Isoinerziale: quale guadagno dal riflesso da stiramento? (2a parte)


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Chiedo scusa nell'audiovideo ho ripetuto due volte una spiegazione, ma sono certo che repetita iuvant in questo caso!!!

Oggi sono riuscito ad analizzare molto dettagliatamente quello che succede quando confrontiamo lo stesso movimento con la stessa ampiezza svolto nella fase concentrica pura e quella invece preceduto da stiramento muscolare sviluppato in tempi brevi, dove quindi interviene il riflesso da stiramento. Anche stavolta ho svolto l'analisi non sul classico movimento di squat ma sempre sulle trazioni, ma naturalmente poi svilupperò tutta una parte dove ho fatto esperienza e raccolto dei dati con i movimenti degli arti inferiori.
Credo comunque che questo di oggi faccia giustizia sulle enormi imprecisioni che sono state dette sui vantaggi fantasmagorici che dà il riflesso da stiramento, e lo ridimensioni ad un fenomeno sicuramente importante ma non così enorme come ci è stato fatto credere dalla letteratura che ci inganna e ci depista più di quanto dica la verità.

5 Responses to Isoinerziale: quale guadagno dal riflesso da stiramento? (2a parte)

  1. antonio di vicino 8 gennaio 2013 at 11:22 #

    prof quindi per utilizzare il riflesso da stiramento e per allenare la reversibiltà del ciclo andrebbe calcolato un livello di forza eccentrica individuale ottimale ? un pò come l’altezza di salto e l’angolo al ginocchio nei salti in basso studiati da bosco ? è giusto il paragone ?

    • laltrametodologia 8 gennaio 2013 at 20:46 #

      sicuro Antonio il concetto è quello , e va legato all’angolo di piegamento e poi a quanto sono allungati i muscoli ( questo è quello che sto notando io adesso ) . ma direi che la macchina isoinerziale ci consente di allenare diverse espressioni di forza anche in ambito concentrico con un ingombro bassimssimo e con rischi di sovraccarico sulla colonna moltoto ridotti . E poi finalmente si può uscire dallo schema di moviemtni di muscolazione uguali per tutti , e questo è quello che più apprezzo perche ci costringerà a pensare al di fuori degli schemi attuali , sforzandoci di pensare e di non avere il cervello a cassetta come vogliono i nostri sport scientist della minchia . Faremo e proporremo anche qualche cazzata ma penseremo e questo è importantissimo !!! Ho in serbo qualche altra sorpresa , almeno penso , dalla macchina isoinerziale , e dalla sua versatilità , almeno penso e questo mi stimola tantissimo .

  2. GIANNI ANDERLINI 8 gennaio 2013 at 23:27 #

    Ritengo Prof. che i lavori proposti sull’isoinerziale, possano divenire senza dubbio interessantissimi per la costruzione di modelli di forza concentrico-eccentrico specifici.
    Ho provato a comparare l’andamento delle curve di forza espressa, tra isoinerziale e lavoro da lei proposto al binario; e mi è sembrato di capire che siano differenti , quasi opposte!? Mi chiedo potrebbe essere interessante per un canoista l’impiego di due isoinerziali opposte ( in trazione e in spinta) per la formazione di forza massima specifica con riflesso da stiramento ?

    • laltrametodologia 9 gennaio 2013 at 15:12 #

      Ciao Gianni , credo che bisogna valutare se nel gesto c’è un mvoimento eccentrico tale da provocare un riflesso da stiramento : solitamnete questo avviene per effetto della gravità nei movimenti sportivi Credo quindi che per i canoisti come i ciclisti i canottieri e chissa quanti altri tale riflesso non vada allenato semplicemente perche non c’è movimento specifico che lo genera : in tal caso il lavoro eccentrico da solo è gia in grado di stimolare la forza , oltre naturalmente al lavoro concentrico . Direi quindi che la macchina isoinerziale può farci allenare il movimento specifico aumentando di molto i tempi di contrazione e quindi andando a toccare gli stessi muscoli del movimento interessato ,ma con sequenze temporali diverse non incidendo quindi sulla cordinazione ma solo sui muscoli interessati al movimento ( molto meglio delle classiche tirate simmetriche sotto panca ) . Per ciò che riguarda il confronto con il lavoro al binario , l’andamento della forza di trazione risulta lo stesso cioè massima forza nelle fasi iniziali del movimento e poi perdita di forza successiva , al contrario di ciò che accade nello squat . Credo che anche le spinte possono essere allenate con la macchina isoinerziale , naturalmetne hanno anche esse un decorso simile a quello che accade con i pesi seppur meno accelerabile , ma molto vantaggioso per il minimo ingombro che si ottiene e le possibilità di adattamento e soprattutto per poter tirare orizzontalmente il carico .

  3. Gabriele Boldini 11 gennaio 2013 at 20:54 #

    Un saluto al prof e a voi tutti.
    Questo è il mio esordio tra i post in questo interessante e “rivoluzionario” sito.Vorrei in questa sede pro-porvi alcune riflessioni che nascono dal lavoro fatto nel nostro centro durante la costruzione di un sistema inerziale e sviluppato secondo le nostre scelte. Innanzitutto abbiamo constatato che alcuni sistemi in com-mercio si distinguono per una scarsa scorrevolezza del sistema cinghia – volano: subendo un notevole ral-lentamento nella esecuzione di qualsiasi gesto, elevata dispersione energetica (non quantificata) e quindi una perdita d’efficacia allenante; in termini pratici si registra un importante sforzo nella parte di “avviamento” della macchina, ossia nel sollevamento dal punto morto inferiore bisogna impiegare un notevole sforzo muscolare per vincere la resistenza della macchina. Sempre per la progettazione di queste macchine – che ha portato a quanto detto sopra – sembra che l’inversione conc/ecc avvenga in tempi abbastanza dilatati ma questo non è per forza negativo.
    Un punto molto importante su cui abbiamo – e stiamo ancora lavorando – faticato a trovare “una quadra” è l’imbrago. Classicamente si utilizza un sistema a cinghie modello zaino: molto comodo ma biomeccanica-mente scorretto; vincola la posizione di lavoro e grava il carico sul cingolo scapolare , di conseguenza sul tratto lombare, in particolare sui dischi, essendo la forza generata dalla macchina veicolata in buona parte, attraverso i componenti scheletrici. Abbiamo ovviato a questo problema creando una cintura ad hoc, in questo modo il carico si diffonde su una superficie più ampia ( creando pressioni minori ) sulle ossa del cingolo pelvico gravando molto meno su strutture sensibili come i dischi intervetrebali. Con questa soluzione il rachide è assolutamente protetto e si crea una bella possibilità di movimenti multi direzionali.; è una soluzione molto attraente specialmente quando i carichi di lavoro vanno ad avvicinarsi ai 400 e più Newton. La stessa soluzione è stata adottata da Alfredo Genco durante i suoi studi e prima che avessimo modo di conoscerci: probabilmente questa è una buona soluzione!
    Ultimo punto, abbiamo constatato (ci stiamo lavorando) che per stimolare le caratteristiche allenanti di diversi gruppi muscolari come ad esempio quadricipiti, hamstring o arti superiori la massa inerziale varia, non è possibile utilizzare lo stesso carico inerziale ma occorrono degli aggiustamenti meccanici.

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