Il metodo della velocità e del tempo per la determinazione dei carichi massimali (2a parte)


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Anche oggi ritorno su alcune problematiche della forza, soprattutto per ciò che riguarda la determinazione dei sovraccarichi per allenarsi sulla forza massima, e sempre oggi parleremo a titolo esemplificativo delle spinte su panca, che rappresentano un esercizio facile da monitorare.
Naturalmente questo significa che dovremo sempre distinguere i metodi da utilizzare per le spinte rispetto ad esempio allo squat e alle trazioni. Sappiamo invece che il metodo Brzycki vale per tutti i tipi di movimenti, cosa oggettivamente assurda, basta pensare alle trazioni, molto più dipendenti dallo spostamento che dalla velocità.
Ripercorrerò oggi una tesi, o meglio solo una parte della tesi sviluppato con uno studente (maturo!!) Gianfranco Aquaro di Scienze Motorie di l'Aquila che si è rivolto a me per svilupparla. Tale tesi mi ha consentito di approfondire, anche con l'uso della pedana di forza sdoppiata della Globus, argomenti che avevamo messo già in cantiere con Marcello Cipriani negli anni felici di Tor Vergata prima che gli invidiosi si coalizzassero per chiudere questa esperienza negandola agli studenti; tali studi fatti con Marcello li riprenderò soprattutto quando si parlerà di squat e di metodi di allenamento della forza massima.
Ho intenzione di continuare comunque su questa strada che mi porterà poi a sviluppare quello che sono i miei attuali concetti di allenamento di forza che su queste linee sono sviluppati e vi invito a non trascurare questa prima parte poiché contiene già gli elementi di passaggio per capire come sono arrivato poi a certe scelte (anche se la alternerò con altri audiovideo inerenti maggiormente agli sport di squadra).
In questa e nella prossima parte dimostriamo come la velocità in sostanza non sia così decisiva per la determinazione del carico, in quanto variabile da esercizio ad esercizio, e comincia ad affacciarsi la necessità di utilizzare gli encoder per determianre il tempo di contrazione che effettivamente sembra proprio scandire delle durate che ci fanno capire se siamo o meno nell'espressione di forza che ci interessa; sembra proprio che gli 800 millisecondi proposti da Bosco siano proprio veri essendo sempre circa il 70% del massimale realmente misurato.

6 Responses to Il metodo della velocità e del tempo per la determinazione dei carichi massimali (2a parte)

  1. armandofucci 5 ottobre 2012 at 12:08 #

    Molto bene roberto. Hai scelto di fare una bella faticaccia per approfondire il pianeta forza. Come gia’ hai detto saranno molti gli audiovideo per analizzare tutti i vari punti. Ma sara’ importantissimo per tutti noi che come sempre andiamo poi a rivisitare le nostre esperienze e vedere dove sbagliavamo o facevamo bene.
    L’animazione dell’ungherese Jozsef Tihanyi e’ eccezionale. Ogni volta che la rivedo mi stupisce sempre. Ed e’ bellissimo rivedere questi argomenti che ci hanno accompagnato per anni lungo il nostro percorso di studio. E tu sei la persona piu’ indicata per farceli rivisitare. Grazie.

    • laltrametodologia 5 ottobre 2012 at 13:02 #

      grazie Armando infatti reputo necessario anche i vostri interventi sia come commento che come forma di audiovideo perche come dici giustamente da un concetto meramente cellulare del muscolo ( e quindi di competenza anche medico-biologica) ci siamo spostati nel tempo ad uno molto piu olistico ,dove il muscolo ha solo un ruolo di effettore e non è il primo ed unico attore di come si pensava tutti , me compreso naturalmente, indipendente dal movimento che vai a sviluppare . Nel corso del tempo diciamo dopo il 1995 per me ha cominciato a perdere di importanza la ricerca dei metodi , anche se necessari , perchè cominciavo a vedere un errore nel concetto di fondo di allenare la forza , e cioè aumentare la forza del singolo muscolo perchè cosi aumenta la forza del movimento , niente di piu sbagliato . Dapprima l’abbandono delle macchine ( che invece servono eccome ai culturisti che appunto allenano il muscolo in termini estetici e non funzionali ) e quindi la ricerca di azioni sempre piu complessive e sempre meno analitiche , e dopo l’arrivo del concetto di Funzionale verso il 2000 ( almeno per me ) approfondito semrpe meglio ,almeno spero, nel corso degli anni .
      Rimane quindi sempre scolpita nella roccia la lezione di Bosco su allenamento miogeno e allenamento neurogeno che separa due grandi mondi , che spero approfondiremo e che se letto bene ci fa ritornare primi attori dell’allenamento ,non surrogati di medici ma registi a tutti gli effetti della nostra esperienza , condita dal nostro punto di osservazione dello sport praticato

  2. marco fioraso 15 gennaio 2013 at 22:31 #

    Dunque, ricapitolando, i lavori neurogeni prevedono un tempo di esecuzione superiore ai 0,800 millisecondi. Con questi tempi di esecuzione creo un sovraccarico al sistema nervoso dovuto all’alta frequenza di impulsi necessari per tenere contratta la fibra; domanda: qual’è il vantaggio dell’allenamento con ripetute massimali? Migliora la velocità di contrazione? Il sistema nervoso si affatica più lentamente? Sono queste le componenti che alleno con i carichi massimali?
    Un altro argomento che mi sembra interessante nell’utilizzo dell’encoder è la determinazione del numero di ripetute per ogni serie. Già Bosco aveva introdotto, con l’ergopower, la possibilità di non stabilire a priori le ripetizioni da fare, ma di monitorare la potenza di esecuzione per discriminare la fine della serie. E’ possibile ripercorre questa metodica con l’encoder di questo tipo e magari fare alcuni esempi su soggetti che ha allenato?
    Grazie

    • laltrametodologia 16 gennaio 2013 at 18:37 #

      un po difficile rispondere per iscritto ma provo a dare qualche mia considerazione esperienziale . Oltre il 70% 1Rm ho reclutato tutto , il resto all’aumento del carico dipende dalla frequenza dello stimolo che può ancora aumentare la forza applicata ( come il filmatino degli impulsi in sequenza di Thyaniy).
      All’aumento del carico la velocità di contrazione si abbassa , ma aumenta quindi la forza applicata e il sistema nervoso si affatica molto di piu con carichi massimali , anzi il massimale non sollevato la seconda volta dipende dall’affaticamento nervoso ( cioè l’incapacità di raggiungere per la seconda volta consecutiva quella frequenza di stimolo) e non certo da carenza di substrati energetici ad alto potenziale .
      Dal mio punto di vista chi deve sollevare carichi altissimi per lo sport che fa giustamente solleva tanta % 1rm( >85%) e pochissime rip (2-4) si deve riposare tanto tra una serie e l’altra , ma qui stiamo parlando di specialisti del sollevamento ,anche per quelli che fanno le gare di squat e spinte ad esempio e deve fare delle serie dove le ripetizioni non calino troppo in termini di velocità esecutiva pena il fallimento della prestazione . Il 10% proposto da Bosco è assolutamnte risibile , il calo in sequenza di 2-3 rip è gia oltre il 20% della velocità ( almeno quelle cho visto in vita mia , non so altri )
      Questo utilizzo di carichi molto elevati acnhe negli sport di squadra , molto di moda il 3 x 90%1rm , non mi è mai sembrato un gran lavoro in quanto alla fine per il lavoro neurogeno negli sport di sqaudra conta anche la quantità e con il 3 x 90 fai si e no 18-24 rip mentre con ad esempio 6 x 80%1Rm fai 48-60 rip sempre di alta qualità ( calo di velocità non oltre il 20-25% alla 5-6 rip) e pause piu brevi anche 90″ visto che non faccio esaurimento . E poi da qui sai quante varianti ….. mi hai fatto venire in mente un altro paio di argomenti per l audiovideo !!!
      Una sola cosa , il calcolo della potenza è assolutamente inutile , bisogna controllare la velocità : è il suo calo quello significativo perchè la foza applicata cala pochissimo , quindi a parità di carico è importante verificare la velocità esecutiva che è il vero fattore del calo di potenza : a questo punto lascio perdere tanti calcoli inutili che confondono soprattutto gli ignoranti (in questi giorni ne ho sentita un altra da persone senza qualifica che usano la potenza e fanno fatica ad avere il diploma di scuola media superiore a cui le federazioni affidano i settori squadre nazionali ……) . Comunque credo proprio che farò un audiovideo sulle mie esperienze su questi sistemi di allenamento e sui parametri da controllare . Grazie per la domanda , anche se rimango stupito che non ci siano domande , dubbi e critiche sull’isoinerziale,non vorrei aver detto troppe cazzate e per rispetto nessuno mi vuole contraddire come succede ai vecchi bolliti (come me ??) !!!!!!

      • marco fioraso 16 gennaio 2013 at 22:54 #

        Non sono ancora riuscito a vedere tutti i video del blog, ma appena posso, guarderò anche quelli proposti sull’isoinerziale. Ho una domanda sul 3 video riferito all’encoder per la costruzione della retta di regressione finalizzate a determinare la RM: i carichi sub massimali gli scelgo a “naso”, cioè ipotizzo quanto può alzare massimamente e poi deduco i carichi?
        Mi è venuto in mente questo: se io costruisco una retta di regressione individuale, determino il programma di allenamento, lo applico e poi faccio una nuova prova per costruire la retta di regressione, come si relazionano le rette? C’è un cambio di pendenza o rimangono parallele con una intercettazione della y più alta; come potrei interpretare dei risultati del genere?….non so magari è un domanda stupida, avrei bisogno di alcuni esempi pratici per vedere cosa succede in grafico.
        Grazie

        • laltrametodologia 18 gennaio 2013 at 11:17 #

          telegrafico perche queste cose sono risapute : se non consoci il soggetto ti regoli con i carichi controllando il tempo di esecuzione , se gia fa 800 millisecondi al primo carico devi tornare indietro . Le variazioni della retta di regressione sono totalmente diverse a seconda di cosa alleni , provale su excel e fai un po di simulazioni , chiaramente se lavori sulla fmax ti si alza l’intercetta ma anche la pendenza perche non lavori specifico ad alte velocità e li peggiori , viceversa quando lavori su carichi bassi e veloci . La forza dinamica massima tende a soddisfare parzialmente un po tutto ma dipende dai volumi e dalle alternanze di carico , e poi basta provare , la risposta del singolo atleta o giocatore è un continuo esperimento …

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