Ancora sul modello prestativo: le alternanze codificate della potenza



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Oggi diamo in pasto a tutti l'audiovideo, poiché ci sono delle indicazioni che sarebbe veramente una cattiveria non portare all'attenzione di tutti, quindi i sottoscrittori non siano gelosi, terrò per loro nel prossimo qualcosa di ancor più approfondito sulle alternanze di potenze elevate e potenze di recupero nel calcio, e comunque il PDF sarà solo per loro.
In sostanza, quando si cerca un modello, un punto chiave è capire cosa si può trasferire all'allenamento.
Credo che oggi - se qualcuno aveva ancora dei dubbi - riusciremo a capire definitivamente che tutto quello che veniva fatto fino ad ora è obsoleto e scarsamente adeguato: durata dell'azione intensa, livello di potenza dell'azione intensa, durata dell'azione di recupero e livello della sua potenza, sono gli elementi cardine che troverete oggi e vi faranno capire se state andando nella direzione giusta delle alternanze di fasi intense e non, oppure ritornate alle ripetute sui 1000. Buon ascolto e vi chiedo di commentare se ci sono delle zone meno comprensibili, ma tutto quello che c'è oggi va assolutamente capito nel giusto senso.

8 Responses to Ancora sul modello prestativo: le alternanze codificate della potenza

  1. armandofucci 25 settembre 2012 at 21:15 #

    Che dire: lavoro eccezionale. Quello che serve e non serve per costruire l’allenamento nel calcio.
    Complimenti roberto. E grazie ancora.

  2. Manuel Lapuente 25 settembre 2012 at 23:19 #

    Bravo Roberto!
    Finalmente ho trovato qualcuno qui, come me qualche anno fa, analizza l’espressione condizionale dei giocatori in base alle caratteristiche di intermittente!!! Questo e senza dubbio l’approccio differenziale del calcio, e specialmente per l’analisi de l’allenamento.
    Grazie Roberto e collaboratore.

  3. christian casella 27 settembre 2012 at 10:01 #

    il commento finale sulle ripetute vale più di mille parole.

  4. Enrico Talpo 27 settembre 2012 at 10:43 #

    Complimenti! Semplice, diretto, essenziale.

  5. Francesco Veltri 27 settembre 2012 at 11:34 #

    Che lavoro che ha fatto e che sta facendo prof!Complimenti e grazie per la mole di informazioni che ci sta regalando con questi audio-video

  6. pietro diana 27 settembre 2012 at 20:40 #

    ancora grazie….una mole di lavoro incredibile che fino ad ora non ho mai visto fare in nessun corso!!!molto interessante è il discorso sul recupero

  7. domenico borelli 1 ottobre 2012 at 17:11 #

    Ciao Roberto, rivedendo il video, mi sono chiesto qual’è il motivo del calo di prestazione per le attività > 20 watt. Ho fatto (scusatemi se vi impallo con i numeri) un pò di conti relativi alla serie A e dividendo i 2700″ per i 360 del lavoro intenso, viene 7″5. Quindi 1″ di attività intensa in 7″5 – Seguendo i vostri dati percentuali sulla durata di ogni azione, si avrebbero facendo la media dei tempi (per. es. 69% azioni tra 1 e 2″ ho calcolato 1″5) circa 192 azioni intense in un tempo di gara (1 azione ogni 14″). Seguendo questo ragionamento, il numero di attività intense passerebbe da 72 nei primi 15 min. a 56 negli ultimi 15 min. Se questa analisi fosse vera, vorrebbe dire che il limite è di tipo metabolico piuttosto che neuromuscolare soprattutto se i valori assoluti di potenza rimangono inalterati. Allora Roberto, ti chiedo, ti sembra vicina alla realtà questa analisi? Oppure con i dati che avete potete capire quali sono le caratteristiche degli atleti che hanno un minore calo di potenza rispetto agli altri? Grazie domenico, e come sempre buon lavoro.

    • laltrametodologia 4 ottobre 2012 at 07:43 #

      ciao la durata delle azioni intensive passano dal 15,5% del 1 sesto di gara al 12,3% del 3 sesto di gara , non abbiamo ancora verificato se cambi qualcosa nella loro distribuzione ( ad esempio diminuiscano di durata nei diversi sesti ) , oppure abbiano un numero di consecutività inferiori , il tuo dato fa riferimento a valori medi che non è detto siano sempre pesanti uguali . Ma ammesso verosimilmente che diminuiscano le azioni , non credo che questo possano dipendere da un solo fattore , sicuramente credo che nel primo tempo il fattore metabolico sia meno importante rispetto a quello diciamo neuromuscolare , ma da solo faccio fatica a vederlo. Ci sono nelle partite le accortezze tattiche ,il modo di giocare che può cambiare parzialmente l’impegno metabolico : pensa se io so di giocare solo un tempo penso che riesco a spingere di più , se ne debbo giocare due tempi riduco il mio campo di azione . Mi vien da pensare a squadre che fanno fare la fascia al primo tempo ad un solo giocatore , e nel secondo tempo ad unc erto punto invece ne mettono due ( lo faceva la Juve di Lippi gia nel 2000 con Zambrotta ) . I valori di potenza si riducono dal primo al 3 sesto ed in parte queta riduzione può essere anche dovuta ad un aggiustameno personale , ma è sempre dettata dal fare un azione intensa in meno magari e prendersi quindi un po piu di recupero . Spero di avere entro poco la dinamica delle partite vere di campionato . E’ certo che un giocatore potente ha potenze maggiori all’inizio questo è abbastanza sicuro ( ma aspettiamo a dirlo con certezza) ma dobbiamo poi legarlo a tutta la partita in questo casa e non è detto che l’allenamento debba mirare a tenerlo un po piu basso nella prima fase per finire con qualità . E’ anche abbastanza certo che questo calo nei sesti di tempo si riduce nel corso delle fasi di preparazione e gara portandoti nel tempo a potenze medie piu elevate e cali meno vistosi , ma i dati a disposizione non sono ancora cosi tanti da garantirti la certezza , ma nella vita bisogna anche rischiare !!!!

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