Navetta calcio: analisi del V’O2, FC durante la prova

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NAVETTA CALCIO 1

Oggi vi propongo le "giustificazioni" fisiologiche alla navetta calcio che dimostrano senza ombra di dubbio come la potenza aerobica massimale non determina proprio un accidenti nella prestazione di questo test, ma quasi tutto dipende dal costo energetico e quindi dall'abilità coordinativa del soggetto nel risparmiare nelle azioni di accelerazioni e decelerazioni che il test propone, sicuramente più vicina alle necessità dello sport di squadra rispetto alla corsa continua a velocità costante.
In questo modo viene a cadere la dicotomia dell'analisi del V'O2max (che può essere fatto solo con il metabolimetro) rispetto al costo energetico, e soprattutto se trovassimo un soggetto con il V'O2max basso (e ho prove decennali anche su sport prestativi che il V'O2max ha solo un'oscillazione del 15% massimo durante l'anno e soprattutto l'anno dopo ritorna al livello precedente) con metodi leciti, con grande sicurezza vi posso affermare che il maggior miglioramento avverrà dal punto di vista coordinativo (cioè se gli faccio fare la corsa continua a 14 km/h migliorerà ed economizzerà quella, non certo il dato fisiologico né tantomeno poi quando dovrà accelerare e decelerare).
Un'altra cosa: non esiste alcun test che ci può dire se il calciatore è in forma o meno, solo sapere se la sua situazione rispetto a un mese fa, è migliorata, ma se poi in mezzo al campo va al contrario della palla o ha i piedi da zero a zero (come dicevano a me!!!), questo non avrà alcuna incidenza. Se volete dare un giudizio sullo stato di forma complessivo del giocatore compratevi un palla di vetro o tirate i dadi, è più scientifico di quello che fanno i nostri sport scientists con la puzza sotto il naso e la verità (sbagliata) in tasca.
Chiedo scusa a chi mi fa domande, ma spero che riusciate a trovare le risposte in questi audiovideo, qualcosa di più specifico lo dirò al termine dell'analisi della navetta calcio, che vi giuro mi sta impegnando notevolmente perché debbo ritirare fuori cose fatte ormai 5-6 anni fa da diversi fogli Excel, PPT, che mi consumano letteralmente, anche se noto con piacere che vi è una frizzante discussione.
Naturalmente queste cose 5 anni fa nessuno le ha cagate e si sono tutti buttati a validare gli Yo-Yo test oppure vedere se un giocatore è piu in forma se ha fatto 10' in più ad alta velocità.
Una parola sola: POVERACCI!!!

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13 Responses to Navetta calcio: analisi del V’O2, FC durante la prova

  1. Dario Pompa 7 febbraio 2012 at 13:34 #

    Sono proprio curioso di sentire ora i sostenitore della rsa e irt!!

  2. roberto 8 febbraio 2012 at 00:57 #

    io so posso solo dire…che mai avrei pensato o sperato di dovermi o potermi rimettere a studiare COMPLETAMENTE !!! e questo e’ incredibilmente stimolante. curioso e’ dir poco.
    roberto

  3. DiegoCirrone 8 febbraio 2012 at 01:28 #

    Sono solo uno studente del SUISM alle prime armi in confronto a voi tutti e chiedo scusa in anticipo se la domanda può risultare stupida…premetto che trovo questo blog interessante sotto tutti i punti di vista, in quanto si parla di questi argomenti (VO2 max, metabolismo, ecc) sotto un punto di vista totalmente differente da quello che si studia nelle aule e colgo l’occasione per fare i miei complimenti(per quanto possano valere)! Io volevo sapere riguardo a questo discorso del dispendio metabolico che varia rispetto all’aumento della coordinazione durante la corsa uniforme…anche il dispendio metabolico che deriva da accelerazioni e decelerazioni (ovvero non da una corsa uniforme) migliora con l’allenamento? ma sopratutto (visto che nel calcio le accelerazioni sono quasi sempre non lineari) non sarebbe auspicabile un test in cui non solo si corra per brevi tratti, ma sia presente anche un leggero slalom, di modo da poter vedere se il mio rendimento metabolico migliora anche in una corsa che è (forse) più “vicina” alla situazione di gara? Ripeto non pretendo di sapere come stanno le cose, anzi chiedo a voi che siete più esperti di me un chiarimento su dei dubbi… grazie mille!

    • laltrametodologia 8 febbraio 2012 at 11:57 #

      Anzitutto grazie per i complimenti e soprattutto perchè ti accorgi che i tuoi professori non ti dicono tutto , più di qualcuno perchè certe cose non le sa e preferisce rimanere attaccato alla coperta di Linus della fisiologia dello sport tradizionale alla Arcelli per intenderci , quando da oltre 20 anni si parla anche di qualche altra cosa . Consentimi data l’età avanzata rispetto alla tua di chiederti di usare termini piu chiari ( non è un rimprovero , è per evitare di essere fraintesi ) . Il dispendio metabolico ( o dispendio energetico ) è la quantità di energia utilizzata per il lavoro e viene misurata in kjoule o kcalorie , mentre il costo energetico ( a cui penso di riferisci ) è il lavoro fatto in rapporto ad una distanza e si misura in joule/m/kg . In pratica tu consumi 500 joule ma se corri fai magari 100 metri ( 5 j/m/jg) se lo fai a nuoto magari fai 25 metri ( 20 j/m/kg) se acceleri da fermo ti servono per fare 50 metri ( 10 j/m/kg).
      Sulla seconda domanda in effetti noi ci alleniamo piu per migliorare il costo energetico e quindi l’abilità di guida , e per questo facciamo un gran volume di allenamento in questa direzione : se siamo di buon livello e oltre i 16-17 anni il miglioramento fisiologico è circannuale ( del 15% come detto ) poi ritorna come era a inizio stagione . naturalmente io mi devo allenare in gran parte con situazioni tecniche simili al mio gesto ( ad esempio sono quasi 40 anni che nessun ciclista si allena facendo la corsa ) perche comunque economizzo il gesto , chiaramente oltre a questo debbo pensare anche a che ritmo lo faccio ( nel nuoto si fanno molti km che hanno l’unico scopo di abituarmi sempre di più ad una posizione e allo scorrimento nel liquido non naturale , ma faccio ANCHE molte ore di allenamento soprattutto intermittente a ritmi molto vicini alla gara , limitando la produzione di acido lattico).
      Indubbiamente puoi fare il test che vuoi anche con cambi di direzione , corsa laterale etc l’importante è che lo riesci a gestire , alcuni preparatori introducono le loro varianti . Da non confondere l’allenamento ( dove devi sempre metterle e diverse ) dal test che deve essere ripetibile , se vuoi confrontare i dati .
      Ora con la presenza dei GPS a basso costo posso essere usati per monitorare anche situazioni non del tutto lineari come la navetta , ma questo accade da poco .
      L’unica cosa che ti posso dare per certo riguarda il fatto che ad esempio i calciatori hanno un costo energetico della corsa a navetta del 10% inferiore a quello dei maratoneti e quindi anche una semplice navetta già mi fornisce elementi utili sull’abilità coordinativa dell’accelerazione e decelerazione , non certo sull’abilità del calciatore con la palla o nelle situazioni di gioco

  4. DiegoCirrone 8 febbraio 2012 at 16:36 #

    Chiedo scusa se non sono stato chiaro…intendevo proprio il costo energetico della corsa in questo caso!!! La ringrazio per la risposta molto esauriente, e vorrei motivare la mia domanda con un’altra domanda : per caso nel Tennis studi del genere sono stati fatti? Dove posso documentarmi? La mia esperienza in tal caso è infatti molto ridotta e mi chiedevo se qualcuno di voi sapesse indirizzarmi meglio! La mia domanda precedente nasce proprio dal fatto che il tennis è fatto di accelerazioni e decelerazioni in continuazione!

  5. Davide Fantini 9 febbraio 2012 at 23:43 #

    Ciao Dario. Siccome a furia di occuparmi di formazione giovanile sono rimasto un pò indietro su certi argomenti, mi faresti un sunto veloce sul discorso RSA? QUalche anno fa c’ho fatto la tesina a Coverciano e mi sembrava un argomento molto in voga e sostenuto da eminenti studiosi stranieri (Bishop su tutti) e poi ripreso in Italia soprattutto da Castagna. E’ cambiato qualcosa? Personalmente ho sempre pensato fosse un argomento molto interessante ma sul cui approccio in termini di valutazione e allenamento ho sempre avuto molti dubbi (test con risultati non confrontabili e inaffidabili, protocolli di allenamento diversissimi fra loro, etc.). Errori di fondo o mancanza di dati?

    • dariopompa 11 febbraio 2012 at 22:47 #

      Ciao Davide. Beh, di fatto è cambiato poco o nulla. Gli sports scientists continuano a pubblicare innumerevoli studi a riguardo (soprattutto sul versante allenamento e miglioramenti fisiologici) e nei “Corsi” si sottolinea l’importanza di valutare e allenare la capacità di ripetere sprint. Qualche docente tuttavia ha iniziato a porsi qualche dubbio, come la presenza di innumerevoli protocolli di test e di allenamenti ma soprattutto sulla mancanza di solide basi scientifiche! Il principio su cui si basa la Rsa non è sicuramente sbagliato bensì l’errore è presente nella modalità con cui viene analizzata e allenata! Come per l’intermittent recovery test, anche la Rsa è basata sul concetto (errato) delle Velocità. Come hai potuto leggere nel blog (e chi è stato fortunato ad assistere al seminario di Corato, Roma o Napoli) grazie agli studi del Prof. Di Prampero e coll e del Prof. Colli si è potuto valutare il costo energetico delle accelerazioni e decelerazioni nel calcio, potendo così valutare “l’altra parte della medaglia” assolutamente deprezzata se si considerano solo le velocità. Se consideriamo il test “Capanna-Sassi”, Il calciatore nn esegue MAI uno sforzo massimale di 7-8 secondi (20+20 a navetta) con recupero passivo di 24/30 secondi ripetuto per 6/10 volte.
      Dati alla mano (L’articolo del Prof Colli, Marra, Azzone, Savoia),Il calciatore fa un’azione alla massima intensita’ (non veramente massimale come la puo’ intendere un velocista sia chiaro) dopo di che prima di ripeterla, vengono effettuate corse sotto vam e a vam con un rapporto di circa 1-10-4 (mai in questa sequenza predeterminata ma ovviamente in modo casuale). Insomma sicuramente la “navetta calcio” o qualcosa di molto simile rappresenta sicuramente un concetto corretto di “rsa”. Altrimenti è chiaro che diventa facile inventarsi un test e speculare su di esso. Esempio cretino: Ogni tot secondi tiro alla max potenza e valuto il decremento! Succede questo in partita? No! e allora di cosa parliamo??

      • dariopompa 11 febbraio 2012 at 22:55 #

        Da leggere assolutamente: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22248291

        • Cristian Savoia 13 febbraio 2012 at 00:07 #

          Ringrazio Dario per aver segnalato questo studio che non conoscevo e allego al link () la traduzione in italiano dell’abstract:

          Gli obiettivi di questo studio sono duplici: (1) caratterizzare l’attività di movimenti ripetuti ad alta intensità di una squadra professionistica di calcio in partita ufficiale; (2) informare e verificare la validità di costrutto dei test comunemente usati per determinare l’abilità di ripetere sprint nel calcio indagando la relazione tra i risultati di un test di RSA e la prestazione di alta intensità ripetuta nella competizione.
          La prestazione di corsa ad alta intensità (movimento a velocità > 19.8 km/h per una durata minima di 1 secondo) è stata misurata in 20 giocatori usando la time-motion analisi computerizzata. Sono state analizzate le prestazioni di 80 partite di Ligue 1 francese. Inoltre, 12 dei 20 giocatori hanno eseguito un test di sprint ripetuti su un tapis roulant non-motorizzato consistente in 6 x 6 sec di sprint separati da intervalli di 20 s di recupero passivo. In tutti i giocatori, la maggior parte delle azioni consecutive ad alta intensità in partita sono state eseguite dopo un recupero ≥61 s, l’attività di recupero che separa questi sforzi è stata generalmente di natura attiva con la maggior parte di questa trascorsa camminando, e i giocatori hanno eseguito 1.1 ± 1.1 periodi ripetuti ad alta intensità (un minimo di tre periodi consecutivi ad alta intensità con un tempo medio di recupero ≤20 s tra gli sforzi) per partita. I giocatori che hanno riportato i più bassi decrementi di rendimento nel test RSA hanno eseguito più azioni ad alta intensità intervallate da tempi di recupero brevi (≤20 s, P < 0.01 e ≤30 s, P < 0.05) rispetto a quelli con maggiori decrementi. Rispetto ai ruoli, i centrali di centrocampo hanno eseguito più azioni di alta intensità separate da tempi di recupero brevi (≤20 s) e trascorso una maggior percentuale di tempo correndo a più alte intensità durante i periodi di recupero, mentre i terzini hanno eseguito la maggior parte dei periodi ripetuti ad alta intensità (differenze statistiche rispetto al ruolo da P < 0.05 to P < 0.001). Questi risultati hanno implicazioni sui test che ripetono alte intensità e sui regimi di condizionamento fisico.

          Al di là dei risultati che possono essere più o meno discutibili dato che viene considerata sempre e solo la velocità come riferimento per l’alta intensità (mentre la potenza metabolica è maggiormente influenzata dall’accelerazione e decelerazione in ordine di importanza), penso che comunque lo studio affronti il discorso RSA in maniera un po’ più critica. Nella discussione finale dello studio c’è chiaramente scritto che non sono state osservate relazioni tra i test RSA svolti sul treadmill e quelli nel match giocato (tradotto verbum de verbo). Evidentemente tutti questi protocolli sull’RSA con recuperi passivi o attivi di breve durata prima di ripetere uno sprint massimale poco hanno a che fare col modello di prestazione. Si evince che tutto è ruolo-specifico, dettato dalle tattiche di gioco, quindi se si vuole “standardizzare” un test, non sarebbe più intelligente capire cosa succede in quei 61 secondi e magari intervallare gli sprint (non le alte intensità-velocità!!!) con i vari tipi di corsa e camminata ripresi dalla match analysis???
          Direi che la navetta calcio proposta dal prof. Colli sia più scientifica di tutta la carta scritta finora sulla famosa abilità di ripetere gli sprint (RSA).

      • Davide 12 febbraio 2012 at 17:43 #

        Già…io ho assistito a dei seminari del prof. castagna sulla RSA e sui test era lui stesso a sottolineare che ogni volta che li rifaceva otteneva dati sempre diversi…e non di poco! Io utilizzavo il Coverciano modificato (11x20mt con Tr=20″), ma l’unico dato che se ne può trarre, a mio avviso, è un’idea più o meno attendibile della capacità del giocatore di ripetere sforzi ripetuti con recuperi incompleti. Naturalmente io ho sempre pensato che lo sviluppo di questa capacità potesse servire, in poche ma a volte decisive situazioni, ad un attaccante (alla Henry, per intenderci…), non certo per un c/c o un difensore! Nello sport, secondo me, bisogna stare attenti a prendere per oro colato quello che succede in partita: se l’attaccante non sprinta per attaccare gli spazi di continuo è perchè non serve (non è richiesto dal gioco) o perchè non ce la fa? Il nostro compito di pf è anche quello di capire non solo cosa serve oggi, ma se lo sviluppo di capacità fino ad oggi trascurate potrebbe portare ad un’evoluzione del gioco! Altrimenti, a guardare il Brasile del 1970, si potrebbe dire che serve solo la tecnica, tanto in campo si va ai due all’ora! E nel tennis: gli scambi durano sempre meno, ma come mai? Perchè il gioco in sè ha queste caratteristiche o anche perchè c’è un limite nella preparazione dei giocatori? E questo limite si può alzare? Se andassero più forte e più a lungo, lo scambio potrebbe durare di più o no? Non è facile, ma è questo il bello…
        Grazie per la risposta. Ciao..

  6. Davide Fantini 10 febbraio 2012 at 00:47 #

    Ciao Diego. Non sforzarti di cercare studi sul tennis sui siti italiani: non troveresti praticamente nulla…Personalmente posseggo tutte le pubblicazioni (pseudo)scientifiche pubblicate in italiano sul tennis: si contano sulle dita delle mani e le più “aggiornate” hanno qualche decennio! Chissà come mai il tennis italiano “fatica” a sfornare campioni…mah!?! Comunque anche la letteratura internazionale non è paragonabile a quella delle altre discipline più comuni.
    Dunque: il tennis è fatto di accelerazioni e decelerazioni continue, ma l’aspetto che lo differenzia praticamente da tutte le altre discipline è che oltre il 70% degli spostamenti sono… laterali! Immagina quanto sono utili le esercitazioni di corsa in pista (le ripetute sui 1000 sono il mezzo più moderno utilizzato…) o a spiaggia per decine di minuti!!! Il discorso è lungo e complesso, cerco di farla breve e rendertelo comprensibile: il nostro corpo non è biomeccanicamente strutturato per “correre” lateralmente, per cui il discorso introdotto da questo post (che non ho ancora avuto il tempo di leggere…) sulla preponderanza degli aspetti tecnico-coordinativi rispetto a quelli “puramente energetici” (il prof. Colli spero mi perdonerà per l’utilizzo di una terminologia poco corretta, ma mi auguro chiara…) è probabilmente ancora più valido nel tennis che in altre discipline più biomeccanicamente “ortodosse”. Le co-contrazioni flessori/estensori, in questi tipi di movimenti, sono la regola: questo significa che la “innaturalità” di questi gesti comporta l’intervento continuo di meccanismi di “protezione” che preservano le strutture ma probabilmente, a rigor di logica, incrementano abnormemente il costo energetico. Sempre a rigor di logica (nel tennis dobbiamo usare quella…) se il costo energetico è così elevato probabilmente è molto migliorabile… con l’allenamento TECNICO: un allenamento puramente “condizionale” non farebbe che innalzare la soglia della fatica, ma di una fatica per buona parte “inutile” (o meglio evitabile) perchè derivante da una scarsa padronanza del movimento (Nadal?!?). Se invece, oltre al doveroso allenamento condizionale, abbino un serio e costante allenamento tecnico-specifico sugli spostamenti, diminuisce il costo energetico (la fatica che si fa: Federer?!?) e dunque non c’è bisogno di gonfiare un atleta come un canotto…
    Non lavoriamo solo sull’aumentare la capacità di sopportare la fatica: insegnamo a fare meno fatica.
    Il sito di riferimento per il preparatore fisico di tennis è http://www.tennisicoach.com: a pagamento e in inglese (e in spagnolo, guarda caso…). Altrimenti, se sei proprio disperato, c’è il mio blog http://preparazionetennis.wordpress.com: gratuito e senza pubblicità come questo…e perciò aggiornato quando ho tempo. Ovviamente questo blog per il preparatore di qualsiasi sport è il non plus ultra: spero però che il prof. Colli non cerchi di diffondere la cultura anche nel mondo del tennis italiano…perderebbe il suo tempo (e non lo capirebbe nessuno!). Spero di esserti stato utile

  7. DiegoCirrone 11 febbraio 2012 at 11:14 #

    Grazie anche a te Davide per la risposta celere ed esauriente! Il discorso degli spostamenti laterali è un tema di discussione veramente ampio ma come dici te c’è poco da cercare nella letteratura italiana! Al tuo blog avevo già dato un’occhiata e l’avevo già trovato molto interessante (mi devo ancora leggere l’articolo sugli infortuni alla spalla!) mentre il sito che mi proponi evidentemente non lo conosco e ti ringrazio per avermi informato! Sarei veramente contento di potermi confrontare sulla preparazione di uno sport che mi interessa da più “vicino”, sebbene queste lezioni siano uno spunto in più per capire meglio tutti processi metabolici che avvengono durante l’attività fisica!!!

  8. dariopompa 13 febbraio 2012 at 09:24 #

    Davide, che si faccia il “Coverciano modificato”, il Capanna Sassi o qualsiasi altra valutazione che preveda azioni massimali (in linea/navetta/ CdD,ecc) alternate a dei recuperi passivi, concettualmente si sta effettuando sempre degli rsa in cui senza alcun dubbio si sta allenando (o testando a seconda dello scopo) la capacità del giocatore di “ripetere sforzi ripetuti con recuperi incompleti”. Il punto è che queste modalità non sono previste nel modello calcio! Un’attaccante alla Henry di certo tra un’azione ad alta intensità e l’altra alternerà sempre corse a diverse velocità (poi ricordiamoci che ci stà il fuori gioco, non potrà quindi rimanere fermo davanti l’area avversaria). Invece, se pensiamo al Pivot nel calcio a 5, il suo modello si potrebbe molto più avvicinare a un “modello rsa” (mai recuperi completamente da fermi). Tuttavia, anche qui dipende dal soggetto e dalla tattica di squadra, perchè ci sono allenatori più “moderni” che non cercano la staticità di questo ruolo ma vogliono un suo contributo anche in fase difensiva. Invece in categorie più basse, è più statico e si ricerca la sua “imbucata”. Perciò è evidente come le richieste possono essere molteplici. Già nel tennis , correggimi se sbaglio, è un concetto più verosimile!

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