Il recupero dell’infortunio alla caviglia: analisi e proposte da Casella

Rec. Inf. Caviglia

Riprendono gli audiovideo di Casella che tratta tecniche complementari ma di grande interesse per il nostro lavoro: partendo da un'analisi anatomico-funzionale dell'articolazione, sono molto interessanti e nuovi i trattamenti effettuati, collegati poi con quelli a noi più conosciuti. Vi sono anche proposte per situazioni diverse, a titolo di esempio. Penso che come al solito Christian ci dà molto materiale su cui pensare e provare ad innovare, sempre considerando il nostro corpo una unità, e facendoci vedere che possiamo andar in profondità anche con sistemi "poco" conosciuti, ma che ci fanno capire che l'infortunio non va recuperato solo muscolarmente od articolarmente e che dobbiamo sempre approcciare ad un protocollo individualizzato. Buon audiovideo

13 Responses to Il recupero dell’infortunio alla caviglia: analisi e proposte da Casella

  1. yuri fabbrizzi 12 novembre 2012 at 14:45 #

    ciao cristian
    volevo domandarti dopo quanto tempo rimandi l’atleta con la squadra e se al suo primo allenamento è in grado di fare tutta l’attività specifica oppure necessita di un periodo di allenamento a parte,
    scusa ma ho l’audio del computer che non funziona e forse l’hai detto nell’audio video che ho guardato ma purtroppo non sentito,
    ciao e grazie per il tuo contributo
    yuri

    • christian casella 13 novembre 2012 at 14:42 #

      ottima domanda.
      l’audio c’è, quindi è un problema sul tuo pc. prova a riguardarlo così capisci più cose.

      ti faccio 2 esempi di problemi in acuto cosi è più semplice:

      1) giocatore infortunato alla caviglia con lesione e/o frattura:
      – quando ha recuperato dal punto di vista clinico funzionale (lavoro dello staff medico), entra in gioco il recupero infortuni (riequilibrio energetico e rieducazione motoria). contemporaneamente al rec.inf. e in base alle esigenze e al problema che ha avuto, il giocatore può riprendere l’attività agonistica da subito ma a parte e con delle specifiche differenziazioni rispetto ai suoi compagni di squadra. non so dirti quando può riaggregarsi totalmente in squadra, perchè è una cosa talmente soggettiva che non si può quantificare né prima e né ipoteticamente.

      nb: spesso il giocatore accusa ancora fastidi dopo la riabilitazione medica … questo può esser visto come una cosa positiva, così non si fa l’errore di riaggregarlo subito in squadra.

      comunque si capisce da diverse cose quando l’atleta è in grado di rientrare:
      – migliorata mobilità;
      – riduzione dolore nei movimenti di deambulazione-corsa-piegamenti-salti;
      – test propriocettivi migliorati.

      2) giocatore infortunato alla caviglia senza lesioni:
      – anche qui il lavoro è specifico, tipo quello che ho mostrato nel video, facendo svolgere test ed esercizi sempre più funzionali ricordandosi di partire sempre da quelli meno complessi e più generali. Il rientro col gruppo dipende da soggetto a soggetto, comunque molto prima rispetto al giocatore che ha subito lesioni o fratture.

      • yuri fabbrizzi 20 novembre 2012 at 17:27 #

        grazie

  2. Marco Silvino Di Eduardo 12 novembre 2012 at 15:51 #

    Complimenti Christian, un video molto chiaro e ben fatto.
    Capiti a fagiolo, in quanto ho una atleta che 3 sett. fa ha avuto una distorsione in inversione alla caviglia e dalla settimana scorsa ho iniziato a farle fare del lavoro propriocettivo su disco-sit e swiss-ball.
    Ti volevo chiedere se secondo te il lavoro specifico per lo sport, nel mio caso la pallavolo, è meglio farlo dopo 3-4 sedute di quello generale o conviene farlo contemporaneamente per accellerare i tempi.
    Un caro saluto

    • christian casella 13 novembre 2012 at 14:51 #

      su due piedi non so dirtelo, comunque potresti anche inserire da subito il lavoro specifico (magari in modo più soft e con meno impegno da parte del SNC) per poi aumentare gradualmente.
      un consiglio, sopra la disco-sit, mettici qualcosa di rigido … soprattutto perchè i nostri recettori podalici non riconoscono la superficie morbida (camminiamo, saltiamo e corriamo su superfici rigide) e perchè la velocità con cui il nostro corpo esegue gli aggiustamenti posturali sulle superfici rigide è diversa.
      inoltre, fai anche esercizi senza niente sotto … salti, arresti monopodalici e bipodalici etc.

  3. Giuseppe Lopetuso 15 novembre 2012 at 15:04 #

    Ciao christian, complimenti per questo audiovideo ricco di novità per quanto mi riguarda sul trattamento dell’infortunio della caviglia. Vorrei conoscere la tua opinione e la tua esperienza circa l’uso della piscina nel trattamento di questi traumi. Personalmente ( nella prima settimana post trauma) mi ha dato sempre ottimi risultati soprattutto per il ripristino della mobilità e per il trattamento dell’edema post trauma.
    Grazie.

    • christian casella 16 novembre 2012 at 10:55 #

      non ho mai provato in piscina per la caviglia, ma sicuramente è un ottimo consiglio che stai dando perchè solo il fatto di agitare il piede in acqua aiuta a ridurre l’edema, quindi se si crea un lavoro specifico potrebbe essere di grande aiuto.

  4. gennaro manzari 15 novembre 2012 at 16:25 #

    Complimenti, ottimo lavoro molto chiaro ed efficace!

    • christian casella 16 novembre 2012 at 10:56 #

      grazie nuovamente gennaro, me li avevi fatti anche di persona ;)

  5. Mauro Cataldi 15 novembre 2012 at 16:37 #

    Buon pomeriggio Christian, desideravo porti queste 2 domande in merito al bel video. Premetto che la mia conoscenza sull’argomento dei meridiani energetici è estremamente superficiale, giusto qualche nozione avuta ad un corso ed un libro di Gianna Tomlianovich che probabilmente conoscerai (http://www.macrolibrarsi.it/libri/__stretching_dei_meridiani.php#):

    1- con quale criterio vengono scelti proprio quei punti del meridiano dello stomaco e della vescica biliare e non magari punti di altri meridiani che comunque passano per la caviglia (milza, reni, vescica, ecc…);

    2- esiste un lavoro analogo anche per il ginocchio e le tendinopatie del rotuleo?

    Grazie!

    • christian casella 16 novembre 2012 at 11:24 #

      si, conosco il libro e anche lei (una zitella arrogante). a parte tutto, il libro è bello ma i seminari che faceva lei erano ancora più ricchi. lei tratta specialmente l’allungamento dei meridiani energetici secondo le teorie del maestro Masunaga aggiungendo una forte consapevolezza e il training mentale durante l’esercitazione di stretching, cose che non sono citate sul libro. questo provoca un maggior beneficio e un migliore allungamento; qualcosa in riguardo avevo già scritto ma secondo le teorie della Medicina Tradizionale Cinese (MTC).
      http://laltrametodologia.com/2011/12/09/lo-stretching-energetico/

      per quanto riguarda il criterio di scelta, sono stati creati diversi protocolli dal prof. Tirelli per il recupero infortuni dopo anni di studi a Milano e in oriente e che ha messo anche in pratica con giocatori famosi, quali, Essien, Terry, Gerrard e altri, con ottimi risultati.
      i punti sono quelli, perchè hanno delle specifiche funzioni nutritive sulla caviglia e sui meridiani colpiti.
      milza e reni sono utili per la distorsione lato interno, mentre vescica urinaria per quella esterna.
      per la caviglia instabile si utilizza anche il 60 e il 67 di vescica u., però principlamente in acuto, nella condizione del soggetto in questione (instabilità cronica), meglio i punti di stomaco e vescicola biliare.

      nella MTC non esiste una cosa che non si può fare, perchè si parte dal presupposto che la malattia viene provocata da uno squilibrio energetico. Nel caso della distorsione, è un trauma dall’esterno che ha provocato un’alterazione, quindi, lavorando su determinati punti specifici, l’energia si riequilibria. Nel caso delle tendinopatie del rotuleo i meridiani interessati sono milza e stomaco.

      ps. non vorrei che passasse il messaggio … fate solo questo e lasciate perdere le moderne tecniche fisioterapiche etc. In realtà, per alcuni casi, si può scegliere l’uno o l’altro, in altri, sarebbe opportuno svolgerle entrambe.

      concludo, l’aspetto energetico è l’altra faccia della medaglia, ed è quello che poi alla fine fa la differenza in termini di prevenzione e ricadute.

  6. Mauro Cataldi 20 novembre 2012 at 12:15 #

    Grazie mille!

    Prof. Stefano Tirelli…non lo conoscevo! Ho trovato in rete un suo testo “Tecniche Complementari e Sportive” e letto ottime recensioni. Darò un’occhiata!

    Grazie ancora!

    • christian casella 20 novembre 2012 at 16:50 #

      se ti può interessare c’è anche il sito; tra l’altro svolge seminari e corso intero di TCS a Milano.

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