Una critica francese all’RSA: qualcosa si muove nel muro di omertà??

Penso che sia interessantissima questa risposta data da Cristian nel blog che voglio che tutti la conoscano: partendo da uno studio comunque sbagliato dei francesi dove ancora una volta la misurazione della prestazione in partita viene fatta tramite le velocità oltre 19,8 km/h, comunque alla fine ammettono che l'RSA non vale niente per misurare lo sforzo in partita: mi faccio solo una domanda, ma solo noi leggiamo la letteratura internazionale? Perché di Prampero inglesi, francesi etc non lo conoscono?? Vabbè, anche gli italiani non lo hanno letto bene visto le fesserie di studi che hanno fatto in questi anni.

(by Cristian Savoia) Ringrazio Dario per aver segnalato questo studio che non conoscevo e allego al link (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22248291) la traduzione in italiano dell’abstract:

Gli obiettivi di questo studio sono duplici: (1) caratterizzare l’attività di movimenti ripetuti ad alta intensità di una squadra professionistica di calcio in partita ufficiale; (2) informare e verificare la validità di costrutto dei test comunemente usati per determinare l’abilità di ripetere sprint nel calcio indagando la relazione tra i risultati di un test di RSA e la prestazione di alta intensità ripetuta nella competizione.
La prestazione di corsa ad alta intensità (movimento a velocità > 19.8 km/h per una durata minima di 1 secondo) è stata misurata in 20 giocatori usando la time-motion analisi computerizzata. Sono state analizzate le prestazioni di 80 partite di Ligue 1 francese. Inoltre, 12 dei 20 giocatori hanno eseguito un test di sprint ripetuti su un tapis roulant non-motorizzato consistente in 6 x 6 sec di sprint separati da intervalli di 20 s di recupero passivo. In tutti i giocatori, la maggior parte delle azioni consecutive ad alta intensità in partita sono state eseguite dopo un recupero ≥61 s, l’attività di recupero che separa questi sforzi è stata generalmente di natura attiva con la maggior parte di questa trascorsa camminando, e i giocatori hanno eseguito 1.1 ± 1.1 periodi ripetuti ad alta intensità (un minimo di tre periodi consecutivi ad alta intensità con un tempo medio di recupero ≤20 s tra gli sforzi) per partita. I giocatori che hanno riportato i più bassi decrementi di rendimento nel test RSA hanno eseguito più azioni ad alta intensità intervallate da tempi di recupero brevi (≤20 s, P < 0.01 e ≤30 s, P < 0.05) rispetto a quelli con maggiori decrementi. Rispetto ai ruoli, i centrali di centrocampo hanno eseguito più azioni di alta intensità separate da tempi di recupero brevi (≤20 s) e trascorso una maggior percentuale di tempo correndo a più alte intensità durante i periodi di recupero, mentre i terzini hanno eseguito la maggior parte dei periodi ripetuti ad alta intensità (differenze statistiche rispetto al ruolo da P < 0.05 to P < 0.001). Questi risultati hanno implicazioni sui test che ripetono alte intensità e sui regimi di condizionamento fisico.

Al di là dei risultati che possono essere più o meno discutibili dato che viene considerata sempre e solo la velocità come riferimento per l’alta intensità (mentre la potenza metabolica è maggiormente influenzata dall’accelerazione e decelerazione in ordine di importanza), penso che comunque lo studio affronti il discorso RSA in maniera un po’ più critica. Nella discussione finale dello studio c’è chiaramente scritto che non sono state osservate relazioni tra i test RSA svolti sul treadmill e quelli nel match giocato (tradotto verbum de verbo). Evidentemente tutti questi protocolli sull’RSA con recuperi passivi o attivi di breve durata prima di ripetere uno sprint massimale poco hanno a che fare col modello di prestazione. Si evince che tutto è ruolo-specifico, dettato dalle tattiche di gioco, quindi se si vuole “standardizzare” un test, non sarebbe più intelligente capire cosa succede in quei 61 secondi e magari intervallare gli sprint (non le alte intensità-velocità!!!) con i vari tipi di corsa e camminata ripresi dalla match analysis???
Direi che la Navetta Calcio del prof. Colli sia una proposta più scientifica di tutta la carta scritta finora sulla famosa abilità di ripetere gli sprint (RSA)... nonché un test-allenamento submassimale che manda in soffitta tutti i vari Yo-Yo ad esaurimento. La possibilità di migliorarla adattando qualche CdD, rende l'idea come scrivevo l'altro giorno: geniale.

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11 Responses to Una critica francese all’RSA: qualcosa si muove nel muro di omertà??

  1. dariopompa 13 febbraio 2012 at 09:33 #

    Dupont sarà uno dei relatori al convegno Aipac Nazionale! Mi domando se Sapevano di questo suo studio prima di invitarlo???

  2. Matteo Rasi 13 febbraio 2012 at 12:20 #

    scusate se è banale ma provo a riformulare x vedere se ho capito bene le criticità dei lavori di RSA: innanzitutto lo sforzo in gara (l’intensità) è dato dalle continue accellerazioni, decelerazioni e cambi di direzione e non dalle velocità di corsa raggiunte. I recuperi sono passivi ed i tempi di lavoro-recupero non rispecchiano quello che avviene in gara.
    Inoltre sono lavori standardizzati per tutti mentre ci sono in partita differenze dovute al ruolo. Quindi in sostanza per queste ragioni i lavori di RSA non sono attinenti al modello prestativo. Giusto?

    • laltrametodologia 13 febbraio 2012 at 13:15 #

      direi che hai compreso molto bene e soprattutto che tu , su quello che viene detto ,sia d’accordo

      • Matteo Rasi 13 febbraio 2012 at 20:42 #

        Senza dubbio prof, anzi grazie di tutto!!

  3. Daniele Nervi 13 febbraio 2012 at 12:21 #

    Ai Convegni Aipac non è tanto importante quello che viene detto ma il nome dei relatori.Questi devono attirare più persone possibili per il tesseramento.Io ci sono andato dal 1992 al 2006,per poi non andarci più.Non ne valeva la pena,non mi davano niente questi convegni.Non so se altri la pensano come me…..

    • Davide 14 febbraio 2012 at 00:40 #

      Io la penso talmente come te ke ci sono andato solo una volta…e solo perchè ero già lì! Dopo le lezioni di Marella cosa ci tornavo a fare…sapevo giù tutto quello ke c’era da sapere…

      • laltrametodologia 14 febbraio 2012 at 11:05 #

        scusa ma dopo le lezioni di Marella c’è anche qualche altra cosa ……….

  4. roberto masiello 13 febbraio 2012 at 15:21 #

    Stendo un velo pietoso….. che dire, ho appreso piu in queste full immersion nel blog che in anni di universita’ e pseudo convengi con grafici incomprensibili in cui si ostentava il fatto che “IO HO ALLENATO IL VALENCIA etc etc…”. Ho smesso di sperare e di partecipare ad ipocrite riunioni di gente che si auto-esalta…di offire il mio contributo annuale (non so da quanti anni) come socio ordinario , ovvero da laureato senza aver svolto ancora il super.corso (!) per poi essere dipinto dal palazzo come usurpatore per aver svolto senza titoli un paio di stagioni tra i professionisti. cio’ che invece mi preme dire e’ che avro’ anche avuto l’onore di vincere un campionato ma la consapevolezza maggiore e’ quella di aver praticamente sbagliato tutto in termini di metodologia di allenamento….ma un semplice prepratore fisico altro non puo fare se non attenersi alla scienza del PALAZZO. per questo dico grazie al prof e a tutti voi…se non altro per avermi permesso di ritrovare stimoli adeguati.

  5. daniele nervi 13 febbraio 2012 at 23:23 #

    Quel:…..”.io ho allenato il Valencia” mi ricorda qualcuno che ama molto mettersi in mostra.Anche se essendo alto 1,11 deve andare sulla sedia per farsi vedere………………..

  6. Davide 14 febbraio 2012 at 00:42 #

    Cattivo Daniele!!! Non si prendono in giro i nani….pardon, i colleghi!!!

  7. Gas Rechner 15 febbraio 2012 at 22:07 #

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