Una esperienza di allenamento funzionale nel kayak: il BINARIO (by E. Introini & R. Colli)

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Oggi vogliamo riportare un'esperienza di circa 20 anni di utilizzo di uno strumento di muscolazione per il kayak: il binario. L'idea nacque nella palestra di Claudio Schermi a Roma credo agli inizi degli anni '90 dove naturalmente non avevamo neanche idea di cosa fosse l'allenamento funzionale, ma eravamo dediti ancora ai miti del massimale, della forza generale. Ma avevamo idea che continuare a lavorare sulle trazioni o spinte simmetriche non fosse la strada corretta, quindi ci ingegnavamo per studiare cose alternative, come non sviluppare più la forza resistente in palestra, come calcolare il lavoro per colpo che poi il CT Perri anni dopo con qualche fuoriuscito ha cercato di copiarci e di attribuirsi il merito, dimostrando nella pratica che non sapeva neanche utilizzarlo, ed appunto cercare qualcosa di asimmetrico sul lavoro in palestra che ci sembrava sempre più adatto al canottiere piuttosto che al canoista.
Tutto quello che è successo in seguito nasce da queste necessità e secondo noi, vi dà la traccia per come cercare di ragionare nel singolo sport specifico, naturalmente trovando soluzioni diversificate ed utili a ciascuna disciplina. Il racconto di cui oggi vi diamo conto è solo la metà di quello che vogliamo dire, infatti nella seconda parte ci saranno forse più numeri e meno filmati atti a motivare le nostre scelte, che cambiano ogni anno per migliorarsi e per dare agli atleti sempre stimoli logici ma diversi.
Il raccogliere i dati di quello che facciamo e soprattutto gli effetti sono la vera ricerca dell'allenatore che deve capire cosa succede oltre che con le sue intuizioni anche con dei riscontri oggettivi, a volte anche solo qualitativi come le riprese filmate delle variazioni del movimento. In poche parole non allenare più una trazione ma un'azione di torsione vera e propria, oltre a smontare il mito del grande sovraccarico che troppo spesso ci fa compiere movimenti sbagliati inefficaci per l'obbiettivo di sviluppo di quella catena cinetica specifica in termini spaziali, attenzione, non temporali.

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