezze e angolazioni diverse, dipende dal grado di risposta del giocatore durante l’allenamento; è chiaro che non possiamo fare solo questo ma anche dell’altro. Poi come dice giustamente Antonio nel punto 1, avviene sempre una pre-attivazione… però è pur vero che tutti gli allenamenti, da quelli fisici a quelli propriocettivi, le persone interessate sono consapevoli… dunque come facciamo ad allenarli inconsapevolmente senza creare compromessi scomodi?
    non so dirvi se è utile e funzionale al 100% o se può essere un lavoro che deve essere seguito fino ad un certo punto…solo un lavoro sperimentale potrebbe smentirci, quindi per adesso possiamo anche limitarci di dire la nostra senza bocciare un lavoro a priori, perchè è una cosa nuova per molti di noi (se non per tutti) e solo la pratica può dirci qualcosa di veritiero.

    • Gianpaolo Alberti 18 gennaio 2012 at 12:34 #

      Grazie sono perfettamente in accordo con te vedrai che i prossimi video chiariranno e dimostreranno come si possano condurre esercitaizoni tacniche con la’usilio di questo attrezzo.ciao

  8. antonio 18 gennaio 2012 at 14:21 #

    dario tutto il lavoro di stabilizzazione dinamica secondo il modello di prestazione,quindi il lavoro monopodalico con elementi di fastidio tipo elastici o altro…qualcosa di piu’ specifico lo faccio con l’azione di muro con ricaduta su un piede,magari aumentando l’instabilita’ usando un elastico,o con ricadute laterali.Il lavoro e’ interessante perche’ apre una discussione sul tema,noi stiamo qui : il lavoro di ricerca dell’equilibrio deve essere fatto su situazion dinamiche che hanno a che fare con il modello di prestazione altrimenti non abbiamo il transfert,questo perche’ abbiamo bisogno di stabilita’ funzionale a quello che deve fare il giocatore.Il lavoro mette in evidenza la superfice instabile nel modello d’infortuni prevalente della caviglia e in un certo senso puo’ giustificare anche il lavoro di salti su dischi,bosu e simili.Per quella che e’ la mia esperienza nella pallavolo non e’ il cadere sul piede dell’avversario la causa principale ma l’altezza dalla quale cade e l’angolo d’impatto,quindi una forza che non riesce a gestire.La domanda che mi pongo e’ …fare questi salti controllati quindi da altezze sicure serve? o serve di piu’ lavorare in eccentrico per diminuire la risposta degli organi tendinei del golgi e aumentare quella dei fusi ? questo e’ un altro aspetto oltre a quelli indicati nell’altro commento….poi ci sono da valutare altri aspetti.. ci sono caviglie instabili che per metterle in difficolta’ basta poco….troppi dubbi e poi non dico che bisogna lavorare per mantenere il posto ma cazzo un minimo di buon senso dovrebbe far pensare alle conseguenze di un errore del giocatore in questa situazione particolare,poi che si fa male perche’ e’ un coglione puo’ capitare a tutti ma cosi …la vedo male dopo !

    • Gianpaolo Alberti 18 gennaio 2012 at 15:34 #

      A parte che è nato contestuialmente alla pallacanestro come scritto nella parte teorica perchè riguardo la pallavolo non conosco lòa casistica di infortuni, ma comunque sia secondo me la scarpa è un lavoro piu specifico delle ricadute monopodaliche con elastico per accentuare l’instabilità e dovrebbe essere inserito successivamente in unpercorso cronologico di lavoro, poi secondo me se guardi il secondo video che pubblico ti accorgi che le ricadute non sono controllate e le altezze non sono inferiori nelle esercitazioni tecniche cestisctiche. in oltre nonn essendoci il peso dell’uomo dentro la scarpa tutte le volte che la cavioglia è in psoizone troppo perocolosa e quindi su angolazioni estreme o con alta forza d’impatto come dici te è la scarpa che si sposta lasciando spazio al piede.prova.

  9. mariopetruzzo 18 gennaio 2012 at 21:02 #

    Beh si è animata una bella discussione, che in qualche modo mi ha permesso di analizzare diversi punti di vista…
    In gran parte mi trovo concorde con quanto affermato da Antonio (e lo si era capito) anche sulle proposte inerenti le pratiche preventive alternative e, aggiungerei, nelle instabilità “conclamate”, anche esercizi che prevedano l’analitico con elastici su peronieri e tibiali. Alcune considerazioni, non critiche (nell’accezzione negativa del termine!!!):
    – Sicuramente ci sono differenze nella proposta di intervento nel volley e nel basket; molte volte la ricaduta avviene dopo uno spostamento laterale spesso su un solo arto (sopratutto quando la velocità della palla è alta) e spesso il contatto arriva lateralmente con ulteriori problematiche vista la maggior possibilità di inversione. Nel basket credo che sia più un impatto frontale ma soprattutto la fase di volo, per lo più, non è laterale.
    – Per feedfoward intendo proprio quella preattivazione che è stata riscontrata anche negli studi su drop jump con cadute da altezze diverse; mi sembra logico che anche in una ricaduta senza instabilità si verifichi parzialmente la stessa cosa, ma parzialmente in quanto maggiore è la difficoltà esecutiva maggiore è la preattivazione.
    – nel caso dell’esercizi proposti mi sembra che la fase di atterraggio avvenga utilizzando tutte le cautele del caso e un appoggio completo del piede, non avampiede.
    Indubbiamente sto ripensando al tutto, le remore rimangono anche, perchè vedendo più volte il filmato mi viene il dubbio che sia sufficientemente sicuro tanto da proporlo, anche dopo una fase di adattamento.
    Però mi ripropongo di rispolverare le mie vecchie scarpe da gioco, da un bel pò appese ad un chiodo, e toccare con mano.

    • mariopetruzzo 18 gennaio 2012 at 21:10 #

      Ehm, con piedi!!!

      • Gianpaolo Alberti 19 gennaio 2012 at 13:07 #

        Ricorda che la quantità di stracci che metti dentro la scarpa serve a dare la consistenza che vuoi, cioè chiaramente piu la scarpa è riempita maggiore è la sua rigidità e quindi piu difficile l’esercizio, mentre meno stracci metti piu è morbida e quindi meno diffcile in quanto il tuo piede ha la meglio sulla scarpa piu morbida costringendola ad adattarsi alle pressioni effettuate. Quella del video era molto rigida.
        La mia intenzione era proporre il suo utilizzo in un contesto specifico come la prevenzione da infortuni alla caviglia di origine traumatica e volendo specificare soprattutto in quelli che caratterizzano le ricadute su piedi estranei che costituiscono un superficie in rilievo rispetto al pavimento, e di diverso taglio lunghezza e consistenza. Visto che il feedback è un meccansimo comunemente riconsociuto come appartenente al controllo nelle esercitazioni propriocettive trovo utile mettere il nostro corpop in situazioni nuove per poter creare nuovi stimoli. la progressività del carico, e la differenziazione degli stimoli sono la base del miglioramento… ti enti di negare che questo attrezzo nonn risponda a tali criteri? comunque prova e fammi sapere. ciao

  10. Massimo Di Giovanni 19 gennaio 2012 at 00:22 #

    Secondo me in una proposta del genere non si possono cogliere solo i possibili rischi, solo i presunti fattori negativi. Prima di tutto (ho provato almeno 100 volte) è praticamente impossibile farsi male ma se vogliamo essere sicuri la possiamo utilizzare solo quando lavoriamo a parte con uno o due giocatori lasciando perdere quando abbiamo tutta la squadra. Come qualcuno ha già scritto sia nelle tavolette, nello step and stick e nella maggior parte (se non in tutti) dei lavori preventivi, si ha sempre la preattivazione delle aree motorie e processi anticipatori quindi questi fattori non possono essere usati come discriminante per l’esercizio in questione. C’è Antonio che dice che usare la scarpa o il disco è più o meno la stessa cosa anche se la scarpa è piu’ specifica. Appunto, Giampaolo non dice di buttare via tavolette, dischi, cuscini e tutti gli altri esercizi, questo è un altro modo di allenare la prevenzione in maniera piu’ specifica del disco, in altre parole ti sei risposto da solo. Nell’intervento successivo insisti con i dubbi (piu’ che legittimi ci mancherebbe) ma secondo me il nocciolo è che questo esercizio non vuole radere al suolo tutti i precedenti, vuole solo integrarli, è una goccia in piu’ nel mare delle nostre possibilità di allenamento. Le critiche sono giuste ma a volte danno l’impressione (citazione da KRI83) di andare a cercare il pelo nell’uovo. Io sono da anni dell’idea che noi preparatori italiani siamo ancora troppo teorici e poco pratici, la mentalità dovrebbe essere come quella di Dario Pompa e cioè diamoci da fare per migliorare la proposta, la critica non deve essere fine a se stessa ma costruttiva. Chiamo in causa il professor Colli per un proprio personale commento sulla “scarpa preventiva”

  11. antonio 19 gennaio 2012 at 08:39 #

    non sono riuscito a spiegarmi …io dico proprio che tavolette ,dischi,ecc, sono da …”buttare” nel senso che le vedo piu’ da fisioterapista in un primo intervento dopo infortunio…da qui i miei dubbi su quest’altra superfice instabile ,ma ho anche detto che il lavoro in questione apre una discussione sul modello infortuni della caviglia che in genere avviene su una superfice instabile (la scarpa) …e poi a dire il vero non mi piace l’idea di un lavoro preventivo fine a se stesso che non posso verificare ne quantitativamente ne qualitativamente,in una situazione come quella dell’infortunio che e’ un esperienza mutifattoriale, per me la prevenzione degli infortuni e’ dentro la preparazione, e poi stiamo discutendo non si tratta di trovare il pelo nell’uovo ! non si tratta di criticare il lavoro di altri ! penso che dal confronto si puo’ imparare e trarre nuovi spunti

  12. Marco Silvino Di Eduardo 24 gennaio 2012 at 12:54 #

    Mi inserisco nella bella discussione dicendo che sono un allenatore di pallavolo. Dieci anni fa, prima di iscrivermi a Scienze Motorie ho provato a fare una sperimentazione maccheronica, per 5 anni ho fatto fare ai miei atleti un tipo di lavoro simile a quello proposto; sinceramente non ho pensato alle scarpe di stracci, ma utilizzavo i palloni vecchi da pallavolo sgonfi più o meno con lo stesso principio del numero di stracci. L’obiettivo era di verificare se il numero di infortuni alla caviglia , che è il più frequente infortunio nella pallavolo, potesse diminuire. Devo dire che non abbiamo trovato significative differenze tra i gruppi che facevano questo lavoro e chi non lo faceva. Io ritengo che un lavoro di questo tipo, con scarpe, palloni, cuscinetti o qualsivoglia altra attrezzatura, non paghi molto dal punto di vista preventivo , ma sia fondamentale per 2 aspetti, quello del recupero da un infortunio alla caviglia e quello tecnico.
    Nel primo caso ci permette di rieducare il SNC a capire che certi movimenti si possono fare di nuovo senza che si senta dolore e senza che ci si faccia per forza male.
    Nel secondo caso, come lo stesso Antonio dice alla fine del documento, sicuramente migliora l’esecuzione tecnica di certe azioni svolte in condizioni di equilibrio precario o con appoggio podalico non perfetto.
    Le esercitazioni proposte non mi sembrano così pericolose da minare i nostri contratti di lavoro; se pensiamo a quando insegnamo i tuffi nella pallavolo, quello che ho visto è come provare a camminare per un bimbo, è complicato farsi male.
    Complimenti ad Antonio per la sua voglia di cercare cose nuove e di provare.

    Marco Silvino

s2Member®