Il recupero agonistico di un legamento crociato: un percorso (Lucarini,Azzone)


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Questo audiovideo sul recupero del legamento crociato di Lucarini, Colli, Azzone e Savoia rappresenta un tentativo di visualizzare il recupero nella fase agonistica di una giocatrice cercando di seguire i principi di controllo che abbiamo indicato nei precedenti audiovideo. Sappiamo per certo che quando un medico ci dice: "Ok, la ragazza è pronta, può andare in campo", non gli dobbiamo mai credere perché la visione miope ed analitica degli ortopedici significa solo che in un cazzo di test alla leg estension magari hanno trovato che i valori dell'arto operato risultano vicini a qulli dell'arto non operato. Il buon senso ci dice che la ragazza ad esempio quando corre piano zoppica ancora o si appoggia tutto dal lato sano. E se la guardassimo saltare? Sicuramente, anche unito ad un buon squat test con fotografie e video, dobbiamo fare qualcosa di più approfondito della superficialità dei medici che riguarda il movimento e poi se possibile anche il moviemnto specifico.
In pratica diciamo che:
a) se il soggetto è in condizione di saltare, effettuiamo i salti anche con le riprese video che ci garantiscono un analisi più attenta del movimento (se poi ho anche la videocamera ad alta velocità meglio ancora);
b) non dobbiamo fidarci del valore della leg exstension come dato utile per capire se la forza del soggetto è pareggiata, in quanto il jump è un azione complessa che utilizza catene muscolari ampie - di cui il quadricipite fa parte, ma non è l'unico elemento - prova ne sia che nei salti bipodalici il soggetto continua ad avere una rotazione sul lato della gamba sana pur in presenza di un ottimo recupero muscolare;
c) non fidarsi del valore di Vvert del salto monopodalico e delle sue differenze;
d) bisogna valutare le capacità di equilibrio statico e di stabilizzazione dinamica del soggetto, in comparazione con l'arto non operato;
e) è necessario effettuare sempre azioni di valutazioni a diversi angoli di piegamento, sia in jump bipodalico che in jump monopdalico.
Quindi non un'unica strada, ma una strada necessariamente personalizzabile.

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9 Responses to Il recupero agonistico di un legamento crociato: un percorso (Lucarini,Azzone)

  1. Francesco Veltri 31 maggio 2012 at 11:05 #

    Complimenti per questo lavoro!

  2. Dario Pompa 31 maggio 2012 at 12:14 #

    Complimenti Luigi!! Questo lavoro è veramente interessante!!

  3. Stefano 31 maggio 2012 at 14:04 #

    Bellissimo lavoro!
    Ho una ragazza che gioca a calcio, che è stata operata al crociato anteriore. Secondo te ci dovrebbero essere degli elementi differenti o degli accorgimenti nel recupero cambiando lo sport praticato?
    Grazie e buon lavoro!

    • luigi luarini 31 maggio 2012 at 18:56 #

      Per un’idea iniziale di lavoro alcuni esercizi possono essere simili con l’evolversi del lavoro dovresti entrare sempre piu’ nello specifico…Sicuramente esercizi che simulano il terzo tempo li puoi evitare e concentrarti maggiormente sulle diverse stabilizzazione orizzontale con angoli diversi di entrata è più attinente al calcio .Almeno questa potrebbe essere un’idea.Se la tua ragazza ha un elevato valgismo puoi concentrarti molto di più su quell’aspetto per verificare se è strutturale ( e allora ci possiamo fare poco ) oppure dovuto a carenze abduttorie dove si può intervenire . E poi tanta fantasia e controllo di tanti parametri oltre a quelli visivi …………

  4. gennaro manzari 1 giugno 2012 at 16:34 #

    Complimenti Gigi, con questo lavoro hai spiegato, in modo lampante, il fenomeno dell’alta percentuale statistica di recidive che riguarda gli infortuni dei nostri atleti (…calciatori anche ad altissimi livelli), che resteranno tali fino a quando continueranno a valutare il recupero degli infortuni con la forza isometrica. La stessa mezieres (sembrerò monotono ma per rinforzare il tuo lavoro) diceva che, nonostante si elimini la causa dell’alterazione posturale, il dolore può persistere per resistenza di questo atteggiamento antalgico. Da qui, la necessità della valutazione qualitativa e del fondamentale lavoro a livello mentale…..ti ricordi le lezioni del Prof. Caronti sulla memoria dell’infortunio?

  5. luigi luarini 2 giugno 2012 at 00:20 #

    Sto aspettando con molta curiosita’ la seconda parte del corso perche’ si trattera’ l’arto inferiore….Le lezioni di caronti le ricordo benissimo e ora che ci penso gli esercizi che proponeva con il bastone hanno la stessa logica della stabilizzazione dinamica di cui parla il prof,non credi?

  6. gennaro.manzari 2 giugno 2012 at 07:10 #

    Certo!

  7. antonio di vicino 2 giugno 2012 at 09:52 #

    complimenti per gli interventi, sulla stabilizzazione dinamica mi capita spesso che il giocatore che utilizza movimenti controllati bi e monopodalici anche con l’ausilio di elastici per sensibilizzare zone carenti, migliori su questo tipo di movimenti (con controllo) quando poi va in balistico il problema ritorna (ad esempio una valgizzazione del ginocchio).Quindi pesistica adattata anche con sensibilizzazione attraverso elastici dopo che è migliorato con i movimenti controllati , ma il miglioramento in questa seconda fase è molto più lento,sono casi isolati alle mie esperienze? grazie

    • laltrametodologia 2 giugno 2012 at 14:13 #

      sicuramente possiamo essere sicuri che i tempi non sono certi . Concordo con te che gli elementi di pesistica adattata tendono a riequilibrare le differenze ( anche di forza ) degli emicorpi , pur lavorando anche con situazioni ” simmetriche “bipodaliche , cioè non esasperando il recupero monolaterale , debbo dire che nè ho trovate veramente tante di soluzioni così

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