L’evoluzione dei test di salto bipodalici (parte 3): analisi dell’allenamento

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Con questo, concludiamo solo la parte dell'evoluzione dei test bipodalici. Per i sottoscrittori loggati c'è anche un PDF di tutte le slide utilizzate dove potete guardare meglio i numeri. Subito da mercoledì comincereremo ad affrontare la parte riguardante anche i test monopodalici nelle sue varie forme.
Ripeto, questa è l'organizzazione dei test che adotto io, che vuole essere una sintesi tra i numeri che prendevamo prima, la nuova visione dell'angolo al ginocchio, e l'analisi del movimento. Il tutto per fornirmi la possibilità di operare nella direzione individuale: come noterete, adesso non hanno più molto senso quegli studi che ci fanno vedere le medie di evoluzione (come purtroppo avviene nella pseudo ricerca scientifica di chi non sa quali sono le esigenze dell'operatore), perché sono troppo parziali; il nostro compito attuale - e di prospettiva - è proprio quello di cucire addosso al nostro giocatore un programma che tenga conto dei molteplici aspetti, sia personali che dello sport. Non può mancare anche il momento del controllo, che in questo caso è sia oggettivo ma anche soggettivo tramite i filmati. Spero che traspaia da questi 3 audivovideo che dobbiamo avere la mente aperta, ampliare le conoscenze del movimento e delle catene, e per far questo, dobbiamo allargare i nostri orizzonti ed anche rapportarci ad altre figure professionali che possano aiutarci meglio a comprendere cose di cui fino a 15 anni fa non venivano prese neanche in considerazione.

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