Allenamento per la forza funzionale nel calcio (Tafani, Andorlini, Puleo) – conclusione 3a parte ma anche un quesito da un nostro sottoscrittore…

L'audiovideo è solo per i sostenitori del blog, informati sulle modalità di sottoscrizione. La sottoscrizione senza il versamento verrà cancellata. Non verrà data alcuna risposta alle email o commenti o richieste di informazioni di non sostenitori del blog. Se sei già sostenitore, effettua il login. Oggi oltre ad ultimare la 3a parte dell'allenamento funzionale della forza nel calcio (molto pratica oggi e piena di filmati esplicativi), voglio mettere una email che mi è arrivata ormai da 15 giorni da un nostro collega, ma che rimane a mio avviso attuale su cui possiamo discutere ed anch'io dirò la mia. Caro prof. sono MB (dal profondo SUD) preparatore professionista, l'argomento sul quale le chiedo un parere non è attinente alle tematiche trattate, ma ci terrei  tanto a conoscere il suo parere in merito a due episodi analoghi verificatisi recentemente e secondo me passati sotto eccessivo silenzio. Vengo al punto: l'allenatore del Milan Seedorf, che io ammiravo non solo come calciatore, ma anche per le sue dichiarazioni fino ad ora mai banali, questa volta, mancando oltretutto di stile, secondo il mio parere è caduto nella banalità, dicendo di aver trovato al suo arrivo al Milan una squadra mal preparata fisicamente. Possibile a questo punto della stagione quando l'intera rosa ha disputato almeno 20 partite a testa? Nessuno gli ha risposto per le rime, tantomeno Allegri. Qualche giorno dopo, o prima, non ricordo esattamente, Prandelli altro tecnico che considero tra i più preparati, ci fa sapere che la sconfitta contro la Spagna è solo colpa della condizione fisica. Anche stavolta nessuno che gli risponda che non siamo a Settembre (tra l'altro le cattive prestazioni della Nazionale in quel periodo hanno già sempre questo alibi), e nemmeno a Giugno mese nel quale qualche calciatore potrebbe arrivare realmente "cotto", ma a Febbraio, nel pieno della stagione agonistica, mese nel quale la condizione fisica dovrebbe essere al culmine. Perché qualcuno non prova a spiegare a Prandelli e a Seedorf, che capita che l'avversario è superiore perché ha più qualità, è più organizzato, e soprattutto "mentalmente" fa meno fatica perché più abituato a riorganizzarsi una volta persa palla (le famose fasi di transizione)? Ad esempio ho visto giocatori della qualità di Iniesta aggredire l'avversario più vicino una volta persa palla, ed il nostro Cerci fermarsi ad aggiustare i capelli nella fase analoga. Mi sembra che questa "qualità" dello scarica-barile (in questo caso sui preparatori fisici), sia una caratteristica di noi italiani e che mister Seedorf ha appreso completamente, è anche la via più comoda perché scaricando le responsabilità sugli altri, si evita di mettersi in discussione e di provare a ragionare per risolvere le difficoltà. Ma questo è il mio pensiero; ci terrei tanto a conoscere il suo che considero "vangelo". Se trovasse un po' di tempo le sarei grato. Un abbraccio con stima e riconoscenza. MB

8 Responses to Allenamento per la forza funzionale nel calcio (Tafani, Andorlini, Puleo) – conclusione 3a parte ma anche un quesito da un nostro sottoscrittore…

  1. Alfredo Genco 7 aprile 2014 at 11:22 #

    Ancora complimenti Prof. Tafani, Andorlini e Puleo…
    Un percorso esplicativo e di notevole interesse, posso dire che avrei voluto ascoltare e provare tali proposte nelle sedi in cui si pensa di conoscere tutto e dove il concetto di “pesistica adattata” (spiegata da qualcuno che sembrava fare pubblicità a questa o quella federazione) non ha lo stesso significato sviluppato e argomentato in maniera validissima in questi audiovideo. Grazie ancora a chi permette tutto questo, alla reale crescita e ad un sano confronto tra tutti noi….grazie Prof Colli.
    Direi che tale tematiche vadano arricchite sempre di più, proprio come lo si è fatto con l’aspetto metabolico con GPS.
    In quanto alle affermazioni di Prandelli, Seedorf ecc, io penso che fin quando si ragionerà sempre a compartimenti, aspetto fisico da una parte e aspetto tecnico-tattico dall’altro tale scarico-barile ci sarà sempre. Infatti ritornando alle sedi della “sapienza”, e lì che si dovrebbe mutare questa concezione e far capire come sia molto utile supportare il lavoro dell’allenatore in modo da poter valutare tutte le componenti che possono condizionare la prestazione dei calciatori in campo in relazioni alle loro caratteristiche, ai modelli tattici adottati ecc. E’ semplice giustificare una prestazione tecnico-tattica scadente con ” non siamo in condizione” , o allo stesso modo dire “il livello tecnico è basso” con la palla non si raggiungono certi obiettivi…..il difficile è riuscire a trovare le giuste soluzioni e poterle modulare in relazione al gruppo che si allena…

    • laltrametodologia 7 aprile 2014 at 15:08 #

      Ciao Alfredo ho sempre creduto che sia piu utlie e opportuno portare argomenti e opinioni suffragate da dati al fine di stimolare gli altri a incuriosirsi dei problmei e a cercare di trovare poi una strada personale per risolverli . Altri invece pretendono di dare il verbo con 4 cazzate studiate male senza tra l altro mai averle portate sul campo in maniera seria , e cosi la loro insicurezza di base viene celata dietro la pseudoscientificità .
      Per il discorso di MB porto alla vostra attenzione che molto spesso non è neanche vero che la squadra corre di meno : mi faccio le matte risate quando sento i nostri commentatori che dicono delle cazzate mondiali su una squadra che non corre e poi guardando la potenza della videoanalisi di quella partita ti accorgi che succede tutto il contrario .
      Quante volte avete sentito che la squadra è calata nel 2 tempo ed invece rispetto all’altra la sua potenza media è piu alta . Se intanto un preparatore non accettasse i complimenti quando gli dicono “COME CORRE LA TUA SQUADRA !!” oppure ” nel 2 tempo li abbiamo massacrati merito della preparazione ” staremmo gia un pezzo avanti .
      La squadra migliore è quella che vince correndo di meno ma occupando meglio gli spazi e facendo scelte tattiche individuali e di squadra sensate . Quello è l obbiettivo basta pensare cosa succede quando una squadra di livello inferiore gioca con una di una o due serie piu alte : è obbligata a correre di piu perche gli altri invece fanno coorere la palla in modo ottimale .
      Ricordiamoci che la potenza di squadra dipende da molti giocatori che si muovono senza palla , mentre il telecronista vede sempre solo la palla e dintorni e quindi si fa un idea sbagliata del giocatore “che ha gamba” . Mi viene una tristezza profonda . Cominciamo a rifiutare l’etichetta di chi fa correre la squadra , lasciamola a quei poveri di spirito che lo insegnano a Coverciano .

  2. marco paolinelli 8 aprile 2014 at 17:23 #

    Sono sempre poche e insufficienti le parole per ringraziare il prof. Colli per la sua opera, straordinaria per il livello teorico, scientifico e pratico dei lavori generosamente resi disponibili attraverso il blog; invece, il mondo della conoscenza e della formazione è stitico o accessibile solo a costi elevati e i soldi così spesi spesso non valgono l’investimento culturale scelto.
    Per quanto riguarda il micro dibattito scaturito dalla lettera di MB, mi limito semplicemente a ricordare un libro di oltre 10 anni fa, i cui autori sottolineavano criticamente la necessità di una impostazione completamente diversa dell’allenamento calcistico (senza differenziare l’aspetto condizionale da quello tecnico e tattico) rispetto a quello del tempo, peraltro molto simile a quello odierno, in sostanza la necessità di un approccio nuovo e al tempo stesso antico: “Ritorno alla prassi” (W. Bragagnolo e altri) è il titolo in qualche modo profetico, che consiglio a quanti non l’avessero letto per l’originalità culturale, rispetto alla tendenza dominante dell’epoca, e per la chiarezza delle idee e dei principi esposti; un testo di formazione per studenti di Scienze Motorie e per allenatori e preparatori all’inizio della loro esperienza.

    Marco Paolinelli

  3. armando fucci 8 aprile 2014 at 19:20 #

    Complimenti sinceri. Audio video stimolanti che daranno a tutti noi tantissimi spunti lavorativi . Grazie ancora a Fabrizio ed agli altri stimatissimi autori.

  4. emanuele tononi 9 aprile 2014 at 10:42 #

    Cogliendo l’occasione per fare i miei complimenti agli autori Prof. Tafani, Andorlini, Puleo e al Prof. Colli promotore di questo ottimo e stimolante lavoro sull’allenamento della forza funzionale nel calcio, volevo intervenire anche io sull’argomento emerso nella mail del nostro collega MB.
    Credo che tutti coloro che lavorano nel nostro campo abbiano già sviscerato “intimamente” la questione e che il confronto sia molto interessante perchè possono emergere molti punti di vista e molte sfumature di pensiero.
    Credo di dire una cosa banale se penso che sia un errore valutare una prestazione cercando di smembrarla in diverse sotto-prestazioni per trovare una spiegazione (il grande Velasco ha parlato per anni in modo approfondito di cultura (o sub-cultura?) degli alibi). Io voglio guardare oltre e penso che il problema sia molto più vasto, che vada ben oltre il “la squadra non è preparata fisicamente”, “la squadra non corre”. Trascurando il fatto che le due situazioni andrebbero sviscerate separatamente perchè si tratta da una parte di un club che probabilmente dovrà essere rimesso in ordine nel profondo a cui mancano diverse cose e ora attaccarsi alla condizione fisica mi sembra davvero fuori tema. Altro discorso può essere fatto per la nazionale. Il problema dal mio punto di vista è sistemico, culturale. Io credo che sia necessario cambiare alcuni principi di allenamento, alcuni riferimenti storici che abbiamo sempre letto nei libri di metodologia e che dal mio punto di vista siano anacronistici. E’ l’ora di smettere di pensare che una squadra sia in salute se ha determinati parametri fisici come se fossero predittivi di uno stato di salute. La salute del calciatore è molto più complessa e passa per forza di cose anche attraverso l’educazione al movimento, l’educazione al movimento specifico sul campo, al movimento tattico, agli aspetti cognitivi che coinvolgono il soggetto in ogni momento della sua prestazione. In particolare sono convinto che sia l’ora di iniziare ad insegnare calcio nel settore giovanile attraverso un nuovo sistema che privilegi la crescita affettiva, psicologica, non solo corporea, che insegni la cultura della vittoria ma anche quella della sconfitta, che vada oltre il passato e si proietti con coraggio verso il futuro mettendosi nelle mani di professionisti competenti (“Per fare il fantino non necessariamente bisogna essere stati cavalli”). Il vero problema è che manca tutto quello che ad alto livello non puoi vedere se prima non hai operato in modo serio e trasversale in età giovanile.
    Se quando perdo palla faccio altro anzichè pressare il portatore (magari andando in avanti marcando gli appoggi in modo ordinato) è un problema di idee, di sapere cosa devo fare, dove devo spostarmi e in che modo, di cioè che mi è stato insegnato per anni. Questa è secondo me la vera rivoluzione che va messa in atto: studiare, approfondire, prendere spunto anche da altri contesti, creare un modello, un nuovo sistema di principi, innovativo e funzionale alle richieste del campo e che sia condiviso e gestito assieme all’allenatore senza soluzione di continuità. Un caro saluto a tutti.

  5. Francesco Veltri 10 aprile 2014 at 08:38 #

    Discorso MB…c’è bisogno di allenatori che studiano!io e molti colleghi stiamo perdendo le dita a parlare di allenamento e “periodizzazione tattica” su facebook.Risultato?provare a svegliare qualche coscenza.Un po come succede nel film Matrix quando deve scegliere fra pillola blu e pillola rossa.Magari scoprendo che il ruolo del preparatore non è più “atletico” ma altro e che l’allenatore,o meglio,il capo tecnico della squadra, deve creare esercitazioni in funzione di un modello di gioco,degli avversari,ecc…Forse se i nostri cari tecnici imparassero da gente come Mourinho e altri saremmo qualche passi avanti,invece di studiarsi le interviste da fare.
    Passo al commento sull’audiovideo.Prima faccio i miei complimenti agli autori dato la mole e la qualità di lavoro esposto.
    Però vorrei porre l’attenzione sugli ultimi due esercizi visti…
    Effettivamente sono movimenti molto vicini a quello che fa un difensore.Ma il mio dubbio riguarda sul sovraccarico e quindi sulle forze da vincere.Il peso che vado a mettere sul soggetto aumenta la componente di forza verticale e non di quella orizzontale.Non sarebbe più corretto ripetere lo stesso movimento con una carrucola dove il compagno dall’altra parte fa un leggera resistenza…direi anche gli elastici solo per quanto riguarda la direzionalità,ma non per il tipo di forza visto che aumenta in modo inverso come abbiamo visto dagli audio di colli, e la stabilizzazione dinamica…
    Ps Ci tengo a precisare che il mio è un commento al movimento .Lo so che la forza è una…che il movimento è tridimesionale…che a sua volta la forza è divisa in diverse componenti…ecc

  6. Giorgio Zito 14 aprile 2014 at 16:16 #

    Innanzi tutto voglio ringraziare Il Prof. Colli per questa magnifica opportunità di confronto e di aggiornamento che ci permette di crescere nella nostra professione quello che sto imparando seguendo il Blog mi da gli stimoli giusti per proseguire un percorso in questo lavoro.
    Per quanto riguarda i video sulla forza funzionale faccio i miei complimenti ai Prof. Tafani, Andorlini e Puleo che con il loro contributo hanno portato alla nostra conoscenza le loro esperienze di campo che rendono sempre più chiaro il tipo di obbiettivo da perseguire con il lavoro funzionale. In merito alla mail del collega MB sono completamente d’accordo con quanto dice il Prof. perchè con un occupazione migliore degli spazi e sopratutto fatta con i tempi giusti il giocatore si muove in maniera più intelligente ed economica. Tutto questo supportato da una organizzazione tattica collettiva ed individuale fa la differenza. Ciò naturalmente non vuol dire che la squadra non fatica ma sicuramente non corre dietro ad un pallone senza motivo. Poi per esperienza personale posso dire che avendola incontrata più volte ( nel Calcio a 5) la nazionale spagnola in generale nel calcio è maestra in questo tipo di organizzazione e un allenatore attento dovrebbe saperlo e trovare le contromosse per evitare dispendi di energie inutili !!!!
    Invece di lamentarsi solo della preparazione atletica !!!
    Un saluto a tutti
    Giorgio Zito

  7. fabio Cavargini 1 novembre 2014 at 12:34 #

    Salve a tutti, riguardo a quanto esposto da MB mi sento di esprimere il mio pensiero in quanto concordo con quanto da lui sostenuto nel dire che quando le cose non vanno come dovrebbero e la barca affonda, moltissime volte la colpa viene addossata a chi si occupa della componente fisica della squadra, ovvero a tutti noi preparatori fisici. Ma questo è il minore dei danni tanto oramai è un luogo comune e non ci faccio neanche tanto caso, ma secondo me la cosa peggiore spesso è che molti di quelli che sottotraccia addossano responsabilità a cali di forma e prestazioni scadenti forse dimenticano il fatto che la condizione fisica migliora o peggiora anche nello svolgere lavoro tecnico/tattico in quanto per lo meno in Italia vquesto viene svolto spesso e volentieri a due all’ora, ad intensità scadenti direi molte volte imbarrazzanti e che puntualmente salla fine il tutto si paga in ambito europeo, contro squadre con una mentalità diversa dalla nostra e fatta di sacrifico, intelligenza tattica e predisposizione al gioco, chiaramente supportate anche da notevoli doti tecniche che non guastano mai. Per come la vedo io se vogliamo cercare di migliorare e di risolvere i problemi dare colpe a destra e manca è poco costruttivo anzi distruttivo, pertanto iniziare a farsi un esame di coscienza tutti e proporre un modo di allenare veramente ad alta intensità nel contesto più specifico possibile è a mio avviso l’unico modo per creare un modo di interpretare il gioco del calcio più europeo e meno italiano.

s2Member®