Allungamento della catena posteriore: il metodo Mezieres (da Gennaro Manzari)

Oggi, rispetto al previsto audiovdieo sui test monopodalici, reputo opportuno introdurre un lavoro sviluppato da Gennaro Manzari, un mio ex studente, ora laureato specialistico in scienze motorie che ci introdurrà in 2 puntate qualcosa che forse tutti conosciamo, ma pratichiamo poco, sempre attratti dal lavoro con i pesi e dai dati meccanici: intervenire in che modo e con che tempi sulla catena posteriore al fine di migliorare anche le prestazioni dei nostri giocatori. Effettivamente se avete seguito i filmati che accompagnavano la descrizione dei test bipodalici, vi sarete accorti che ogni giocatore aveva delle problematiche che in gran parte risiedevano in difetti della catena posteriore. Riuscire ad intervenire in questa direzione sia a carattere preventivo che di primo recupero, è uno dei punti chiave del nostro lavoro individualizzato, senza che questo faccia "parcheggiare" per troppo tempo il ragazzo dal fisioterapista.
Quindi Gennaro ha affrontato il problema da un punto di vista di chi ha inventato questo metodo, dando alla Mezieres il diritto di primogenitura sul metodo, e poi ha evidenziato alcuni aspetti tecnici del metodo. Nella seconda parte dell'audivideo - che pubblicheremo entro una settimana - troverete anche dei dati che ci potranno aiutare a capire come e quando intervenire senza stravolgere l'allenamento dei nostri ragazzi , ed ottenendo risultati numericamente importanti.

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8 Responses to Allungamento della catena posteriore: il metodo Mezieres (da Gennaro Manzari)

  1. aldo 25 maggio 2012 at 09:54 #

    Ottimo contributo Gennaro ! complimenti ! volevo farti una domanda: l’appoggio a livello del calcagno in azzurro in cosa consiste ? per caso è un residuo di tappetino per addominali legato a 2 elastici ? o rappresenta un attrezzo in particolare ?
    ti ringrazio in partenza !

    • gennaro manzari 25 maggio 2012 at 17:35 #

      Grazie per i complimenti, volevo confermarti il fatto che si tratta di un residuo di tappetino semirigido.

  2. roberto masiello 25 maggio 2012 at 18:27 #

    Grazie Gennaro per lo splendido contributo. nell’ambito di una visione critica a 360° (come il prof ci insegna) e , soprattutto, senza nulla togliere all’efficacia del metodo da te studiato e approfondito, mi permetto di fare solamente una considerazione personale. Nella mia modesta carriera sportiva ho sottoposto diversi atleti (giocatori di calcio di tutti i livelli) ai soliti e a volte inutili test di inizio anno (quelli da campo in primis…). in particolare, quello relativo all’analisi della retrazione della catena posteriore ha sempre evidenziato le stesse problematiche che conosciamo molto bene. la risposta a cio’ (almeno da parte mia) e’ sempre stata quella di “assegnare” degli esercizi di allungamento (su cui non mi soffermo) finalizzati al miglioramento e/o alla riacquisizione di una flessibilita’ muscolare di indubbia utilita’ e strategica per la prevenzione di infortuni,patologie e efficacia prestativa. il problema nasce quando in realta’ si scopre che la “presunta” retrazione muscolare di fatto non e’ da attrubuire necessariamente ,per esempio, ai posteriori della coscia. Mi spiego meglio : in molto casi la palese retrazione a cui assistiamo in realta’ potrebbe anche dipendere da una graduale perdita di stabilita’ del nostro CORE che , sostanzialmente, rende “rigidi” i citati muscoli posteriori , i quali da muscoli di “movimento” divengono muscoli di compensazione . Quindi, gli esercizi di allungamento nel caso specifico potrebbero risultare non solo inutili ma anche molto pericolosi. in casi del genere, e’ preferibile insitere su proposte dirette al CORE e alla sua stabilita’. Per concludere il mio intervento e per ribadire i ringraziamenti per questo audio-video, in ossequio alle tue parole e’ da ribadire l’assoluta esigenza e importanza di personalizzazione relativa agli interventi preventivi per i nostri atleti.
    Roberto

    • christian casella 26 maggio 2012 at 15:18 #

      se parli di rinforzo sul CORE perchè c’è instabilità, c’è poca sensibilità, poca forza (che comunque sono tutte cose da valutare bene), la Mezieres ti avrebbe risposto con queste parole: “prima di rinforzare i muscoli anteriori, specialmente gli addominali, bisogna prima allungare bene la catena posteriore”.
      In un ipotetico programma di allenamento io opterei per una valutazione posturale seguita da una valutazione funzionale e dai risultati ottenuti (facciamo conto che troviamo quello che hai citato tu sopra) comincerei prima con delle autoposture per la catena posteriore (magari anche con l’aiuto di un operatore), e poi, dopo qualche settimana (3-4), introdurre nelle sedute anche il rinforzo del CORE.

  3. gennaro.manzari 26 maggio 2012 at 17:51 #

    Caro Roberto, grazie per i complimenti e, soprattutto, è inutile dirti che dovresti vedere la seconda parte del video per comprendere meglio lo scopo della mia presentazione. Però, cercando di risponderti in base al primo audio-video e nell’impossibilità di farlo bene in poche righe, posso dirti che non concordo assolutamente sul tuo discorso dell’ instabilità del core e sulla pericolosità degli esercizi di allungamento in presenza di tale problema. Non so che tipo di allungamento hai usato però, premesso che gli esercizi non andrebbero assegnati ma somministrati sotto il nostro controllo proprio per verificarne la correttezza nell’esecuzione degli stessi, posso dirti che il metodo Mézières, basandosi su basi anatomo-fisiologiche nonchè biomeccaniche ancora oggi non smentite da nessuno, parte dal fatto che ci sono muscoli statici (responsabili del mantenimento della postura sia in statica che in dinamica, vedi catena posteriore) e muscoli dinamici, quest’ultimi composti più da fibre bianche, responsabili dei movimenti. I muscoli della statica risultano sempre più retratti e più forti perchè perennemente impegnati e, quindi, non necessitano di ulteriori lavori di rinforzo, che andrebbero a creare squilibri muscolari, bensì di essere allungati.La confusione, dovuta spesso alla ricerca della tonicità di questa zona, proviene verosimilmente dal fatto che tale insieme muscolare, avendo perduto la sua estensibilità, non può utilizzare appieno la sua forza, che, pur senza essere scomparsa, è divenuta virtuale. Nel momento in cui verrà ristabilita tale estensibilità, e il sistema sarà nuovamente in grado di deformarsi, riapparirà la forza propria di quei muscoli, senza alcuna necessità di rinforzo. Inoltre, il rinforzo analitico del retto dell’addome non porterà benefici, in quanto, non essendo un diretto antagonista dei muscoli della catena posteriore (non avendo inserzioni dirette sulla colonna), verrà controbilanciato dal diaframma e dall’ileo psoas (molto più forti e sempre retratti) che, benché posti anteriormente, funzionalmente fanno parte della catena posteriore. Da qui, la necessità di un lavoro globale che ristabilisca gli equilibri muscolari e, soprattutto, il trasferimento di tono dai muscoli ipertonici a quelli ipotonici. L’azione del Mezierista consiste nel ripercorrere a ritroso le catene di compensazione che si sono via via instaurate nel tempo per scoprirne la causa primaria. Il trattamento consiste nel mantenimento di posture di “stiramento” fino ad arrivare al “punto di snervamento” del muscolo. Di volta in volta, il muscolo acquisirà una lunghezza maggiore (aumento dei sarcomeri) che, con il tempo, riuscirà a mantenere nella sua posizione di riposo.
    Le posture Mézières, mantenute attivamente dal paziente, tendono ad allungare globalmente le catene muscolo-fasciali retratte o contratte, correggendo simultaneamente tutti i tentativi di compenso. È una tecnica globale che associa contemporaneamente un lavoro statico (o moderatamente dinamico) eccentrico dei muscoli ipertonici e un lavoro statico (o moderatamente dinamico) concentrico dei muscoli ipotonici. Nel corso di queste posture, l’elemento respiratorio è onnipresente, sotto forma di una regolare successione di inspirazioni ed espirazioni (quest’ultima lunga, lenta e prolungata) al fine di ammorbidire il diaframma, tenendo imperativamente l’allineamento OSS (piano occipite, spalle e sacro), la delordosizzazione e la rotazione esterna degli arti. Sicuramente, come dice bene il collega Casella, inizialmente andrebbe fatta una valutazione posturale, del tipo proposta ottimamente da lui su cui concordo in pieno, e, successivamente, andrebbe curata, la flessibilità, in modo regolare, al pari di altre aspetti condizionali, proprio per mantenerla ad alti livelli, perchè, al pari della forza e/o vo2max ecc… se non allenata si perde. Scusami del monologo, ma non riesco a spiegarlo in poche righe questo grande metodo e, per finire, concludo dicendoti, come sosteneva la grande Mézières, ” PER RINFORZARE UN MUSCOLO, ALLUNGO IL SUO ANTAGONISTA”.
    P.S. Come tutti sappiamo l’attività agonistica non è preventiva e/o salutare di per stessa, ma crea squilibri e alterazioni ( ciascuna ascrivibile ai diversi sport) e, soprattutto, quello che noi possiamo e dobbiamo fare è di prevenire e/o alleviare i danni che, comunque, nonostante tutte le precauzioni da noi intraprese come esecuzione corretta degli esercizi e/o carichi, l’attività ad alti livelli comporta. Non possiamo neanche pensare, secondo me, di correggere le alterazioni e/o algie con la stessa attività fisica, seppur fatta in modo funzionale e in catene, ma dobbiamo pensare di farlo con un’attività apposita che affianchi gli allenamenti classici e da persone specializzate. In mancanza di questo, ho cercato di proporre, come apparirà nel prossimo audiovideo, un protocollo di compromesso attuabile anche dai non specializzati del settore! Ciao

    • christian casella 27 maggio 2012 at 09:53 #

      Io vorrei aggiungere due righe sull’ottimo discorso di Gennaro.
      Secondo il mio modesto parere, quello che a noi (preparatori intendo) deve interessare, non è la tecnica assoluta e specifca della Mezieres, dello stretching globale attivo (SGA) o RPG e di tante altre, ma i contenuti, per poi poterli applicare funzionalmente per la salute psico-fisica del nostro giocatore.
      Lo sport crea continui adattamenti (gesti ripetuti milioni di volte) che si mischiano con fattori umorali del giocatore … portandoli ad una cronicizzazione; e per ristabilire una postura migliore il giocatore dovrebbe lasciare l’attività e lavorare solo con allungamenti (impossibile!), dunque cosa dobbiamo pensare …
      Quali sono gli obiettivi del giocatore:
      1.migliorare la performance;
      2.prevenire gli infortuni;
      3.efficentizzare le proprie risorse psico-fisiche.
      Quindi la proposta di lavoro deve essere diversa, perchè gli obiettivi sono differenti rispetto ad un sedentario.

  4. roberto 27 maggio 2012 at 13:58 #

    Ragazzi, siete certamente piu esperti di me in questo campo (e forse non solo in questo campo). la seconda parte mi chiarira’ ancora meglio le idee. grazie ancora e buon lavoro !!! spero davvero di poter leggere nuovo contributi riguardanti queste tematiche delicate.
    Roberto

  5. gennaro.manzari 27 maggio 2012 at 21:39 #

    Caro Roberto, non pensarlo lontanamente, sicuramente saprai altrettante cose più di me riguardante altre tematiche, l’importante è metterle insieme, con grande umiltà, per la crescita di tutti e, soprattutto, di coloro che hanno il coraggio di mettersi in gioco, sempre!

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