Confronto tra esercitazioni bipodaliche e monopodaliche (Azzone,Colli)

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(Roberto Colli & Vito Azzone) Iniziamo oggi ad affrontare un argomento momentaneamente trascurato nel blog, e che riguarda le esercitazioni di forza. Sicuramente il fatto di averle un po' trascurate è stato dovuto all'ampia attività che è stata svolta (e continueremo a svolgere ancora statene certo) nel campo dell'allenamento metabolico, soprattutto per contrastare una cultura dittatoriale, sbagliata e priva totalmente di fantasia che si appoggia su presupposti sbagliati o comunque appartenenti al passato.
Iniziamo qui con un lavoro a mio avviso molto interessante di Vito Azzone, preparatore fisico del calcio, che riguarda un confronto molto originale tra i lavori bipodalici e monopodalici. Va ricordato che negli sport dove le gambe hanno un ruolo fondamentale nella propulsione, quasi tutte le azioni sono fatte in alternanza di spinta o in dominanza di una gamba rispetto all'altra: questa osservazione fu fatta in Italia non ricordo più quanti anni fa (tanti!!) dal Prof Vittori e, nonostante fosse l'uovo di Colombo, nessuno lo aveva mai fatto notare. Sappiamo tutti che l'esercizio principe in sala pesi è sicuramente lo squat con i suoi vari angoli al ginocchio, ma meno sappiamo di quello che succede nei lavori monopodalici e soprattutto come confrontarli con il lavoro che la stessa gamba svolge nel bipodalico. Sono certo che il lavoro di Vito, mio collaboratore da oramai 7-8 anni e da tempo in grado di fare da solo, soddisferà alcune vostre curiosità ma soprattutto si rivelerà molto utile per impostare meglio il vostro lavoro giornaliero su questo specifico aspetto.

14 Responses to Confronto tra esercitazioni bipodaliche e monopodaliche (Azzone,Colli)

  1. pellegrino m. 20 febbraio 2012 at 11:50 #

    molto interessante il vostro sito… complimenti!

  2. armandofucci 20 febbraio 2012 at 14:33 #

    ottimo lavoro Vito. l’anno passato insieme ad alcuni colleghi abbiamo fatto un bel lavoro con emg di superficie confrontando eserci mono e bipodalici. mi auguro di poterli presentare come articolo al blog.
    complimenti ancora.

  3. Marco Silvino Di Eduardo 20 febbraio 2012 at 14:36 #

    Complimenti per il lavoro e per la chiarissima esposizione

  4. giuseppe lopetuso 20 febbraio 2012 at 16:35 #

    Ciao Vito, come mai nella scelta delle variabili dell’esercizio di contropioegata non hai ritenuto il caso di prendere in considerazione anche la variante della gamba posteriore appoggiata su un rialzo?
    Cmq complimenti!

  5. vito azzone 20 febbraio 2012 at 19:06 #

    Ciao Giuseppe, grazie per i complimenti. Per quanto riguarda l’analisi con la gamba posteriore su un rialzo abbiamo fatto anche quella: il carico sulla gamba anteriore aumenta ulteriormente arrivando al 75% circa del carico totale (maggiore è l’altezza maggiore sarà la percentuale di carico). Il problema, però, è che la gamba posteriore rimane bloccata e non partecipa al movimento mentre la gamba anteriore lavora “quasi” come nella leg extension pertanto è una posizione che abbiamo escluso preferendo quelle descritte nel lavoro.

    • giuseppe lopetuso 20 febbraio 2012 at 21:18 #

      Grazie!

  6. gennaro manzari 21 febbraio 2012 at 18:03 #

    Bravo Vito ottimo lavoro, sia a livello preventivo, alla luce dei numerosi studi che riportano come il fenomeno della lombalgia risulti sempre più presente nei calciatori, che a livello prestativo, in virtù del fatto che così riusciamo ad ottenere gli stessi risultati, in termini di forza massima, sottoponendo la colonna a minor stress e, soprattutto, raggiungendo una miglior coordinazione in monopodalico (lo ritengo un esercizio più specifico per uno sport di squadra).

  7. emilio 22 febbraio 2012 at 09:53 #

    ciao Vito
    volevo chiederti in caso di restrizioni di mobilità della caviglia oltre ovviamente a lavorare per il recupero dell’articolarità se proponevi lo stesso lo squat monopodalico lavorando con angoli meno profondi o non utilizzi lo squat o utilizzi un rialzo sotto il tallone per facilitare l’escursione
    grazie
    emilio

    • vito azzone 22 febbraio 2012 at 11:22 #

      Ciao Emilio, in caso di restrizioni della mobilità della caviglia eviterei sia lo squat monopodalico che il rialzo sotto il tallone. Se lavoro con angoli meno profondi per ottenere la giusta durata dovrò aumentare a dismisura il carico e non mi sembra la soluzione ideale, piuttosto è preferibile cambiare esercizio. In questo caso la contropiegata risulta l’esercizio ideale in quanto, attraverso lo sblocco dell’articolazione coxo-femorale, consente di annullare i blocchi della tibio tarsica. In aggiunta alla contropiegata, come hai detto benissimo, lavorerei per il recupero dell’articolarità per poter poi riprendere ad effettuare anche lo squat.

  8. emilio 22 febbraio 2012 at 12:10 #

    quindi quando fai fare lo squat con questo tipo di obiettivo lo fai fare praticamente da coscia parallela quindi 90°-0°
    per durata intendi la durata della fase concentrica giusto?
    grazie

    • vito azzone 22 febbraio 2012 at 18:25 #

      Esatto: coscia parallela e come durata quella delle fase concentrica.

      • emilio 27 febbraio 2012 at 20:55 #

        ok perfetto
        volevo chiederti un’ultima cosa:
        hai dei dati riferiti invece all’ affondo in avanti?

  9. Paolo 22 febbraio 2012 at 14:52 #

    bella esposizione complimenti..

  10. vito azzone 28 febbraio 2012 at 00:34 #

    No Emilio mi dispiace, nessun dato per quanto riguarda l’affondo in avanti.

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