L’evoluzione dei test di salto: 2a parte

Il resto dell'audiovideo è solo per i sostenitori del blog, informati sulle modalità di sottoscrizione.
Se sei già sostenitore, effettua il login.

Mentre stavo per registrare l'audiovideo ieri, mi sono accorto che non avevo mai fatto dei conti su tutta quella marea di dati che ho raccolto nel corso della mia vita di valutazione funzionale, PER CIÒ CHE RIGUARDA GLI ANGOLI DI PIEGAMENTO IN RAPPORTO ALL'ALTEZZA DI SALTO. Quindi, ho dovuto sospendere, perché come al solito la curiosità l'ha fatta da padrone e non ho resistito. Ho passato circa una giornata a fare dei calcoli che debbo dire mi sono sembrati utili, per il fatto che ho tirato fuori dei dati interessanti. Intendiamoci, niente che non abbia già visto e compreso, ma come al solito, i dati non fanno altro che spiegare l'esistente però ti danno l'opportunità di farlo leggere anche agli altri in maniera abbastanza oggettiva. Chi sa solo far girare i dati ma non ha competenza sull'allenamento, chi si occupa di indici statistici sofisticati, di problemi di costrutto etc, non ha tempo per sporcarsi le mani, ma non ha certo la capacità di un allenatore di interpretare i fenomeni molto prima che arrivino i numeri a spiegare quello che ha già compreso da tempo.
Oggi vediamo come la valutazione dei salti non possa essere disgiunta dal vedere come si salta, oltre che quanto si salta, ed inoltre punteremo l'attenzione anche sugli angoli di piegamento al ginocchio ed il salto, aspetto a mio avviso molto trascurato, ma foriero di grandi possibili ed utili interpretazioni per direzionare in maniera corretta l'allenamento. E non vi preoccupate, fra pochissimo vedremo anche come possiamo misurare il piegamento senza che nessuno ci speculi sopra, come troppo spesso accade nella nostra professione.

, , , ,

2 Responses to L’evoluzione dei test di salto: 2a parte

  1. gennaro gennaro 19 maggio 2012 at 15:39 #

    Caro Prof., oltre ad esprimerle i complimenti per questi audio video ( mi sembra di essere tornato finalmente ai tempi in cui c’era lei all’università), mi convinco, nel vedere questi ragazzi/e saltare, della necessità assoluta di un lavoro di allungamento globale ( della catena muscolare posteriore), da inserire nella programmazione, al fine preventivo e, soprattutto, prestativo. Lei sa a cosa mi riferisco! Spero di dare, a breve, il mio contributo!

  2. Mario Petruzzo 19 maggio 2012 at 15:48 #

    Interessantissimo audio-video per le implicazioni pratiche. Il fatto di effettuare dei test con diversi angoli di piegamento, piuttosto che con il “salta più in alto possibile”, mi sembra estremamente importante. Nel volley da tempo ci si barcamena su dati di giocatori classificati in forti o reattivi (nel maschile sopratutto), senza mai che qualcuno avesse tirato dati di questo spessore e chiarezza.
    Il mese scorso ho tenuto una lezione sulla preparazione al corso allenatori di 2° grado Fipav…..: partendo da alcuni video simili a quelli mostrati nella prima parte, ed evidenziando su come la tenuta del tronco possa inficiare la dinamica del salto sopratutto nell’esecuzione del muro, dove la rete limita naturalmente la flessione dello stesso. Riscontrando alla fine un grandissimo interesse su tutti molto più che di tante lezioni teoriche, e concordando un altro incontro di tipo pratico.
    In ultimo…. visitando il sito della federazione ho visto che nell’ultimo corso per preparatori gli iscritti sono 11 (undici)!!!
    Mi verrebbe na domanda ma e retorica….

s2Member®