Parametri di controllo del carico nell’allenamento calcistico: 1a parte di Matteo Basile

Ho modificato la compressione dell'audiovideo con un altro programma e sembra che adesso audio e video siano in perfetta sincronia: chiedo scusa ai lettori e all'autore, spero sia stata una casualità, grazie a tutti coloro che mi hanno avvisato

Oggi presentiamo la 1a parte della tesi svolta al Master di Pisa sul calcio da parte di Matteo Basile, preparatore atletico professionista quest’anno al Marino di serie D lega dilettanti e vicepresidente AIPAC Lazio.
Fa parte di quelle tesi che hanno all’interno racchiuso sia il pragmatismo di chi lavora quotidianamente sul campo, ma anche la volontà di misurare sempre e meglio quello che viene svolto in allenamento, sia in termini di carico proposto (esterno), che in termini di carico percepito dal giocatore. È infatti importante ricordarsi che il giocatore di sport di squadra ha - a differenza di altri sport prestativi individuali - una gara a settimana, e in funzione di quella deve allenarsi. Quindi Matteo ha cercato di mettere in relazione sostanzialmente tre parametri del carico: la potenza metabolica (e conseguentemente il calcolo del lavoro sviluppato), la frequenza cardiaca ed il calcolo del carico dalle formule di Bannister ed Edwards, e le session-RPE nella sua squadra e nel suo allenamento quotidiano. Son venute fuori già in questa prima parte alcune cose interessanti e, guardacaso, discordanti dai parametri raccolti in letteratura, che vengono da Matteo con molta precisione confrontati anche entrando nel merito degli allenamenti degli esperimenti degli altri. Naturalmente un po' di polemica non guasta mai, dopo aver pagato circa 3000 euro di iscrizione, speso altrettanti soldi per viaggi e pernotti per sentire molte cose già conosciute e dette, nessuno dei docenti di questo master si è dichiarato disponibile a fare da tutor per questa tesi (e come per lui anche altri frequentatori paganti) per indisponibilità di tempo, anche se era obbligatorio presentare una tesi con un tutor docente del master. È veramente strano che proprio quando la cosa diventa interattiva con il discente, e dove il discente deve sintetizzare tutte le nozioni che ha avuto impartite ex catedra - anche con parecchia presunzione dai docenti stessi - l’allievo si ritrovi da solo ad affrontare quella che è la parte più importante dal punto di vista didattico del percorso di un qualsiasi master (fatto quindi da soggetti che hanno già qualche anno di attività alle spalle). La metodologia della ricerca non la si insegna con lezioni teoriche, ma entrando nel dettaglio in ogni nuova situazione che va misurata nel nostro lavoro. A tal fine voglio ringraziare il prof. Roberto Sassi, che pur coinvolto marginalmente nel Master, in nome della nostra stima reciproca, ha acconsentito di mettere il suo nome sulle tesi, fermo restando che fossi io a fornire un aiuto ai ragazzi per svilupparla.
Debbo quindi dire che è stato molto avvincente per me rituffarmi in questa situazione di sviluppo tesi sia con lui che con Dario Pompa e con Stefano Crepaz, che avevo lasciato circa 2 anni fa. E debbo dire che è sempre entusiasmante vedere come da numeri aggrovigliati i candidati sono in grado, magari con un piccolo aiuto, di sviluppare vere e proprie ricerche che hanno un'utilità pratica notevolissima, che a mio avviso è giusto diffondere via internet e non attraverso i polverosi, contorti e poco chiari canali della letteratura internazionale. I veri referees siete voi. Leggendo capirete se le cose sono fatte più o meno bene, se sono ripetibili ed utilizzabili e magari sarete in grado di farne un miglior uso di quelle ormai stantie pubblicazioni in cui per la 30a volta ci dicono sbagliando che lo YO-YO è correlato alle alte velocità e quindi indica la forma del soggetto!!! Diamo un taglio a queste porcherie e rimettiamo tutto al giudizio di chi ci legge, non deleghiamo a nessuno, che poi non è minimamente oggettivo ma legato a camarille anche di oltre oceano.
Il fruitore capisce da solo se una cosa è utile, VERA oppure no.

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5 Responses to Parametri di controllo del carico nell’allenamento calcistico: 1a parte di Matteo Basile

  1. ROBERTO MASIELLO 25 giugno 2012 at 10:59 #

    Solamente per ribadire i miei complimenti.

  2. Francesco Veltri 25 giugno 2012 at 19:59 #

    Complimenti.
    Anche se credo che l’audio non vada in linea con le visione delle slide.

  3. salvatore varracchio 26 giugno 2012 at 15:02 #

    Ciao Matteo , complimenti per l’argomento , sicuramente tra le cose che piu’ interessono chi allena sul campo, la tua proposta di controllare e ottimizzare il carico di allenamento è molto interessante.
    Volevo sapere come era organizzata la settimana, mi sembra che hai detto 6 allenamenti settimanali , quindi una doppia forse il mercoledi? . Se nel sorteggio delle due persone si trattava sempre tra quelle che avevano giocato la domenica.
    Saluti salvatore

  4. yuri fabbrizzi 27 giugno 2012 at 15:10 #

    ciao
    mi piace molto questa idea di fare confronti incrociati e penso che sia una strada molto percorribile, anche se un po’ complicata,
    l’unica cosa che mi lascia dubbi,(soprattutto sulla ricerca spagnola) ed aspetto la seconda parte, è il confronto delle due ricerche, a parte il numero di allenamenti, è importante capire che tipo di allenamento hanno fatto queste due squadre, in genere le squadre spagnole, non corrono moltissimo, molto palla al piede, però dagli altri dati, sembra che si siano dannati l’anima, perchè sono valori importanti rispetto alla tesi, forse è vero il fatto che abbiano preso gli allenamenti più intensi, magari in spazi stretti, molto “lattacidi”,
    poi dovremmo capire come hanno misurato le distanze le velocità che tipi di gps usati, quanti giocatori

    in ultimo una piccola mia idea sulla valutazione e l’uso della velocità
    la velocità e le velocità raggiunte, mantenute etc…, come gia visto da qualche mese a questa parte, non ci devono dare l’intensità degli allenamenti, probabilmente però dobbiamo considerarle in modo importante in quanto critiche per i muscoli, in chiave quindi di prevenzione infortuni
    sennò potrebbe passare l’idea che raggiungere certe velocità non serve, come è passato all’inizio il fatto che la fc fosse tutta da buttar via, mentre invece abbiamo visto semplicemente che è un altro parametro non fondamentale, ma che ci può dare altre indicazioni
    ciao
    yuri

  5. Trosi armando 30 giugno 2012 at 09:41 #

    prof. visto che tra circa un mese si parte per i ritiri con le squadre che ne pensa se potreste proporre qualche articolo sulla preparazione precampionato.

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