La forza nel calcio: sperimentazioni di Azzone

Continuiamo oggi con la descrizione di alcuni lavori sperimentali di quelli veri, fatti sul campo da Vito Azzone, segno che si può fare sperimentazione semplicemente raccogliendo dei dati sui ragazzi che alleniamo, per quindi verificare se le nostre ipotesi sono valide. Tra le tante interessanti osservazioni frutto di almeno 3 anni di lavoro, si apre un concetto del miglioramento coordinativo misurabile, quantomeno per differnza.
Negli anni abbiamo spesso ragionato solo ed esclusivamente su miglioramenti muscolari per l'altezza di salto, lo sprint o la navetta; ora questi studi, unitamente ad altri presenti in letteratura, fanno capire che la corretta e migliorata esecuzione motoria, dovuta alla ripetizione e ad un allenamento non stereotipato, è forse maggiore rispetto a quello della forza (in questo caso parliamo di espressioni di forza esplosiva).
Altra nota interessante e che l'utilizzo delle superfici instabili va limitata ad un ambito prevalentemente riabilitativo ed invece va ricercata la stabilizzazione, tramite induzione di instabilità su tutte le altri parti del corpo - esclusi appunto i piedi.
Il lavoro è diviso in due parti, questa è la prima e so che Vito sta preparando anche la sintesi del lavoro dello scorso anno dove mette a confronto un lavoro a prevalenza orizzontale con un allenamento a prevalenza verticale, vera chicca per l'allenamento della forza esplosiva del calcio, non più generica ma specifica.

22 Responses to La forza nel calcio: sperimentazioni di Azzone

  1. armandofucci 25 marzo 2012 at 10:05 #

    come sempre vito ci da’ ottimi lavori e spiegati molto bene. Quindi un ulteriore conferma di quanti errori tutti noi abbiamo fatto nei confronti della forza, dato che l’ aspetto coordinativo ha una importanza determinante. Naturalmente e’ bene ricordare che solo grazie agli errori che abbiamo fatto ora e’ possibile fare meglio. D’altronde lo stesso vito l’ha detto nel file avideo.

  2. Aldo 25 marzo 2012 at 11:23 #

    Complimenti Vito. Ottimo lavoro.
    Ulteriore dimostrazione come, nonostante oggi questi aspetti sono [o meglio dovrebbero essere … ] ben noti, molteplici squadre professionistiche, gestite dai politici di coverciano, sottopongono allenamenti di forza su macchine isotoniche magari a catena cinetica aperta (le varie leg). Gli interessa far crescere il muscolo piuttosto che coordinarlo per una resa migliore ed una maggiore prevenzione degli infortuni.
    A questo punto sarebbe interessante valutare l’altezza di salto, confrontando un allenamento di forza funzionale con un allenamento di forza fatto sulla leg press.
    Sono sicuro che, analizzando attentamente quello che hai giustificato in questo audiovideo, dovrebbe essere più efficace l’azione balistica piuttosto che l’estensione delle gambe fatta sulla leg press (nella quale secondo il mio parere, si perde la maggior del tempo a frenare il corpo piuttosto che accelerarlo, quando si arriva in iperestensione)
    Ri – sottolineo i miei complimenti.

    • luigi lucarini 25 marzo 2012 at 14:52 #

      abbiamo anche dati sulla leg,se riesci ad aspettare un pochino verrano messi anche quelli….

  3. Scordo L 26 marzo 2012 at 11:02 #

    Bellissimo ed utilissimo lavoro.

    La forza funzionale non è da limitarsi all’utilizzo di skimmy o bosu, tanto altro è “funzionale”. Come detto nel commento sotto il video bisogna favorire l’instabilità su superfici stabili (terreno!). A mio modesto l’allenamento in sospensione (tipo trx) è ottimo.

    Un paio di mesi fa sono stato ad un clinic ELAV (cari come il tartufo purtroppo ma, a mio avviso, davvero competenti, almeno x quello che ho sentito) dove sottolineavano il fatto che la Forza Funzionale non è condizionale e che ha obiettivi neurogeni. Secondo me un messaggio chiaro e giusto.
    Nella programmazione, a livello giovanile come questo caso, secondo me partendo con grandi volumi di Funzionale e bassi di “Condizionale” si hanno i migliori risultati (per esempio con un rapporto 4:1 per poi arrivare a stagione inoltrata all’esatto opposto, 1:4).

    Bravo ancora Azzone, bel lavoro, uno studio invidiabile.

    • laltrametodologia 27 marzo 2012 at 11:42 #

      ciao Luca intervento sicuramente attinente il tuo . Per la Elav sicuramente sul funzionale sono d’accordo con te che hanno un ottima competenza, Guerra è sicuramente uno delle persone piu preparate su questo argomento , farei molta piu attenzione invece a spendere soldi su altri argomenti dove , anche se molto pompati , poi magari non c’è gran che dietro . Ti chiederei, se ti fa piacere farlo e visto che hai finalmente appeso gli scarpini al chiodo come documentato su facebook , un intervento audiovideo o come vuoi su questo aspetto della periodizzazione o meglio del rapporto tra neurogeno e muscolare perchè meriterebbe un approfondimento , circostanziando bene la categoria giovanile che intendi oppure differenziando quelli appena adolescenti con quelli gia pronti o quasi per un lavoro muscolare vero e proprio , anche per aprire una discussione su questo punto che credo sia estremamente interessante . A meno che non lo abbia gia fatto Merni con la sua prorompente fantasia …… ciao

      • Scordo L 3 aprile 2012 at 10:36 #

        Salve Prof, mi scusi ma avevo perso la sua risposta.
        Si, molto volentieri, lo farò. E’ un argomento che mi piacerebbe molto indagare…

        Cmq gli scarpini non erano miei, ma sarebbe ora di farlo! ;-)

        A presto

  4. furli 27 marzo 2012 at 03:16 #

    Il modello alla base, nella slide “rendimento” appare piuttosto dubbio nel trovare questa differenza tra le accelerazioni..
    Perchè utilizzare la parola rendimento, che ha un suo significato ben preciso? Neanche fosse stata associata ad un aggettivo come, che so, “coordinativo”.

    Siamo sicuri che la differenza tra le accelerazioni non sia da addebitarsi ad un errore di calcolo?

    • furli 27 marzo 2012 at 03:46 #

      per esempio con che tempo t è stata calcolata l’accelerazione con il calcolo cinematico alla fine?

    • laltrametodologia 27 marzo 2012 at 09:00 #

      Prima di addentrarmi in una discussione tecnica con te vorrei sapere dove lavori , su che cosa lavori in quanto voglio capire se ti occupi di queste cose direttamtne con strumentazioni oppure è solo una conoscenza teorica . Inotlre vorrei sapere ,s e non ti dispiace , se sei scineze motorie oppure sei laureato in qualche altra cosa . Mi occupo di pedane di forza da 32 anni , utilizzandole dapprima quelle fisse e poi quelle mobili e sdoppiate e costruendoci sopra dei programmi di utilizzo sempre da circa 30 anni . Quindi che arrivi qualcuno a dirmi ( visto che Azzone ha dichiarato che li ha appresi da me questi calcoli) che non ci sia un errore di calcolo mi sembra un poco presutntuoso , visto che non si tratta di un calcolo ( ci ptorebbe essere ) ma di una procedura . Se continui a pnsare al corpo come a un punto li c’è l’errore , non dic alcolo ma concettuale . Inoltre il rendimento è il rapporto tra quello che investo ( lavoro organico ) e quello che produco ( lavoro meccanico ) , quindi dipende da cosa puoi calcolare : in questo caso il tuo dubbio è fugato se ottieni lo stesso rendimento (indice asessuato ) tra netto impulso e impulso di forza cioè Ft=mV . Se in una macchina aumenta il rendimento significa una cosa ben precisa , come nel nostro caso , come nel caso del costo energetico ( in molti altri sport e negli ergometri ,non nella corsa, si calcola il rendimento ad esempio il 12-14% nel kayak ,il 22-25% nel ciclismo e queste differenze sono dovute alla capacità dell’atleta in questione . Se consideri le traiettorie , ad esempio nelle spinte in panca e nello squat per fare un esempio , queste non sono mai lineari per effetto del rapporto tra le articolazioni e quindi una traiettoria piu lineare risulta piu efficiente di una altra piu a S . Credo negli utlimi 4 anni di aver fatto oltre 2000 prove di salto di vario genere sulla pedana di forza ,aver interpellato e parlato con fisici ed ingegneri, che comunque hanno difficolta a comprendere bene il movimento umano , ma se li fai ragionare ci arrivano anche loro , e l’unica cosa che si può dire riguarda giustamente il fatto che noi misuriamo solo la forza verticale impressa e non il complesso delle forze tridimensionali . Non certo per farmi dire da uno che non conosco se c’è un errore di calcolo oppure meglio ancora se la pedana era starata !!! Piuttosto dimmelo tu come calcoleresti il tempo T per il calcolo cinematico dell’accelerazione ?? quindi rinfodera un pochino di spocchia che traspare dai tuoi commenti e poi forse discutiamo , visto che ho 57 anni e penso ( credo ) di avere un po più di esperienza di te su queste cose e non metto certo nel sito ( o faccio scrivere ) cose di cui non abbia la certezza che sono corrette ( almeno alla stato attuale delle conoscenze ) .

      • Paolo79 29 marzo 2012 at 03:05 #

        Salve a tutti,
        anche a me (come immagino a Furli) non è chiara la differenza tra accelerazione “dinamica” e “cinematica”. La forza misurata dalla pedana non dovrebbe essere già la forza risultante? In tal caso, l’impulso della forza darebbe appunto la variazione di quantità di moto e, tenendo conto della forza peso, l’accelerazione risultante. Non ho mai sentito parlare di tipi diversi di accelerazione, mi sfugge qualcosa?

  5. luigi lucarini 27 marzo 2012 at 09:36 #

    prof la devo correggere……i salti me li sogno ogni notte per quanti ne abbiamo fatti!!!!2000 erano solo quelli dei raduni nazionali…..se aggiungiamo tutto il resto il numero che viene fuori mi terrorizza!!! :-)

  6. furli 29 marzo 2012 at 06:49 #

    prof, penso che di spocchia abbia avuto modo di vederne tanta (almeno da quanto ho capito io leggendo i post) e quindi è stato un pelo prevenuto circa le intenzioni del mio messaggio. i miei sono semplici dubbi, di chi vuole capire se il metodo che sta alla base del calcolo di questa apparente differenza sia corretto oppure no (infatti ho aggiunto la domanda relativamente al tempo, mica dico che non si sappiano fare due moltiplicazioni o tarare una pedana…). ad ogni modo sono convinto che gli errori, da qualunque parte essi siano, sono solo il punto di partenza per una migliore comprensione.

    conosco il significato di rendimento ma sono dubbioso circa l’utilizzo della singola parola in questo contesto. Con la pedana non ho una misura dell’energia spesa per il movimento, ho la risultante delle forze applicate alla piastra. Questo mi fa pensare che “rendimento” non sia la parola più indicata.

    Per i calcoli relativi al metodo proposto, facciamo due conti:
    Fpiattaforma=1500 N m soggetto = 90kg t spinta = 0.5 s
    a= 1500/90 – 9.81 = 6.85 m/s^2
    v= a*t spinta= 6.85*0.5 = 3.42 m/s

    sapendo che v=g*t volo/2 –> t volo = 2v/g = 0.7s
    l’altezza del salto h = 1,226*0.7^2 = 0.6m

    Vv = (0.6/0.051)^1/2 = 3.43 m/s
    a = Vv/tspinta = 3.43 /0.5 = 6.86

    ottengo quindi la stessa accelerazione in ambedue le vie.
    ovviamente ragionando per valori medi, come è stato fatto nell’audio-video.

    Per rispondere alla domanda iniziale, sono ancora un fanciullino di 24 anni: ho studiato 5 anni scienze motorie e specialistica (3+2), ora sono in Australia. Sto lavorando con motion capture e GPS al momento ma anche in un contesto più “da campo”, tipo strength and conditioning coach.

    • laltrametodologia 29 marzo 2012 at 12:21 #

      Ok cosi mi piace di più , i dubbi sono il pane della mia vita quindi li rispetto ed anzi provo a dare una serena spiegazione del fenomeno ( parlo anche per Taboga di Udine che penso sia anche lui un scienze motorie che lavora a Udine immagino ( se possibile magari presentatevi anche con le vostre qualfiche cosi posso circostanziare meglio la risposta , se sono in grado )
      I dati presentati da Furli sono una base di partenza che va modificata un po ‘ solo sui parametri scelti e poi vanno indicate le modalità di salto
      Da molto tempo utilizzo solo il cmj bipodalico e monpodalico con uso braccia e quindi cio necessita di differenziare il tempo totale di esercizio tra il tempo negativo di caricamento ed appunto il tempo positivo di spinta .
      Vi porto qualche dato piu realistico rilevato negli ultimi tempi :il soggetto pesa 82,3 kg , la forza totale di tutto il salto è di 1847 ed il tempo totale dell azione completa è di 661 millisecondi facendo gli opportuni calcoli otteniamo ( il salto è effettuato su una pedana sdoppiata che registra il dato a 1000hz e che misura separatamente la forza impressa dai due arti )
      Fpos sx 1022 fpos dx 917 ( fpos tot 1939 N) tpositivo 233 millisecondi piegamento 35 cm quindi acc dinamica ( dalla forza ) = 1939/82,3 -9,81 = 13,75 m/s^2 quindi oltre 1 g di accelerazione per saltare !!!!
      Il tempo di volo preso dal momento dell’azzeramento del peso sulla pedana al suo nuovo riempimento nella caduta è però di 624,4 millisec pari a 3,06 M/s di Vv che ci fa ottenere 47,7 cm di salto .
      In questo caso l’accelerazione ( di natura cinematica, si intende solo con questo il modo per calcolarla non è che in fisica esistono due accelerazioni !!ma due modi per calcolarla si !! ) è pari a 3,06/0,233 pari a 13,13 m/s^2 . Quindi dalla forza ( verticale , infatti non è la risultante ma la componente verticale che misuriamo su queste pedane , qualcuno le ha tridimensionali e li non sfuggirebbe nulla ) abbiamo un valore piu elevato che perdiamo da qualche parte ( il fatto che il soggetto metta la forza in maniera asimmetrica dovrebbe farvi pensare a qualcosa di notoriamente non perfetto , come ad esempio una lieve rotazione in volo data la spinta piu forte da un lato ) .
      Altra cosa su cui dobbiamo fare attenzione e che siete un po bloccati sul concetto di rendimento : anche qui possiamo ricalcolarlo dal lavoro applicato sulla pedana , e poi confrontando il lavoro effettivo sviluppato .Ma è una complicazione in più ed allora vi faccio vedere un’altra cosa semplice .
      In questo caso l’impulso di forza ed il netto impulso sono con questi dati :
      M x V = 82,3 * 3,06 = 251,83 netto impulso = F* t = ( 1939 –(82,3*9,81))* 0,233 = 263,67 . quindi se metto al numeratore quello svolto (251,8) e lo divido per l ‘impulso misurato ( 263,67 ) ottengono una percentuale netta 95,4% che è identica a quella delle accelerazioni ( 13,13/13,75) = 95,4% virgole permettendo .
      La posizione del baricentro del nostro corpo cambia continuamente in un azione di salto e conseguentemente non segue una traiettoria perfettamente verticale , e poi il mio salto può avere sbilanciamenti anteroposteriori e laterali !!!
      Ecco perché il mio suggerimento è osservare i fenomeni oltre a misurarli asetticamente , forse si ha un idea meno rigida . Visto che succede così sempre ed il rendimento migliora e peggiora a secondo del tipo di lavoro fatto , magari un dubbio poniamocelo , perchè poi il nostro lavoro è questo

    • laltrametodologia 29 marzo 2012 at 12:24 #

      dimenticavo per Furli visto che stai facendo un lavoro fuori Italia , mi interesserebbe molto anche capire anche come valutano il concetto di potenza metabolica valutato sia dalla motion analisi che dai gps da quelle parti , ed anche magari se ti va di farci vedere qualcosa su cui lavorando ,che penso sia interessante per mettere meglio a punto gli spostamenti durante le gare e la conseguente spesa energetica . ciao

      • furli 1 aprile 2012 at 03:07 #

        si ho capito il ragionamento, è pressocchè lo stesso. usa il teorema dell’impulso per dimostrare che le variazioni nella quantità di moto non corrispondono all’impulso generato sulla pedana e che quindi vi sia della dispersione dovuta ad un deficit esecutivo.
        Quello che io mi domando è relativo al movimento: la misurazione sulla pedana è veramente il lavoro “grezzo” svolto? io credo che il grosso del problema coordinativo stia a monte, stia nelle forze generate dai singoli muscoli o catene musc sui segmenti corporei. l’idea è che misuro sulla pedana il risultato di tutto ciò, per far capire cosa intendo (ripeto che la mia è una considerazione che potrebbe essere sbagliata).
        è chiaro che poi bisogna dare una spiegazione a questa differenza che avete misurato.

        domanda: cosa succede se dalla posizione di SJ il mio soggetto salta ma volontariamente ricerca un avanzamento(atterraggio 40 cm piu avanti per es)? la variazione nell’impulso prodotto e il tracciato grafico assumono delle caratteristiche che possono essere ricondotte sempre a quel tipo di gesto?come varia numericamente la forza espressa, comparandola con prove su stesso soggetto ma di SJ senza sbilanciamento in avanti?

        per quanto riguarda il discorso pot metabolica..prof…c’è da piangere..il mio supervisor dice che in tutta l’Australia se ci sono 15 persone che capiscono veramente il modello proposto da Osgnach, di Prampero ecc.. è tanto.
        Qua continuano ad usare i GPS per i movement pattern nelle partite o continuano a fare valutazioni basate sulla velocità. qualcuno si sta muovendo verso le accelerazioni ma solo come stima del numero..dalla potenza metabolica siamo ben lontani. Salvo però parlare di fisiologico e metabolico a pien bocca..
        Per ora sto aspettando le solite pratiche burocratiche dei comitati etici e via dicendo quindi niente di fruibile al momento..ho appena iniziato.

        • laltrametodologia 2 aprile 2012 at 08:48 #

          Mi fa piacere perchè hai compreso perfettamente quello che volevo dire , giustamente mantenendo delle perplessità che ho anch’io non credere che io ne sia certo sono credo 4 anni che cerco di verificare se questa cosa ha dei buchi oppure è reale .
          Di solito le azioni che facciamo sulla pedana sono cmj bipo e mono con uso braccia ed il software ci calcola la forza negativa e positiva , abbiamo fatto diverse prove come proponi tu con diverse direzioni di salto ( avanti dietro laterale , caricando maggiormente una gamba , spostandoci molto lateralmente , ruotando , con e senza uso braccia) ma non siamo riusciti ad apprezzare una legge , forse non ci arriviamo e forse ci può dare una mano il bioingegnere .
          Naturalmente come forse avrai visto nel sollevamento pesi ,abbiamo apprezzato una diminuzione della forza applicata ed un aumento di velocità del bilanciere con conseguente aumento dei massimali , chiaramente in questo caso il problema si sposta sull oggetto esterno cioè il bilanciere .
          Stessa cosa l’abbiamo vista apprezzando sincronizzati gli spostamenti del bilanciere messo sulle spalle per lo squat e la forza applicata a terra , o anche sulle spinte in panca ed anche qui abbiamo notato miglioramenti di velocità del bilanciere non seguiti da aumenti di forza ma qui forse le differenze che si riscontrano sono piu chiare perchè applichiamo forza ad un oggetto esterno e qui l’idea del miglioramento coordinativo è piu chiaro ( ora che ho una piattaforma inerziale voglio vedere un po le traiettorie bidimensionali e vedere se c’è una relazione tra la diminuzione dello spostamento delle traiettorie e l’aumento del rendimento ) . Il prof di Prampero mi ha aiutato a capire che non sono la stessa cosa dei salti perche l’encoder è legato al bilancere che non è il baricentro . Consigli si accettano sempre !!!! ciao

          • furli 2 aprile 2012 at 11:01 #

            eh..e il prof ne ha sempre (più di) uno pronto..
            a presto

  7. yuri fabbrizzi 29 marzo 2012 at 22:57 #

    è difficile commentare, dopo tutta questa serie di dati e discorsi per me difficili, io lavoro sul campo e prendo il dato già fatto…
    torniamo sul campo,
    dopo aver visto oggi la seconda parte di Azzone,vorrei fare delle domande per semplificare a tutti, perchè mi sembra che si entri in dei gineprai complessi
    1) voglio pensare che la parola rendimento voglia dire sono meno forte ma utilizzo meglio quella meno forza che ho?(rispondi Vito)
    2)come ti ho già commentato sulla seconda parte e come te hai fatto notare tra le righe è chiaro che tra i due lavori che sono entrambe di forza, ci sono molte differenze, tempi di appoggio tempi di volo stempi di stabilizzazione tempi di reclutamento etc…
    3) il messaggio che vuoi far passare è come hai detto nel secondo video, attenzione a non confondere lavori di forza statici con lavori di forza più dinamici…specializzazione del lavoro?(rispondi ancora vito)
    ciao Vito

    • vito azzone 30 marzo 2012 at 00:47 #

      Yuri provo a rispondere alle tue domande:
      1) Per quanto riguarda il Rendimento tu dici: sono meno forte ma utilizzo meglio la mia forza, è vero e in questo il Rendimento migliora. Ma il Rendimento può migliorare anche se mantengo invariata la forza (come avviene nel 2° studio dopo il lavoro a prevalenza funzionale) e anche in questo caso il miglioramento dell’altezza è legato al miglioramento coordinativo (aumento del rendimento).
      3) Non parlerei di lavori di forza statici e dinamici (è chiaro che ci sono differenze) voglio sottolineare piuttosto il concetto di “balistico” che manca nei lavori sulle superfici instabili. A tal proposito ricordo che il lavoro balistico ha le seguenti caratteristiche:
      – la massima velocità si raggiunge alla fine del movimento, mentre nei movimenti non balistici circa ai 2/3 del movimento.
      – le fibre veloci sono quelle contribuiscono in modo più marcato al movimento a differenza dei movimenti non balistici che seguono il principio di Henneman (reclutamento spazio-temporale).
      – i muscoli antagonisti devono rilasciarsi nel minor tempo possibile per consentire la massima espressione di forza, nei movimenti non balistici invece gli antagonisti si rilasciano lentamente mantenendo sempre una leggera attivazione.
      Qualcuno, per ovviare, esegue esercizi balistici con partenza e arrivo sulle superfici instabili. In questo caso l’errore più grande, a mio modestissimo avviso, è soprattutto nella frenata in quanto le superfici instabili aumentano i tempi di contatto e non mi consentono di lavorare sulla forza reattiva (elevati livelli di forza in tempi brevi), oltre come già detto alla differenza con la superficie di gara.
      Infine, nel tuo commento al 2° lavoro dici: questi esercizi di forza chiamiamola funzionale, dovrebbero essere fatti in riabilitazione o come protocollo di prevenzione. In realtà io non considero l’allenamento su superfici instabili funzionale, sono d’accordo con te che deve essere circoscritto alla fase riabilitativa ma non lo considero funzionale. Considero invece funzionale un esercizio balistico dove nella fase di partenza lavoro in un range di forza esplosiva o dinamica massima, mentre nella fase di arrivo lavoro sulla forza reattiva stimolando anche la capacità di stabilizzazione. Il tutto utilizzando le catene muscolari principalmente utilizzate in gara.

      • christian casella 30 marzo 2012 at 10:32 #

        Concordo con Vito su quanto detto.
        Credo che la parola “funzionale” sia stata spesso male interpretata negli anni e alcuni ci hanno anche marciato sopra (vedere molti allenamente in serie A senza fare nomi delle squadre), adoperando diverse superfici instabili (la maggior parte morbide e con dentro l’aria) per creare dei circuiti veramente imbarazzanti.
        La parola “funzionale” deve essere sempre associata a “che cosa?”
        Nel calcio prevede determinate situazioni, nella Pallavolo altre, etc.
        Tutti gli esercizi in disequilibrio possono essere funzionali nella “riabilitazione” (superfici rigide per diversi motivi che molti conoscono)… ma anche nello sport in questione se si creano degli adattamenti specifici per quel tipo di sport.
        Christian

  8. yuri fabbrizzi 1 aprile 2012 at 07:19 #

    avevo capito che cosa intendevi per funzionale, ed ero pienamente e lo sono tuttora d’accordo con te, il mio “chiamiamoli funzionali” era ironico, poichè come ti avevo scritto, negli ultimi anni molti fanno e parlano di esercizi funzionali ma non si rendono conto di quali siano realmente gli esercizi funzionali
    persino chi li ha inventati o adottati per primo non li chiama funzionali…questo fa pensare…
    forse dovremmo fare anche un nuovo dizionario per chiarire i termini che usiamo a volte impropriamente, magari lo mettiamo su un fianco del blog!
    ciao yuri

  9. yuri fabbrizzi 1 aprile 2012 at 09:26 #

    mi correggo
    persino chi li ha inventati o adottati per primo non li chiama funzionali…questo fa pensare…
    intendo dire non li chiama funzionali al calcio, magari sono funzionali per qualche altra cosa, io sto parlando dell’utilizzo nel calcio!
    ciao

s2Member®