Principi di allenamento della forza funzionale nel calcio: 1a parte (Andorlini, Tafani, Puleo)

 

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Il blog oggi si arricchisce di un lavoro di due grandi professionisti come Alberto Andorlini e Fabrizio Tafani, supportati da un giovane di belle speranze come Giuseppe Puleo, che lavorando tutti i giorni a stretto contatto al Palermo calcio; ci forniscono oggi una selezione di tutto ciò che può interessare il fenomeno dell'allenamento funzionale, indirizzato alla forza del calciatore.
Questa prima parte contiene una selezione dei principi utilizzabili dell'allenamento funzionale. La seconda parte sarà piena di applicazioni che si basano su questi principi. Credo che data la qualità degli autori, non vi sfuggirà l'importanza di sentire piu volte questo audiovideo ed il prossimo. Il mio ringraziamento personale agli autori perché so che non è facile durante un campionato ritagliarsi lo spazio per fare un audiovideo di grande qualità come è questo, e che ciò sia da stimolo anche ad altri.

9 Responses to Principi di allenamento della forza funzionale nel calcio: 1a parte (Andorlini, Tafani, Puleo)

  1. carlo voltolini 20 febbraio 2014 at 12:06 #

    Buongiorno Prof. Tafani. Prima di tutto complimenti per l’audiovideo. Con grande soddisfazione ho accolto la vostra presentazione perché credo consenta di fare ordine e chiarezza in merito a ciò che effettivamente è l’allenamento funzionale e, soprattutto, come questo termine inizi già ad essere superato in favore dell’ “allenare il movimento” del quale Alberto è sicuramente uno dei principali promotori.

    Premesso che concordo su tutto, soprattutto sul concetto della riduzione del costo energetico, che avete spiegato magnificamente, volevo condividere un dubbio che mi accompagna da diverso tempo, dibattuto anche con Alberto senza arrivare ad una conclusione precisa.

    Se è vero che attraverso l’allenamento funzionale sia necessario proporre esercizi/movimenti che mimano i movimenti reali sport-specifici, allenando “solo questi” (che sono milioni, non fraintendetemi), non si corre il rischio di perdere o dimenticare abilità motorie, con conseguente mobilità articolare, forza ad angoli diversi non esplorati ecc,ecc, che invece, anche se non esattamente specifici, potrebbero essere richiamati, stimolandoli, nella nostra memoria motoria?

    Sottolineando che se ho necessità di sviluppare principalmente forza orizzontale, la maggiore quantità di lavoro sarà rivolta in quella direzione, personalmente credo, nei confronti della forza, che si possa incidere notevolmente proprio lavorando sul movimento a 360° spostando il concetto dall’ “ALLENARE” al ” PRE-ABILITARE” come dice lo stesso Alberto, anche se questo è un concetto più di natura filosofica sulla nostra professione.

    Mi scuso per la domanda un po’ contorta e aspetto con ansia il prossimo audiovideo.

    Nel frattempo rinnovo i complimenti per il vostro splendido contributo.

    Carlo Voltolini

    • fabrizio tafani 20 febbraio 2014 at 18:43 #

      ciao Carlo,
      innanzittutto ci fa enorme piacere che il nostro audiovideo proposto sia stato utile….il nostro pensiero deve essere inteso soltanto come uno stimolo per la nostra categoria al fine di ragionare e migliorare i concetti e le proposte che quotidianamente presentiamo ai nostri atleti/calciatori….
      la tua riflessione è condivisibile, pero reputo che sia utile soprattutto nelle fasi lontane dalla prestazione (la nostra proposta riguarda calciatori professionisti di alto livello) e/o soprattutto nella fasi evolutive….le fasi sensibili sono dal mio punto di vista le migliori per sviluppare le varie abilità motorie che andranno a costituire le basi per i successivi lavori….questo è il mio pensiero…
      un caro saluto con la speranza di aver risposto in idoneo alla tua domanda

      • carlo voltolini 20 febbraio 2014 at 21:30 #

        Grazie mille! Buon lavoro!!!

    • alberto andorlini 21 febbraio 2014 at 10:36 #

      Caro Carlo, ti ringrazio della presenza. Come sempre. E ringrazio il prof.Colli per le impagabili occasioni di confronto e di condivisione.

      Mi inserisco nella discussione. Mi perdonerai, se per risponderti, parto da molto, forse troppo, lontano. Anch’io ho i tuoi stessi dubbi. E per allenare, cerco di farmi toccare e attraversare da tutte le domande possibili. Per questo indugio spesso su contorsionismi concettuali che mi permettano di … aprire più strade.

      Nel mio pensare, mi riferisco sempre a due termini: Forma e Funzione; termini più vicini al mondo del Design, lo sappiamo, che non alla Scienza dell’Allenamento. Ma “Forma” e “Funzione” – niente più che due semplici termini – diventano elementi cardinali nel processo allenante. Avvicinare i due termini a strutture basilari quali Corpo, Movimento, Esercizio e Attrezzo per l’Esercizio; e – soprattutto – definire che cosa intendiamo per Forma e Funzione di ciascuna di queste strutture, mi porta a seguire delle rotte operative in linea con l’obiettivo che mi pongo.

      Cerca di avere pazienza con me e permettimi una riflessione che è quasi uno scioglilingua.
      La disquisizione, da terminologica diventa pratica, quando iniziamo a intravedere la possibilità di abilitare la Funzione del sistema Corpo per mezzo di varie Forme di Movimento, di Esercizio e di Attrezzo e, parimente, quando, attraverso le Funzioni proprie del Movimento, dell’Esercizio e dell’Attrezzo, giungiamo a indurre modificazioni nelle Forme del Corpo.

      Ora: viene da chiedersi: perché la Forma e perché la Funzione?
      Per rispondermi/ti, e per cercare di essere più chiaro possibile, riduco il campo a due soli elementi. È mia opinione che soltanto riconoscendo al Corpo e al Movimento, Forme e Funzioni proprie, si possa pensare di individuare la matrice distintiva del nostro percorso, di diversificare la proposta, di organizzare una progressione consecutiva e consequenziale. Ovvero posso scegliere di: 1) allenare la forma del corpo attraverso la forma dei movimenti; 2) la funzione del corpo attraverso la funzione del movimento ; 3) la forma del corpo attraverso la funzione del movimento; e, 4) la funzione del corpo attraverso la forma del movimento.

      Ovviamente, il limite della proposta è dato da che cosa si intenda per Forma e Funzione del Corpo e Forma e Funzione del Movimento. L’ipotesi che seguo, prevede che: 1) la Forma del Corpo sia quella di una struttura biotensile; 2) la Funzione del Corpo sia la vita di relazione; 3) le Forme del Movimento siano gli 8 movimenti fondamentali; e 4) le Funzioni del Movimento siano l’equilibrio, la relazione con persone e cose, la finalizzazione meccanica ed energetica del gesto e l’ampliamento della zona di confort.

      Se invece la tua ipotesi Carlo, (e mi riferisco non all’Ipotesi Assoluta, ma anche a quella contenuta in una singola unità di allenamento) dovesse essere quella per cui:
      • la Forma del corpo rimane quella di una struttura biotensile;
      • la Funzione del Corpo è quella dell’uso più proficuo ed economico della Forza orizzontale;
      • la Forma del Movimento/Esercizio è quella dell’esercitazione globale;
      • la Funzione del Movimento/Esercizio è quella dell’interiorizzazione di risposte, derivante da stimoli orientati all’uso di Forza orizzontale,
      allora, il tuo lavoro consisterebbe nel definire i contenuti più adatti a “disegnare” gli esercizi, secondo una logica sequenziale e consequenziale che dal più semplice guidi verso il più complesso, e dal più facile al più difficile.

      Nella realtà operativa ti troveresti a lavorare sul Movimento, ne staresti analizzando le variabili spazio temporali a 360°, lo staresti arricchendo di tutte quelle che sono le sue potenzialità meccaniche, coordinative ed energetiche, concentrandoti però su uno spettro motorio specifico. In pratica non staresti insegnando …lo squat, ma staresti allenando l’abilità di accovacciarsi in situazioni variabili, limitatamente all’uso che il tuo atleta può e riesce a fare dello squat nella sua disciplina, ampliandone plasticità e adattabilità e aumentando la sua resistenza ad agenti stressanti.

      Un abbraccio grande.

  2. Alfredo Genco 20 febbraio 2014 at 12:08 #

    Complimenti per l’audiovideo e l’essenzialità dei concetti espressi, che molti confondono ancora.
    Prof. Tafani volevo chiedere, quella % del 10-15% di lavoro tradizionale di cui ha parlato per un primo periodo, può essere intesa come un “ri-condizionamento” iniziale nel primo periodo preparatorio, per quanto riguarda una prima squadra. E per un settore giovanile? Su un gruppo Allievi per esempio?
    Secondo me quella % potrebbe aumentare un pò, al fine di istruire i ragazzi ai “movimenti”, e i lavori tradizionali (non sicuramente la leg press o la leg exstension) possono aiutare i ragazzi a progredire nell’allenare il movimento prima in maniera “più guidata” e poi con elementi progressivamente più complessi a livello coordinativo?
    Sempre tenendo presente il livello di partenza del gruppo da un punto di vista coordinativo e di controllo motorio dei gesti che vogliamo proporre. Grazie e ancora complimenti.

    Alfredo Genco

    • fabrizio tafani 20 febbraio 2014 at 18:59 #

      ciao Alfredo,
      grazie per i complimenti…l’audiovideo proposto riguarda una squadra professionistica di alto livello che presuppone quindi che i vari componenti della rosa abbiano alle spalle un vissuto motorio piuttosto ampio e variegato…come dicevo nell’audiovideo la cosa piu importante è inizialmente quella di verificare le capacità e le limitazioni di ogni singolo calciatore e di tracciare successivamente un piano di lavoro individualizzato che tenga conto di tali aspetti….la sequezialità e la consequenzialità sono gli aspetti che devono essere tenuti bene a mente….la progressione didattica deve essere precisa al fine di rendere effettivamente proficue le nostre proposte (ti faccio un esempio se vedo che un mio atleta non esegue bene lo squat non potrò “costringerlo” ad eseguire delle girate..farei solo danni…cercherò quindi di verificare le sue limitazioni funzionali cercando di correggerlo per poi passare allo step successivo….con ragazzi in fase evolutiva tale aspetto assume secondo me ancora più importanza)…..
      quindi posso dirti che le percentuali non possono essere stabilite a priori ma vengonodeterminate in base alle capacità dei calciatori che abbiamo di fronte…spero di essere stato soddisfacente e ti ripeto questo è soltanto il mio punto di vista che non vuol dire che sia scienza esatta…
      un abbraccio

  3. Armandofucci 20 febbraio 2014 at 21:27 #

    Fabrizio, complimenti . Aspetto con piacere e curiosità la seconda parte. Un ulteriore passo avanti , grazie al blog di colli, il fatto di parlare sempre di più di concetti importanti, che nel calcio stanno prendendo sempre di più piede.
    Approfitto del momento per ringraziare sempre di più Colli. Ogni giorno dialogo e mi confronto con molte persone che lavorano nel calcio, e mi rendo conto sempre di più delle grosse carenze e dei luoghi comuni che sopravvivono . Perciò quello che sta facendo Colli é , per me, una vera e propria ” missione”! Buon lavoro Fabrizio, a te ed agli altri coautori del l’audio video.

    • Fabrizio Tafani 20 febbraio 2014 at 22:50 #

      Caro Armando grazie per la stima nei miei confronti che so essere sincera e senza altri fini….concordo con te per quanto riguarda il prof Colli….è sempre stato un passo avanti a tutti…e grazie al blog ci ha consentito di fare finalmente un passettino in avanti anche a noi…ti abbraccio e complimenti a te e al tuo Savoia per lo splendido campionato che state disputando…un abbraccio

  4. yuri fabbrizzi 21 febbraio 2014 at 15:08 #

    ciao fabrizio, ciao alberto, ciao giuseppe
    intanto sottolineo che per noi che tentiamo di lavorare così, è un gran ripasso…
    volevo affrontare però il discorso sulle correzioni, di cui abbiamo leggermente parlato con fabrizio a firenze, cosa intendete per correzioni e quando le inserite in funzione a cosa le inserite? al movimento della corsa o del gesto specifico che volete perseguire, oppure ad una teorica postura che magari è perfetta ma non lo è per quella persona che ha sempre fatto un movimento errato ma senza avere avuto mai problemi?magari si può rendere più economica quella persona anche rischiando di cambiare la sua memoria motoria? oppure si amplia la sua memoria con un gesto nuovo?
    poi altra domanda, ma se una persona non esegue “correttamente” lo squat, non gli fate fare le girate al petto con bilanciere o gliele insegnate senza bilanciere perchè cmq è una nuova memoria?
    spero di essere stato meno contorto di alberto!grazie e scusate se rompo sempre…
    yuri

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