Allungamento della catena posteriore: 2a parte (by G. Manzari)

Il bello di fare un blog è che puoi organizzare le cose come vuoi e cambiare anche a seconda delle risposte che vedi sull'audiovideo immesso, tramite i contatti, gli scarichi del video, ed anche i commenti. Oggi, contrariamente a venerdì, penso che sia un errore lasciare a metà il discorso e soprattutto la proposta operativa di Gennaro Manzari da applicare a dei giovani sportivi. Quindi la immetto subito, in pasto alle vostre curiosità.
Visto che si è aperto un bel dibattito civile, che mi farebbe piacere continuasse (se vi interessa inoltre nei commenti Gennaro ha fatto un ulteriore sforzo didattico approfondendo delle spiegazioni importantissime a mio avviso), intervengo anch'io dicendo le mie due cazzate e anche qualche piccola critica: la logica di Gennaro e Christian Casella credo sia da apprezzare, anzi da incoraggiare; non dobbiamo far entrare i mézièristi nel nostro lavoro ma dobbiamo far in modo che anche noi entriamo in possesso di semplici (!!) e ripetibili tecniche per la nostra attività riguardante l'allenamento, appunto facendo un corso specifico, oppure facendoci dare qualche dritta ben indirizzata - e motivata - da colleghi che lo hanno fatto (anzi potrei invitare Gennaro e Christian a fare qualche altra lezione pratica solo per i sottoscrittori su questa tecnica con qualche dettaglio in più). In caso contrario, perderemmo la nostra specificità, il metodo assoluto per noi è quasi impossibile perché dobbiamo mettere insieme tante cose e se possibile farle convivere per singolo individuo e singolo sport.

UNA GROSSA VERITÀ - CHE NOI SPESSO DIMENTICHIAMO - È CHE IL MUSCOLO (MEGLIO PARLARE DI CATENA, MA VOGLIO DARGLI ENFASI) PUÒ ESSERE RINFORZATO ANCHE IN APERTURA: QUINDI ALL'ARSENALE CHE CI FORNISCE IL MÉZIÈRISTA (tecniche d'allungamento), POSSIAMO AGGIUNGERE ANCHE IL FATTO CHE I MUSCOLI DINAMICI NON OBBLIGATORIAMENTE DEVONO ESSERE LAVORATI SOLO IN CHIUSURA, CHE CI DAREBBE PROBLEMI DI POSTURA E RETRAZIONI NOTEVOLI: credo sia semplice pensare che invece di fare la panca con il bilanciere, ci è utile fare la panca con i manubri e con un salsicciotto sotto la schiena (come ci ha insegnato Massaroni), e curare maggiormente la fase eccentrica del peso rispetto alla concentrica; questo ci consente di rendere più forte la nostra catena muscolare interessata, ma anche più mobile, aperta e senza produrre (o limitare) le retroazioni che questo comporta con una inevitabile anteposizione delle spalle e accorciamento dei pettorali.
QUINDI IL MIO MESSAGGIO È: NON BASTA UNA TECNICA, MA DOBBIAMO COMPRENDERE IL GLOBALE DEL PROBLEMA ED ANCHE MODIFICARE LE NOSTRE ABITUDINI A PENSARE AL MUSCOLO ABILE A FARE FORZA SOLO IN CHIUSURA, QUANDO INVECE LA FORZA ESPRIMIBILE IN APERTURA SAPPIAMO ESSERE ADDIRITTURA MAGGIORE.
Un paio di critiche semplici alla ricerca che Gennaro accetterà ed eventualmente ribatterà: non è giusto che quando faccio una valutazione sullo sportivo, mi fermo a valutare solo la cosa che mi interessa (allungamento), ma dovrei valutare anche la prestazione o qualcosa che mi possa far capire se alla fine si l'ho allungato - sono tutto contento - ma questo è diventato una pippa o ha perso forza e quant'altro (e questo me lo avete sentito dire spesso a lezione).
La seconda critica, riguarda il 'sit & reach' che è forse il più debole test per la catena posteriore, sia perché si fa a schiena arrotondata, ma soprattutto: «Perché non farlo in piedi che è molto più specifico?». Seduto lo avrei fatto per il canottaggio, la canoa, mentre in piedi ci consentirebbe di capire anche altri adattamenti come: il posizionamento più arretrato delle gambe rispetto ai piedi, la curvatura del dorso, e ci avrebbe dato anche - magari fotograficamente - delle indicazioni più apprezzabili della catena posteriore.
Questo, non toglie nulla alla bontà delle indicazioni, e ci fa capire di come gli studenti hanno bisogno di un tutor che li aiuti nella compilazione della proposta sperimentale (da campo obbligatoriamente come questa), non come è stato fatto con lui, lasciato da solo nella sua proposta come solitamente viene fatto dai "docenti" di Tor Vergata che hanno molti altri pensieri che la didattica. E ieri, mi è arrivata la richiesta del 5 per 1000 da parte loro… si, ma di calci in culo (1000 x 5 serie).

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8 Responses to Allungamento della catena posteriore: 2a parte (by G. Manzari)

  1. christian casella 27 maggio 2012 at 09:57 #

    io proporrei un lavoro più specifico, se Gennaro vuole darmi una mano ben venga.
    svolgere un protocollo sperimentale con alcuni calciatori e con dei test funzionali vedere i miglioramenti.

  2. gennaro.manzari 27 maggio 2012 at 23:34 #

    Caro Prof., le sue critiche sono oro colato così come le sue direttive ( magari avercele avute durante il biennio specialistico), adesso provo a risponderle sulla scelta del test.
    Partendo dal fatto che il mio studio è stato volutamente semplice e con l’utilizzo di strumenti altrettanto elementari perchè, a parte l’impossibilità di utilizzare la strumentazione di laboratorio per la valutazione di altri aspetti come aumento e/o diminuzione eventuale di forza ecc.., ho, approfittando di queste condizioni, cercato di dare un contributo a quelle realtà sportive che a malapena hanno la disponibilità del campo due volte la settimana e, soprattutto, devono concentrare in quelle due volte diversi aspetti della metodologia dell’allenamento. Sono disponibilissimo, per rispondere a Cristian, ad una ricerca più approfondita che riguardi altri aspetti fisiologici e non ( perchè noi non ci fidiamo della letteratura) e, sicuramente, concordo con il Prof. per quanto riguarda la complementarità del miglioramento della flessibilità e della sua valutazione durante la stagione, in un quadro più ampio di valutazioni, in cui, il sottoscritto, ci inserirebbe anche la valutazione della composizione corporea, per far comprendere la globalità della mia visione sulla valutazione funzionale. Inoltre, concordo ancora con il Prof. quando dice del lavoro eccentrico e di tutti i lavori funzionali in catena ( i lavori beceri di tipo analitico neanche li prendo in considerazione) ma, altrettanto, sostengo l’ obbligatorietà di questo lavoro sia come attività preventiva e sia come attività compensativa, visto che, i compensi e le alterazioni specifiche di ogni sport ( vedi l’alterazione della biomeccanica della corsa del calciatore, dovuta al varismo ginocchio e/o piede, correlata ai numerosi traumi non da contatto di natura distorsiva in inversione “riferendoci alla pianta” che colpiscono queste articolazioni) rappresentano il risvolto della medaglia a cui noi ben poco, se non alleviare, possiamo fare; inoltre, sappiamo, comunque, che un muscolo più flessibile è un muscolo più forte, meno vulnerabile agli infortuni e, soprattutto, fidandoci di quella review che ho citato, come sia correlato ad una migliore performance sportiva.
    Quello che vorrei rimarcare Prof. è che, secondo me, a prescindere dal metodo l’allungamento bisogna farlo. Prendendo come esempio quella ragazza pallavolista del video, che portava il ginocchio in valgismo, oltre a lavorare ( ed è l’unico possibile) come ci ha suggerito lei in monopodalico con qualche stimolo, magari attraverso gli elastici, in abduzione (sempre per il miglioramento della performance a cui noi ambiamo primariamente) deve, necessariamente, affiancare un lavoro di allungamento dei muscoli flessori della gamba, molto più potenti (vedi semitendinoso,semimembranoso e capo lungo del bic.fem.) rispetto sia agli stessi adduttori che, ancor di più, agli abduttori. Infatti, convergendo attraverso il tendine della zampa d’oca sul condilo mediale del femore, sono loro i maggiori responsabili della rotazione interna dello stesso, causa del valgismo. Soprattutto, una volta raggiunta la flessibilità fisiologica, è importante mantenerla per tutta la stagione, altrimenti, al pari delle altre capacità, andrebbe a diminuire immediatamente, anche perchè sottoposta agli stessi movimenti e alle stesse posture che ce l’hanno portata in quella situazione.
    Adesso, finalmente, andiamo al S&R:
    1) in piedi, con il bending anteriore, i soggetti barano portando in dietro il bacino e, siccome io dovevo portare dei numeri per l’analisi statistica dei dati (le foto e le osservazioni possono servire a noi durante gli allenamenti ma non li possiamo”penso” utilizzare per l’analisi), poteva succedere che, un ragazzo che inizialmente, data la sua rigidità, aveva portato eccessivamente il bacino indietro andando giù di parecchio, al test finale, data una maggiore flessibilità raggiunta, mi andava meno indietro raggiungendo lo stesso dato iniziale e, quindi, con i numeri non si sarebbe notato il miglioramento.
    2) durante il test, a me non interessa che il ragazzo si flettava più con il dorso che con i flessori della gamba ecc…, tanto, avendo una visione globale della catena posteriore e lavorandoci globalmente, so che, quando migliorerà, questo sarà avvenuto perchè avremo allungato la parte debole di quest’ultima, che potrà essere a qualsiasi punto della stessa. Quindi, questa specificità per disciplina (molto utile per altri test), non la ritenevo indispensabile per questo test molto generico!
    3) Inoltre, durante una tesi triennale, che proponeva il bending anteriore come test per la valutazione della CP, è stato contestato allo studente proprio questo fatto del baro….quindi, siccome a me non cambiava nulla, ho preferito fare il S&R.

  3. gennaro manzari 29 maggio 2012 at 14:13 #

    Vorrei correggere una piccola imprecisione anatomica, che non cambia però il senso del discorso, scritta nel mio commento in merito al posizionamento del tendine della zampa d’oca e dei muscoli che lo costituiscono. Il tendine si inserisce sull’epifisi superiore mediale della tibia e non del femore, inoltre non fa parte il bicipite femorale ma il sartorio con il gracile. Il Semitendinoso, da parte sua, non termina con questo tendine ma si inserisce più profondamente nello stesso punto, comunque si tratta di muscoli intrarotatori del ginocchio.
    P.s. scusate, ma, quando si scrivono certe cose a mezzanotte dopo aver letto tre storie alle figlie per farle addormentare, può succedere! Almeno su queste cose a Tor Vergata ci hanno rotto le …..!

  4. Fantini Davide 29 maggio 2012 at 23:30 #

    Ah ecco, mi pareva…mi ero già andato a rivedere il Kapandji (che sarà anche vecchio, ma quello ho!) e mi stavo gasando per la cazziata…Scherzi a parte, complimenti per il tuo lavoro, Gennaro. Fa piacere vedere “validata” (prof. Colli non si arrabbi, eh!) da uno studio o comunque da un’esperienza concreta di un collega una soluzione che ho già adottato da qualche anno con i miei ragazzi. 10-15 minuti di posture fatte come si deve dopo ogni allenamento in sostituzione dello stretching tradizionale: più “globale”, meno analitico (comunque utilizzo anche l’attivo-isolato dei Wharton, che mi piace abbastanza).
    Personalmente ho tratto indicazioni utili dalla “tecnica delle tre squadre”, sempre basata sul metodo Mézières e che di per sè è già una “semplificazione” più facilmente sfruttabile in campo.
    Ho tratto indicazioni interessanti soprattutto dalle posture che tu hai applicato allo judo per la “parte alta”. Io ora mi occupo di tennis e mi pare di riconoscere similitudini con il judo, in particolare negli squilibri muscolari che si creano fra rotatori interni ed esterni della spalla (e coneguente ipercifosi): tu pensi possano essere utili anche per il tennis le posture per i pettorali e i rotatori interni dell’omero?
    Grazie per il tuo contributo
    PS conosci la tecnica delle 3 squadre ? La ritieni valida ??

  5. gennaro manzari 31 maggio 2012 at 19:16 #

    Caro Davide, ringraziandoti per i complimenti e ricambiandoti gli stessi per il lavoro che già fai ( prevedere di fare un lavoro di allungamento, qualunque esso sia, rappresenta già un passo importante), sono certo che, quel lavoro sui pettorali e/o gran dorsale mostrato, va benessimo per tutti gli sport, in quanto, gli intrarotatori, sono sempre (essendo anche in numero maggiore) più sviluppati degli extrarotatori in virtù, penso, della filogenesi dell’uomo e, soprattutto, dell’abitudine a lavorarli molto e quasi esclusivamente in chiusura. Per il tennis, farei mettere le braccia a croce con il corpo (avendoci spazio) e con le mani prima pronate e successivamente supinate, seguite, successivamente, dalla chiusura a pugno quando supinate e dalla flessione dorsale quando pronate, chiedendo, in entrambi i casi, una spinta verso l’esterno. In questo modo, andiamo, secondo me, ad alleggerire le tensioni sui condili del gomito, quasi sempre, punto dolente dei tennisti, per eccessivo utilizzo sia dei supinatori che dei pronatori della mano nonchè dei flessori palmari, quest’ultimi dovuto alla presa della racchetta. Per quanto riguarda la tecnica delle tre squadre, dimenticandomi di menzionarla con quella di souchard, penso che, riferendosi agli stessi principi, in linea di massima possa andare bene variato alcune cose formali però preferisco guardare sempre all’origine .

  6. Fantini Davide 31 maggio 2012 at 23:03 #

    Grazie per i tuoi preziosi suggerimenti, ne terrò senz’altro conto! Inserire un lavoro posturale, per quanto generalizzato e “grezzo”, è stata una necessità perchè avendo cominciato con il calcio mi sono reso conto delle retrazioni drammatiche di quasi tutti i ragazzi. Nel tennis la situazione è migliore, ma ci si allena per molte più ore e in gruppetti più ristretti, per cui la qualità del lavoro può essere diversa. E il lavoro posturale, secondo me, è qualità. Ciao e buon lavoro

  7. Valerio Di Liddo 5 giugno 2012 at 11:51 #

    Complimenti…molto molto interessante sopratutto per la spiegazione e facilita’ di applicazione di queste tecniche di allungamento…

  8. Marco Silvino Di Eduardo 30 agosto 2012 at 16:15 #

    Ciao Gennaro, dopo un po’ di tempo ho ripreso questo tuo video perchè vorrei sperimentarlo con i miei giocatori e giocatrici di pallavolo. La mia idea è quella di farlo nei 15 minuti finali di stretching, utilizzando tutte e 4 le posture che suggerisci. Ritieni che il tempo dedicato sia poco (in pratica 3-4 minuti per postura) ? Per le catene anteriori hai sperimentato qualcosa ? L’unica cosa che faccio io è la postura in piedi di fianco ad una parete con una braccio in alto-dietro e palmo della mano appoggiato alla parete.
    Ciao e complimenti

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