Pesistica adattata: le girate (1a parte)

(by Roberto Colli, Luigi Lucarini, Marcello Cipriani, Vito Azzone) Sicuramente, una delle caratteristiche principali di chi fa il nostro lavoro deve essere quello di avere un buon livello di creatività che si sposi all'osservazione e alla conoscenza della specificità dello sport in cui si opera. Se poi questo è accompagnato anche da qualche dato che avvalora ciò che viene pensato e proposto, forse aiuta anche qualche collega nelle scelte operative di tutti i giorni.
Da circa 20 anni le alzate olimpiche sono presenti nell’attività degli sport di squadra, uno dei promotori di questa attività in Italia è stato senz’altro Velasco che le spinse moltissimo nella pallavolo da quando arrivò nelle nazionali italiane, e debbo dire con maggiore veemenza e visibilità dopo Atlanta 96 quando passò alla femminile. Lì cercò tramite Ennio Barigelli (da poco scomparso) di impostare un lavoro soprattutto sulle girate con arrivo in piedi, secondo il mio punto di vista sbagliando molto perché con la girata in piedi si cercava di enfatizzare la fase di spinta del bilanciere verso l’alto ma non ad esempio la fase di arrivo, che invece a mio modo di vedere e come è scritto nel nostro articolo, è forse più importante o comunque alla stessa stregua della fase di spinta. Ma quella insistenza mi spinse a cercare di studiare meglio il fenomeno perché in termini generali ero convinto che possedesse dentro di sé molte possibilità di esercizi da adattare agli sport di squadra, ma non ero affatto convinto dell’applicazione che reputavo riduttiva e monodirezionale.
Mi lanciai verso lo studio elettromiografico di queste azioni e cominciai a differenziarle in rapporto ad angoli di partenza e di arrivo, e studiai anche insieme al Prof Bosco i nostri migliori sollevatori di peso.
Quello che mi apparve in quel momento fu un campo sterminato di possibili applicazioni che dovevano essere razionalizzate, rispetto all’esiguità dei metodi di allenamento fino a quel momento sperimentati.
Vi posso dire che ancora oggi nonostante siano passati circa 15 anni da quegli approcci, ancora noto come per singolo sport possono essere adattate esercitazioni partendo dal principio base del sollevamento pesi, ma stravolgendolo totalmente.
I nostri due articoli già pubblicati su questo blog su questo argomento, a mio avviso, non rendono merito a quello che può essere utilizzato se visto commentato con filmati e spiegazioni che motivino il singolo esercizio.
Sia chiaro che non vogliamo avere nessuna egemonia sul fenomeno, ma solo consentire a tutti di vedere un'esperienza svolta con diversi numeri che la sostengono, e poi che ciascuno trovi i suoi esercizi e la sua strada più idonea in rapporto al proprio sport ed alla propria esperienza e vissuto.
Sono altresì convintissimo per aver avuto centinaia di prove su centinaia di atleti anche giovani, che la modalità didattica della pesistica adattata è di gran lunga più semplice della pesistica classica, e non obbliga a tempi lunghi di insegnamento del gesto. Direi che la parte più interessante ed importante su cui soffermarsi è la posizione di partenza e l’osservazione del movimento compiuto dall’atleta, che ci può consentire, senza test statici, di comprendere meglio il funzionamento del suo corpo ed i suoi eventuali blocchi articolari o posture scorrette. Diciamo che possiamo riassumere così: "Saltare piuttosto che andare sotto il bilanciere", già questo ci consente un rapido approccio con l’atleta e state pur certi non avete bisogno di nessun tecnico di sollevamento pesi per insegnarlo, anzi non fategli neanche vedere quello che fate che potrebbero sentirsi male…

2 Responses to Pesistica adattata: le girate (1a parte)

  1. antonio 2 marzo 2012 at 14:51 #

    Prof. volevo chiederle non avendo dati a riguardo un parere e se ci sono dati su altre due varianti esecutive che utilizzo: la prima con partenza dalla posizione eretta per lavorare sulla fase d’inversione eccentrico /concentrico con decelerazione graduale ,fase di silenziamento e fase esplosiva; la seconda modalita’ con leggero presalto per stimolare l’elasticita’ miofasciale,grazie

    • laltrametodologia 2 marzo 2012 at 18:59 #

      probabilmente non le abbiamo mai valutate , però per capire bene sarebbe utile un filmatino perchè purtroppo non sono sicuro di comprendere del tutto la descrizione. Comunque io credo che ognuno sia assolutamente in grado di indicare esercizi nuovi e piu adatti al proprio sport , anche se un cotnrollino di cosa succede effettivamente potrebbe essere utile per capire se quello che si sta facendo corrisponde effettivmente all’idea che ho io dell ‘esercizio .

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