Allenamento funzionale e rugby: una proposta di Riccardo Di Maio per allenare in maniera integrata la mischia

In perfetta sintonia con il seminario di Ostia sull'allenamento della forza funzionale a cui ha partecipato, Riccardo Di Maio ci ha inviato un suo lavoro di allenamento sulla mischia del rugby che reputo un'ottima base su cui ragionare per allenare il movimento tecnico in maniera funzionale, in sinergia con anche le componenti strutturali che nel rugby sono fondamentali da mantenere. Analizzare le scelte fatte in base alle motivazioni del modello tecnico è decisivo e Riccardo qui lo riporta con dovizia di particolari e di esercizi proposti, ottimo lavoro.

Per il resto oggi ci stiamo preparando per andare a Cadelbosco dove ci aspettano 70 persone e speriamo che il tempo non ci tradisca visto che abbiamo una buona porzione di parte pratica con i giovani della società locale. Pensiamo sia proprio un buon modo per poter esporre con calma sia tutti i dati che concorrono a formare il modello di prestazione, sia vedere come questi punti cardine vengano posizionati nella costruzione dell'allenamento tecnico e tecnico-tattico. E poi insieme leggeremo i dati che escono dal GPS e li interpreteremo, in modo da confrontarci sulle priorità e le modalità di lettura che originano sulla tavola sinottica, con qualche novità presente nella prossima versione del software aggiornata che speriamo sia disponibile per tutti entro giugno.

4 Responses to Allenamento funzionale e rugby: una proposta di Riccardo Di Maio per allenare in maniera integrata la mischia

  1. marcello 30 maggio 2013 at 13:10 #

    Molto interessante!! ma le corde vengono tirate sempre oppure no??

    • riccardo di maio 31 maggio 2013 at 08:33 #

      ciao marcello, le corde vengono sempre tirate. quello che cambia è l’intensità e la direzione della resistenza (dipende da cosa vuoi lavorare). Ci sono anche dei momenti in cui si chiede di cedere improvvisamente di qualche centimetro a chi tiene la corda, per avanzare rapidamente senza cadere e ritrovare immediatamente la posizione di spinta stabile. bloccare le corde svilupperebbe solamente la forza isometrica con scarso impegno della parte propriocettiva.

  2. yuri fabbrizzi 31 maggio 2013 at 14:39 #

    ciao riccardo,
    molto bello il lavoro con le corde e tutte le sue evoluzioni, anche quello fatto in salita, hai mai provato a fare quello diciamo evoluto cioè più propriocettivo però in salita?
    avrebbe un senso farlo secondo te?
    grazie

  3. riccardo di maio 31 maggio 2013 at 22:00 #

    Ciao yuri,
    Il lavoro in salita con le corde che hai visto, l’ho fatto esclusivamente per lavorare sulla forza ad angoli articolari corrispondenti a quelli della mischia ponendo però l’accento sulla tibio tarsica che è sollecitata in maniera particolare dalla pendenza(diciamo una specie di traino in posizione di spinta). Per cui in questo esercizio di propriocettivo c’è poco. Inserire invece l’esercizio finale con le instabilità’ in salita sarebbe, secondo me eccessivo per due motivi. Il primo è che questi esercizi vanno eseguiti con tacchetti adeguati in campo…e di campi in salita non ce ne sono.. E il secondo è che la pendenza esaspererebbe troppo il lavoro, già molto impegnativo, della ricerca dell’equilibrio in una posizione già di per se complessa,andando a rendere l’esercizio troppo complesso con il rischio di allontanarsi decisamente dal modello prestativo.

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