La forza nel calcio di Azzone (2a parte) ma anche seminario a Grottaferrata

studi sperimentali forza calcio azzone

Oggi mi fa piacere parlare di un iniziativa a cui ho assistito personalmente Lunedì sera: un seminario sulle nuove metodologie per il calcio svolto da due giovani preparatori fisici (Danilo Granieri ed Emanuele Marra).
LA COSA SINGOLARE, MA VERAMENTE INNOVATIVA (so che già qualche altra volta era stata svolta) riguarda la location (come si dice adesso), non le solite, noiose aule di seminari o di alberghi, ma in un pub con multischermi, tavolini e sedie che ben si presta ad una comunicazione più semplificata. La cosa veramente gradevole è anche l'idea che con un prezzo irrisorio si accede anche ad un ben fornito buffet dove praticamente si può cenare e bere un buon boccale di birra, anzi ringrazio l'organizzatore dell'evento, proprietario del locale ma soprattutto allenatore di calcio giovanile, che mi ha voluto suo ospite. Qualche pecca c'è stata nel clamoroso ritardo con cui si è iniziata la chiaccherata dei due giovani preparatori, forse si poteva farli cominciare prima e poi interrompere per il robusto buffet (altro che coffee break striminziti strapagati), ma comunque non si perso tempo prima perchè ho visto molti che già chiacchieravano dell'argomento prima dell'inizio, durante il buffet. C'erano un paio che forse avevano bevuto troppa birra e durante la relazione facevano un casino fastidioso parlando ad alta voce, ma non ce l'hanno fatta a disturbare completamente.  Naturalmente non ho visto nessuno della mia età e generazione a sentire questi ragazzi, ma mi ha fatto piacere anche rivedere molti volti conosciuti ed anche delle persone a me sconosciute ma che conoscevano il blog e che sono venute a farmi delle domande su argomenti proposti dal blog ed anche qualche complimento.

Veniamo alle relazioni: la prima riguardava l'evoluzione della metodologia del calcio con particolare attenzione alla preparazione fisica. Credo che in sala fossi l'unico che tutte quelle fasi descritte le ha quasi vissute tutte in prima persona e penso sempre che le nuove generazioni non conoscono bene questa parte; anche se il relatore debbo dire non ha fatto grosse imprecisioni e si è tenuto su un filo logico che poi è sfociato nell'attuale situazione, dove giustamente lui lavora con nuovi approcci, ma la metotodologia ufficiale si ritrova invece a riprendere gli errori del passato decotto, visto che a dettarne le linee è Arcelli ed i suoi scodinzolanti servitori finti sports scientists. Mi piacerebbe approfondire questo aspetto con anche delle implicazioni di natura socio-politica (la periodizzazione in Unione sovietica è nata per coprire i primi abusi di doping e far vedere che il regime comunista era migliore del capitalismo) e tutto ciò che ne è seguito ai giorni nostri dove alcuni test sono serviti a coprire l'uso dell'emodoping, ci vorrebbero anche degli storici di professione a rifare questa strada, ma nelle università gli storici sappiamo cosa fanno in ambito sportivo...

Marra ha poi parlato della sua esperienza del controllo dell'allenamento tramite i GPS e soprattutto del controllo della potenza metabolica, che invece i GPS non hanno ma che, tramite un software adattato dal sottoscritto, può essere calcolata anche da questi apparecchi in commercio (costosissimi). In sintesi, entrambi hanno dimostrato che la preparazione fisica del calcio sta andando verso una integrazione pressochè totale con il lavoro tecnico-tattico e soprattutto, come ha detto Granieri, il preparatore non può prescindere dal conoscere gli aspetti tecnici ed anche tattici del calcio. Nessuna separazione quindi tra prep fisica e miglioramento tecnico-tattico. Musica per le mie orecchie da vecchio che nel 1983 esordì in una conferenza con la necessità di integrare il più possibile la parte fisica con la parte tecnico-tattica nel basket.

Se i relatori sono stati nel complesso bravi, anche se un po' timidi (guardatelo ogni tanto l'uditorio e non solo le slide!!!) ed hanno anche esibito una buona cultura di base se mi permettono di fargli qualche critica costruttiva:

a) non portate mai slide scritte di 40 righe e soprattutto se le volete portare non le leggete!!! Ma datene un sunto, ottimo far vedere la fonte ma diventa un po' noioso;

b) non state seduti ma girate, in piedi, la location si presta anche ad interagire con altri colleghi in sala che possono intervenire a loro volta;

c) gli esercizi che descrivete, ormai esistono le macchine da presa anche nei telefonini, è meglio farli vedere piuttosto che descriverli con i disegni o con le parole (Marra ne ha fatto un timido accenno su alcuni esercizi di forza funzionale).

Per il resto complimenti a tutti: ai relatori, al moderatore, all'organizzatore, ed anche ai partecipanti che, pur se poco interattivi, mi hanno riempito il cuore vedendo che qualcosa di moderno e di nuovo comunque si muove, al di là dell'immobilismo ufficiale anche nel calcio e che questa è la vera realtà, degli operatori che, senza stare in serie A, svolgono il lavoro di tutti i giorni con i giovani ed i dilettanti e sanno perfettamente che bisogna approcciarsi in un ruolo diverso non separato dal tecnico, che non si fa certo con le ripetute sui 1000 m. Davvero complimenti a tutti, Lunedì sera mi avete fatto ringiovanire di 10-15 anni (solo per una sera) e far sperare che il vostro futuro sia migliore di quello che la cultura ufficiale vi vuol far credere.

8 Responses to La forza nel calcio di Azzone (2a parte) ma anche seminario a Grottaferrata

  1. Antonio Romagnolo 28 marzo 2012 at 09:59 #

    Complimenti!!!! Ottimo lavoro!!!!!

  2. salvatore varracchio 28 marzo 2012 at 15:45 #

    D’avvero molto interessante . I miei piu’ sentiti complimenti al prof. Vito Azzone . Poche volte ho avuto la possibilità di ascoltare e vedere , lavori che come questi , istruiscono , chiariscono , amplificano e soprattutto possono indirizzare una metodologia sul campo (teoria e pratica). credo che chi ha la fortuna di vedere e ascoltare, tali lavori, dovrebbe non solo mettere in discussione quello che attualmente si fa’ con le squadre,ma far tesoro di questi concetti e sfruttarli nella propia realta lavorativa .
    Nel frattempo rinnovo i complimenti , riservandomi di fare un commento tecnico e chiedere alcune informazioni , alla fine della serie di queste pubblicazioni.
    saluti salvatore varracchio

  3. Giuseppe Lopetuso 28 marzo 2012 at 20:46 #

    Complimenti per l’idea della location!

  4. Emilio 29 marzo 2012 at 08:14 #

    ciao vito
    volevo chiederti quante serie e ripetizioni hai fatto fare nel 3 studio e quante sedute settimanali
    grazie
    emilio

  5. vito azzone 29 marzo 2012 at 14:43 #

    Grazie per i complimenti.
    Per Emilio: nel terzo studio i ragazzi si allenavano due volte a settimana, il secondo giorno essendo più vicino alla partita riducevo leggermente il volume. Il numero di ripetizioni non era fisso ma è aumentato nel corso del lavoro, comunque a grandi linee erano:
    – 60 ripetizioni circa di forza esplosiva (2 esercizi, 3-5 serie per esercizio)
    – 30 ripetizioni circa di forza dinamica massima, quindi con piccoli sovraccarichi (1 esercizio, 3-4 serie)
    – se l’esercizio era bipodalico 6-8 ripetizioni per serie
    – se l’esercizio era monopodalico 5-6 ripetizioni per gamba.
    Per quanto riguarda invece il gruppo che ha effettuato il lavoro di sprint i ragazzi effettuavano circa 6-8 sprint in linea (un solo esercizio) e 12-16 sprint con cambi di direzione e di senso (in due esercizi diversi).

  6. yuri fabbrizzi 29 marzo 2012 at 15:08 #

    ciao vito
    sono molto d’accordo sul fatto della specificità dell’allenamento ed ho trovato nel tuo commento un particolare da non sottovalutare, cioè le superfici di allenamento, aggiungerei anche le calzature, mi sembra infatti lontano dal calcio allenarsi in palestra scalzi o su sabbia scalzi o su superfici lisce etc…come dicevi, in prevalenza, questi esercizi di forza chiamiamola funzionale, dovrebbero essere fatti in riabilitazione o come protocollo di prevenzione,
    negli ultimi tempi c’è una certa tendenza a lavorare su bosu o skimmy, sostituendo lavori instabili che possono essere fatti sul campo in molti modi,
    sottovalutando molto spesso le basse velocità di attivazione muscolare che hanno rispetto ad un lavoro con cambi di senso, arresti, arresti in torsione etc…che possono essere fatti in campo
    spero di essere stato chiaro
    yuri fabbrizzi

  7. vito azzone 29 marzo 2012 at 15:55 #

    Assolutamente d’accordo con te Yuri.

  8. Emilio 29 marzo 2012 at 19:13 #

    grazie vito

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