(ONETO) La forza nel calcio: analisi del movimento e qualche proposta per svilupparla

Ieri ho veramente subito un semichoc: tutto bruciava intorno e le fiamme alte almeno 10 metri hanno lambito la mia casa; ho avuto la sensazione che stavo perdendo tutto in pochi minuti, con il mio bombolone del gas a possibile scoppio. Per fortuna l'intervento dei vigili del fuoco e la presenza di una stradina poco vegetata ha limitato i danni, ma vi posso garantire che la paura è stata grande, anche se debbo dire che ho reagito e ho cercato anch'io nel mio piccolo di dare una mano. Il fuoco ha poi proseguito, alimentato dal vento in una zona a 10 metri dalla mia casa ma con un piccolo torrentello in mezzo che ha impedito la trasmissione agli alberi e alla vegetazione della mia abitazione.
L'impotenza totale, un impianto di irrigamento chiaramente non adeguato poteva causare dei danni irreparabili in pochi minuti. So che significa chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi ma stamani compro tubi, lance d'acqua, raccordi etc. mi è servito da lezione.

Detto questo, oggi presento un audiovideo molto interessante di Marco Oneto, preparatore professionista da molti anni anche con esperienze di alto livello in Italia e all'estero, che affronta in maniera semplice ma chiarissima il problema del movimento calcistico, dando un netto "calcio" a tutte le teorie analitiche dello sviluppo della forza. Alla fine dell'analisi vi mostrerà alcune soluzioni anch'esse molto semplificate che in alcuni casi vengono valutate proprio dai parametri della sinottica. Fate un buon ascolto e soprattutto attento, l'audiovideo merita proprio di dedicarci del tempo, per alcuni per un rafforzamento delle convinzioni, per altri per meglio definire gli errori commessi da chi pratica ancora movimenti analitici sulle macchine di muscolazione facendo più danni della grandine (o del fuoco se volete vista l'esperienza vissuta ieri).

14 Responses to (ONETO) La forza nel calcio: analisi del movimento e qualche proposta per svilupparla

  1. Roberto Modena 2 agosto 2013 at 10:53 #

    Complimenti per la presentazione! Mi potrebbe dare informazioni per trovare il lavoro del prof. Capanna a cui fa riferimento nell’audiovideo? Grazie mille!

    • marco oneto 3 agosto 2013 at 13:33 #

      ciao Roberto Modena ,come ha già scritto Francesco sono quelli i testi da cui ho tratto alcune di queste riflessioni.
      Ho avuto l’onore ed il grande piacere di collaborare alla stesura di un paio di testi col Prof.Capanna ,”Riflessioni e proposte per il gioco del calcio”(2000) ed “Imparare ad insegnare” (2002) ed già allora si parlava di “specificità” della preparazione e di “globalità” del giocatore come “unità psico-fisica”.
      Come del resto di questi argomenti ne parlava il Prof. Colli anche in anni precedenti.
      Adesso grazie alle quantizzazione della potenza metabolica dovuta alla genialità del prof di Prampero e al software del prof Colli che ci da parametri della tipologia del movimento del calciatore su cui riflettere e ragionare per quantizzare la specifictà del carico , speriamo che si possa far chiarezza sulla metodologia specifica corretta da attuare per il “nostro” sport (calcio).
      Grazie mille

  2. Francesco Veltri 2 agosto 2013 at 13:56 #

    Trovi questi riferimenti nei libri di Capanna “allenare oggi : le 4 regole d’oro” e “lo sviluppo della forza coordinativa del calcio”.

  3. Daniele Nervi 2 agosto 2013 at 17:14 #

    Ciao Marco, ti ho già detto in privato cosa penso di questo tuo audiovideo, ma è giusto che esprima il mio giudizio anche sul blog.Lavoro chiaro, molto ben esposto che chiarisce spero definitivamente tanti luoghi comuni sulla forza e soprattutto sulle macchine che purtroppo ancora tantissimi colleghi utilizzano senza pensare alle conseguenze.Le proposte sono molto interessanti, molto attinenti al modello prestativo e di facile realizzazione. Cosa dire di più…….ancora complinenti Marco.

  4. Sergio Machella 2 agosto 2013 at 23:22 #

    bella presentazione. non seguo molto il calcio ma tutto è stato spiegato molto chiaramente!

  5. Domenico de Gennaro 3 agosto 2013 at 10:32 #

    complimenti per la presentazione, chiara e semplice.
    esattamente come detto, gli ischiocrurali sono flessori del ginocchio solo in situazioni non funzionali.
    in tutte le attività di locomozione si comportano da stabilizzatori dell’azione estensoria del ginocchio, e da estensori secondari dell’anca, e quindi allenarli come tali.

  6. Rocco Carbonetti 3 agosto 2013 at 15:11 #

    Ottimo lavoro chiaro,preciso ed esauriente altro tassello per confronti sempre più ragionati e meno stereotipati.Davvero una bella presentazione complimenti

  7. angelo iannaccone 3 agosto 2013 at 15:39 #

    Complimenti a marco x lo splendido e chiaro audiovideo dove mette in risalto i concetti di forza funzionale tratti dai testi del prof. Capanna applicati e parametrizzati con i concetti di potenza metabolica…volevo soltanto sapere un pò più precisamente nell’esercitazione “forza + 3vs3” quali sono i tempi di esecuzione, i recuperi e ripetizioni effettuate!!!!grazie e complimenti ancora!!!!

    • marco oneto 4 agosto 2013 at 15:24 #

      Ciao Angelo
      innanzitutto grazie. Nell’esempio che ho riportato non ho specificato tempi e recuperi perchè molto dipende ovviamente da ciò che si esegue durante la seduta nel suo complesso.
      Indicativamente comunque i calciatori effettuano un paio di rotazioni del circuito per un lavoro complessivo di 60″ di gioco x 12 rip = 12 minuti di 3 vs 3.
      Per come è organizzato l’esercizio (che anche dai dati rilevati risulta “sbilanciato” volutamente verso i CdD) il recupero dipenderà anche dal numero di giocatori per stazione diciamo comunque oltre il minuto. Onestamente mi diventa difficile darti informazioni “precise” perchè la quantità dipende sempre dalla “qualità” dell’esercizio stesso.
      Grazie ancora e buon lavoro

  8. DANIELE BONANNO 3 agosto 2013 at 16:26 #

    Ciao Marco,
    felice ritrovarti dopo i tempi del corso, complimenti per l’audiovideo l’ho trovato molto interessante.
    Cosi come tu accenavi anche io ho mi faccio molte domnde e provo attraverso l’osservazione a darmi delle risposte, ma non sempre le ho!!
    In merito al tuo argomento volevo condividere con te (e con gli altri colleghi del Blog) alcune dubbi:
    Proprio osservando questi giocatori che hai messo nelle foto mi chiedevo:
    1. Quando si trovavano nei settori giovanili (quindi non parliamo di atleti gia formati) che tipo di lavoro gli ha permesso di arrivare alle strutture muscolari che mostrano oggi? (il Messi o il Ronaldo della Cantera non sono quelli di oggi)
    2.Questi stessi campioni non sono stati allenati da giovani comunque con sistemi “tradizionali”?
    3.oltre alla “selezione naturale” come possiamo noi “allenatori”aiutare i giovani calciatori ad essere competitivi per alto livello, con un impatto fisico adeguato alla massima espressione del calcio internazionale?
    Ringrazio anticipatamente, sono sicuro di ricevere punti vista interessanti che mi aiuteranno nelle mie riflessioni.

    • marco oneto 4 agosto 2013 at 15:53 #

      Ciao Daniele che piacere..!
      beh complimenti per le domande che mi hai posto..! lo hai fatto apposta per mettermi in difficoltà..!!?? bel compagno di corso sei..!!!
      A parte gli scherzi, le foto messe volevano essere esemplicative della complessità della contrazione muscolare durante il movimento specifico calcistico (se avesi messo una mia foto si rischiava di non vedere neanche i muscoli…!!).
      Onestamente non so che tipo di lavoro abbiano fatto. Probabilmente lavori specifici di costruzione muscolare li avranno aiutati a raggiungere i risultati evidenti attualmente. Credo che la genetica sia comunque determinate in alcuni casi.
      Nei settori giovanili penso si debba puntare molto sulle attività specifiche comunque perchè soltanto grazie al miglioramento della “parte coordinativa” si possano raggiungere livelli di “forza specifica” sufficienti a creare le basi neuro-muscolari fondamentali per lo sport calcio.
      Sinceramente ho visto molti calciatori professionisti, magari non “Campioni”, avere strutture muscolare tutt’altro che impressionanti ma che esprimevano in termini di economia del “gesto in campo” grandi espressioni di “forza” e di “resistenza” ad essa. Diciamo che avevano ed hanno strutture muscolari sufficienti ad esprimere ciò che gli è richiesto dal gioco in termini efficienza.
      Come vedi i “dubbi” sono sempre tanti caro Daniele.
      un abbraccio e grazie

  9. Gianfranco Ibba 5 agosto 2013 at 15:17 #

    Ciao Marco , condivido e applico praticamente da sempre quello ” opero da oltre 20 anni in una società di calcio professionistica sia a livello giovanile sia di prima squadra ” che tu esponi nel video . Non raramente mi sono confrontato con colleghi spesso più giovani che arrivavano con lo staff dell’allenatore della prima squadra che tra forza in palestra con le macchine e lavori di ripetute ecc.. era difficile dialogare . Oggi grazie all’iniziativa di Roberto con il suo blog che rende possibile interfacciarsi con altri colleghi mi sto prendendo delle bellissime rivincite e mi sento meno isolato. Lo studio delle diverse discipline intrinseche alla teoria e la metodologia dell’allenamento non hanno significato se non applicate con quella logica che scaturisce dell’attenta osservazione di un fenomeno. Sono però convinto che le ultimissime genarazioni di Allenatori fisici riusciranno a rompere con il passato e questo grazie anche al contributo di qualche giovane-vecchio come noi ”Grazie Marco”.

    • marco oneto 6 agosto 2013 at 13:22 #

      Ciao Gianfranco
      se non erro lavori per il Cagliari e quindi avrai visto “molto e molti”..!! Penso che in questo momento storico del nostro calcio, (giovanile e non, professinistico e non) bisogna avere il coraggio di affermare, con dati tra l’altro “inconfutabili”, che alcune metodologie (e quindi mezzi di allenamento) non devono più essere considerate in modo ormai stra-superato ma riviste con semplicità e chiarezza in modo tale da spazzare via gli alibi, le incongruenze “scientifiche”, gli stereotipi, i modi di dire che spesso rendono noi italiani dei maestri in questi ambiti.
      Sicuramente abbiamo una scuola di preparatori invidiata da molti paesi ( avendo lavorato all’estero ho potuto constatare questo) ma se non proviamo ad “andare oltre” penso che faremo fatica a rimanere al passo con gli altri. Come dicevi tu però, grazie alla nascita di un sito “avanti” come questo credo si potrà mettere in funzione i nostri “muscoli del cervello” per orientarli verso idee e proposte nuove, interessanti ma estremamente efficaci..!
      Grazie a te e buon lavoro

  10. francesco petrarca 22 agosto 2013 at 10:45 #

    Ciao Marco. Complimenti!!

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