Il congresso internazionale di Ghent sul calcio del 15-16 maggio: un resoconto critico di Dario Pompa

3rd World Conference on Science & Soccer

Dal 14 al 16 maggio si è tenuto a Ghent, in Belgio, la terza conferenza mondiale sulla Scienza del Calcio.
Abbiamo ritenuto necessario essere presenti a un evento di questa importanza per capire quale fosse lo stato attuale delle scienze motorie applicate al calcio nel mondo.
L’organizzazione della conferenza è stata assolutamente impeccabile, sia per la cordialità del personale che per puntualità degli interventi… I giorni centrali sono stati il 15 e il 16, che sono stati suddivisi per 3 specifiche tematiche distribuite ognuna in ogni sala. Nel corso della giornata, erano presenti per ciascun aula 4 sessioni con durata tra i 75 e i 90 minuti. Il partecipante poteva quindi scegliere di ascoltare la relazione che più interessava cambiando liberamente argomento.
Le 3 tematiche della mattina del primo giorno erano così suddivise: Physioteraphy & Injury Prevention, Psycology, Tech. Innovations & Artificial Turf. Il pomeriggio invece: Medicine, Woman Soccer, Refereeing + Biomechanics. La mattina del secondo giorno: Talent ID & Youth Development, Performance & Match Analysis, Training e Testing. Infine il pomeriggio: Applied Science, Performance & Match Analysis, Training e Testing.
Il convegno è stato inaugurato dal discorso tenuto da Barry Drust (Research Institute for Sport and Exercise Science, Liverpool Jhon Moores University/Liverpool F.C.), il quale si è posto delle domande importanti sul futuro degli sports scientists nel calcio e, con molta frustrazione, ha così detto: “È eccezionale che vengano pubblicati studi e ricerche sul calcio e che stiamo qui a parlarne tra di noi, ma che senso ha se poi gli allenatori non seguono le nostre indicazioni??” E io mi sono risposto: evidentemente le vostre soluzioni non trovano un risvolto pratico per loro!!!
Da qui il convegno è entrato nel vivo e abbiamo deciso di ascoltare principalmente la sessione riguardante la prevenzione degli infortuni. Questa è stata di sicuro la più deludente delle due giornate, poiché la maggior parte dei relatori mostravano studi soprattutto di tipo epidemiologico cercando di correlare, come ha mostrato ad esempio Erik Witvrouw (Screening and risck profiling of soccer players. Department of Rehabilitation Sciences & Physiotherapy faculty of Medicine & Health Sciences Ghent University), il numero di infortuni tra le squadre dei vari campionati, inserendo nelle statistiche anche gli infortuni da contatto, e non considerando assolutamente il tipo di competizioni effettuate (una squadra che partecipa a tre coppe come può essere confrontata con chi ne fa solo una?).
Abbiamo avuto molte perplessità ascoltando lo studio di Daniel Cohen (Determinants of hamstring and quadriceps strenght decline in a simulated soccer match. London Metropolitan University), di cui veniva “simulata” una partita attraverso un percorso specifico (secondo l’autore!) per poi analizzare il calo di forza nei flessori ed estensori (con l’isocinetica!?!).
Personalmente ho riscontrato interessante, lo studio di Greg Atkinson (Is the hamstring-quadriceps ratio a biased index of muscle strength imbalance? - Teeside University), il quale mostrava l’approccio allometrico più corretto del classico rapporto di forza tra i Quad e gli Ham, per valutare lo squilibrio tra questi gruppi muscolari. Secondo i suoi dati, questo metodo oltre ad essere più valido, attribuisce rapporti di forza diversi tra i vari ruoli dei calciatori (rispetto al metodo precedente). È un vero peccato notare che anche in questo studio fosse presente un errore grossolano; il ricorrente utilizzo dell’isocinetica nell’effettuare i test! In aggiunta, l’autore ha calcolato il peak torque medio e non specifico per angoli (infatti, gli è stata mossa una critica proprio per questo motivo).
Nel pomeriggio ho cambiato sala per ascoltare le relazioni sull’allenamento per le donne, ma devo dire che i relatori hanno mostrato argomenti abbastanza soporiferi e noiosi. Come si è dimostrata anche la relazione di Castagna sull’allenamento per gli arbitri a conclusione della giornata.
La seconda giornata è partita con le premesse migliori. Gli argomenti erano davvero tanti e non è stato assolutamente facile scegliere quale intervento seguire! Dopo un lungo confronto si è deciso di seguire la sessione “Training and Testing”.
La relazione che sicuramente ci ha più appassionato è stata quella di Matthew Portas (Relationship between accelerometry derived external load and internal load during soccer-specific activity. Teesside University, United Kindom). In questo studio 9 soggetti hanno effettuato lo Yo-Yo Intermittent Recovery Test (Level 1) indossando un metabolimetro portatile (K4 Cosmed), un cardiofrequenzimetro (Polar) e un accelerometro 3D (Catapult Sports), inoltre gli è stata richiesta l’RPE a fine test. I risultati dimostrano una forte correlazione (r=0.98) tra i valori di carico esterno ed interno, evidenziando come l’RPE sia una misura globale di intensità.

Eccolo il grande inganno! Sono proprio questi studi a speculare sull’utilizzo dell’RPE come fotografia del carico esterno quando invece non è assolutamente così! È ovvio che se viene fatto un test in ACUTO, tra l’altro ad esaurimento, troviamo una correlazione alta con il carico esterno! Ma questo non succede in un micro ciclo di allenamento, dove le varie sedute e gli allenamenti con presenza di accelerazioni e decelerazioni influenzano le risposte del soggetto! Castagna nel suo recentissimo studio (Relationship between indicators of training load in soccer players) evidenzia come la RPE session sia un valido indicatore del carico di allenamento del calciatore! Tuttavia leggendo attentamente lo studio si scopre che i soggetti si allenavano 3 volte la settimana. Avevano quindi 48 ore per recuperare dal precedente allenamento e in questo modo le sessioni non si influenzavano tra loro! Tornando allo studio di Portas, non ha proprio senso effettuare un test del genere in acuto, l’RPE dovrebbe essere un mezzo che ci fa rendere conto di come si sta evolvendo la situazione del soggetto. Il carico di lavoro non è un valore assoluto ma è relativo, legato con tutto quello che è stato fatto in precedenza! Prossimamente Matteo Basile vi mostrerà un suo lavoro proprio su questo argomento a dir poco stupefacente!

Altrettanto interessante è stata la relazione di Frantisek Zahalka (Explosive symmetrical strenght of lower limbs during a vertical jump in soccer goalkeepers. Sport Reserch Centre, Faculty of Physical Education), nella quale si esaminava la forza dei salti bipodalici verticali nei portieri professionisti, comparando l’asimmetria dei due arti attraverso due doppie pedane di forza della “Klister”. Si è evidenziato come la gamba dominante ha prodotto più forza rispetto a quella non dominante. Vorrei sottolineare uno scambio di idee avvenuto tra noi e il relatore, durante il quale gli abbiamo domandato il motivo per cui non ha effettuato i test monopodalici con angoli specifici per capire se ci sono effettivamente squilibri di forza tra i due arti. Ci ha risposto che il CMJ monopodalico non è stato eseguito perché non validato in letteratura. Capisco che ci debba essere del rigore nel scegliere i protocolli di lavoro o i test così da avere risultati sovrapponibili, ma è evidente come nel mondo “scientifico” è presente una forma di censura culturale, e di fatto si continuano a replicare studi omologati; guai a chi cerca di essere originale! A meno che non ti chiami Bangsboo, Dupont o Buchheit. Infatti quest'ultimo sicuramente è stato colui che ha portato l’unico studio controcorrente in tutta la conferenza, ho trovato sul suo sito la relazione (http://www.martin-buchheit.net/Dossiers/Buchheit%20-%20Changes%20in%20Fitness%20and%20game%20RSA.pdf). Buchheit conferma lo studio di Dupont (Analysis of repeated high-intensity running performance in professional soccer): non è determinante l'allenamento della RSA nel calcio! (a quanto pare questo messaggio è passato anche al convegno italiano dell'Aipac). Finalmente direi! Ricordando che il prof. Colli lo dice da una decina di anni, prendendosi insulti e sbeffeggiamenti, ora voglio vedere chi sale sul carro dei vincitori!!
La giornata è proseguita con una serie di lavori abbastanza “futili” e si è conclusa con la relazione di Roberto Sassi sul Training Check della Juventus. Mi aspettavo molto da questa sua esposizione ma sostanzialmente è stata una pubblicità al lavoro effettuato alla Juventus senza entrare nel dettaglio. La cosa più “divertente” è avvenuta alla fine, quando uno degli organizzatori, ringraziando Sassi per aver vinto lo scudetto, gli ha chiesto: "Questa volta è stata una vittoria pulita?"… Risata generale!! Battutaccia non pertinente e irrispettosa nei confronti di Sassi che al tempo dei fatti non aveva nessun legame con la squadra.

Take Home Message

Permettetemi questo finale ma ci sta tutto! Beh, sicuramente è stata un'esperienza che almeno una volta nella vita bisogna assolutamente fare, per tanti motivi… ciò che ci differenzia dall'estero è che loro possiedono università con laboratori all'avanguardia, completi di ogni tipo di attrezzatura. Tuttavia gli studi da loro effettuati spesso presentano presupposti completamente errati! L'estro e la genialità italiana sono unici, geni come Bosco, Di Prampero e Colli se li sognano! Come ben sappiamo, ci rovinano altre cose…

Questa frase di Vincent Cassel rispecchia molto il mio pensiero:
… ho una considerazione altissima della creatività italiana. Il problema è che da voi la volgarità dei medi trascina tutto verso il basso. In Italia ci sono qualità straordinarie, ma forse a causa della politica, non so, trovo che il Paese sia divorato dal cinismo. A me sembra che gli italiani non credano più a niente. Pensano che si debba sempre essere ruffiani per ottenere le cose. Mi fa male, mi fa arrabbiare.

Concludo. Ciò che mi ha veramente irritato è stato il discorso di individui che millantano la ricerca come “unica” forma di cultura e danno conferenze solo per “public relations”! Mancando di onestà nell’affermare che i principi delle potenze metaboliche fossero noti da diversi anni. Abbiate almeno il coraggio di ammettere i vostri errori! Non siete più credibili e in molti hanno aperto gli occhi!!!

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One Response to Il congresso internazionale di Ghent sul calcio del 15-16 maggio: un resoconto critico di Dario Pompa

  1. armandofucci 23 maggio 2012 at 10:29 #

    Frantisek Zahalka detto che il salto monopodalico non e’ validato dalla letteratura. Ma chi e’ autorizzato a validare? Se avessimo fatto la stessa osservazione a Bosco, ci avrebbe detto che effettivamente e’ interessante l’osservazione e per gli sport a dominanza monopodalica e’ una cosa da prendere in considerazione. Se avessimo voluto dare per certo tutto quello che loro dicono che e’ vero perche’ validato dalla letteratura saremmo in un mare di guai.
    La letteratura continua a dire che se oggi faccio un cmj di 40 cm e tra un mese faccio 41,5 cm sono diventato piu’ forte! Ma non si sono mai chiesti cosa succede in quei 30 giorni . Non se lo sono chiesti perche’ la letteratura non lo dice! Per 3 anni ho testato 3 volte alla settimana una squadra di calcio e non vi dico che cosa succedeva. Moltissimi il primo giorno di allenamento dopo la gara avevano un valore piu’ alto del proprio record!

    “Diffida dai conformismi, dal pensiero:
     -si e’ sempre fatti cosi’- .
    Il fatto che si sia sempre fatto cosi’   non vuol dire che facendo diversamente non si possa fare meglio. Anzi.
    Pensare in proprio , immaginando sempre una via diversa, senza accontentarsi mai di quella che altri hanno trovato e percorso: basta provarci, avere coraggio e soprattutto non avere mai paura di cadere”.
    (Steve Jobs, 2006).

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