Allenamento “in piedi” ed effetto sulla leg extension

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Nell'ambito della nostra saga sulla leg extension, oggi affrontiamo quali sono gli effetti del lavoro sulla forza del quadricipite "in piedi", quindi quello del lavoro unicamente di squat e affini (monopodalico e bipodalico) unito all'attività tecnica.

Voglio insistere su una cosa, l'unico motivo per cui può esistere negli sport di squadra l'uso di tale attrezzo, sta appunto nel poter verificare quant'è l'effetto che ho sul quadricipite da un determinato lavoro nelle diverse espressioni di forza che chiaramente deve avere aspetti funzionali al gioco. È totalmente privo di senso svolgere azioni di valutazioni su questa macchina idiota per determinare se un soggetto ha delle carenze tra i due lati se poi queste vogliono essere colmate con un lavoro su di essa, visto che come oramai sappiamo con certezza - ed in parte quest'audiovideo ve lo confermerà - che il lavoro "in piedi", ci garantisce un miglioramento di questo gap.
Non crediamo se non vediamo, bene, basta dotarsi di un modesto strain gauge isometrico per capire che migliorare il movimento ci aumenta la forza del quadricipite, mentre aumentare solo la forza del quadricipite non ci comporta un miglioramento nel movimento!!!

Già l'idea di fare una valutazione dinamica alla leg extension con encoder (o peggio ancora basandosi sul carico sollevato), implica una richiesta di movimento che può in parte essere influenzata dalla cordinazione e quindi dall'abilità a farlo. Ricordiamoci che le azioni isometriche sono quelle meno - non ho detto per niente - influenzate dall'aspetto coordinativo (manca in buona parte la coordinazione intermuscolare che avviene nella fase dinamica del movimento).
Prossimamente porteremo degli esempi che riguardano questo rapporto anche nell'ambito di un lavoro di riatletizzazione, affinché nella valutazione funzionale venga data la giusta interpretazione ed enfasi ai diversi parametri che spesso ci portano fuori strada: uno di questi, è non ricordarsi che l'altezza di un salto viene ottenuta dal quadrato della velocità, e quando facciamo ad esempio la differenza tra l'altezza di salto dei singoli arti, ci fa incorrere in un errore di sovrastima del differenziale. Sarà un video di Gigi Lucarini a chiarirci ancor di più questo aspetto e legarlo alla valutazione funzionale moderna dei salti.

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2 Responses to Allenamento “in piedi” ed effetto sulla leg extension

  1. yuri fabbrizzi 14 maggio 2012 at 22:22 #

    molto chiaro e importante il concetto che se salto in monopodalico in modo non uguale tra i due arti, non è x forza una questione di deficit di forza,ma è probabilmente un discorso di interazione e coordinazione muscolare, ho capito bene?
    se ho capito bene, sottolineo che a me è capitato spesso di vedere giocatori infortunati valutati con test monopodalici di forza, dove c’era sicuramente una differente forza, ma dove molto probabilmente era molto più importante riacquistare lo schema motorio dimenticato

    • antonio di vicino 15 maggio 2012 at 07:22 #

      sembra proprio cosi, in preparazione dopo le due settimane iniziali nel one le jump mi trovo differenze anche significative che poi si riducono senza nessun lavoro ”muscolare di riequilibrio ” ma lavorando sul movimento e con gli allenamenti tecnici

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