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Di Maio: perché, come e quando allenare la forza orizzontale nel rugby (1a parte)

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A margine del seminario di Roma dell'Accademia preparatori fisici (APF) del 14/12/15 ho chiesto (volontariamente naturalmente) ai relatori dell'incontro di sviluppare degli audiovideo senza ristrettezza di tempo sugli argomenti trattati. In questo modo, in maniera meno affrettata,  si possono vedere sfumature che magari durante il seminario sono state perse. Questo lavoro potrà essere utilizzato sia per i sostenitori del blog (che già in buona parte erano presenti al seminario) che, se vorranno, da quelli dell'APF da distribuire ai partecipanti che non sono iscritti al blog ma erano al seminario.

Per seguire la stessa logica del seminario avrei dovuto cominciare io con la mia relazione (che dividerò appunto in 3 parti, ma la sto rifacendo e mi sta prendendo più tempo del previsto) ma voglio premiare la velocità di Riccardo Di Maio e pubblico subito la sua prima parte interessantissima sul perché scegliere di allenare la forza orizzontale nel rugby con alcuni dati sperimentali su cui riflettere molto approfonditamente nei prossimi mesi. Ricordo anche il contributo di Luigi Lucarini a questo lavoro per ciò che riguarda le analisi della forza sulle pedane ed encorder, necessarie per avere dei numeri per confermare o smentire le ipotesi in essere.

Il Rubgy a 7 nuovo sport olimpico: analizziamo il modello prestativo con i GPS (di Maio)

Anzitutto si chiama Rugby Seven ed è un nuovo sport olimpico: in pratica si dimezzano i giocatori del rugby, si lascia lo stesso campo e la partita si gioca in due tempi da 7 minuti. Viene naturale pensare che cambi tutto o quasi, quindi Riccardo Di Maio, l'unico in Italia che ha analizzato da oltre due anni tutte le particolarità dello sport a 15 - ed ora è il preparatore fisico di questa nuova disciplina - ha pensato bene di partire con il piede giusto. Ha analizzato questo sport con l'uso dei GPS in alcuni tornei della nazionale, ed ecco bella pronta una prima infornata di dati che fa invidia a quei 2-3 studi da vomito che ci sono in letteratura internazionale su questo argomento.

Già le pubblicazioni, ormai vero e proprio business per le case editrici. Questi studi pubblicati a pagamento, va detto, forniscono sempre meno informazioni utilizzabili e valgono meno della carta straccia. Tra l'altro facendo una banale ricerca su Medline ho visto che un mio ex studente, il più deficiente che avevo (che proprio non capiva un cazzo), adesso è diventato uno scienziato da molte pubblicazioni. Ma se le analizzi, si vede che sono pubblicazioni "per pubblicare" e non perché ci sia qualcosa di utile o interessante. E quindi le informazioni per poter allenare le dobbiamo cercare anche e soprattutto nella rete, e dobbiamo essere referee di noi stessi, nel senso che dobbiamo avere molto spirito critico in quello che leggiamo per capire se è una bufala oppure i contenuti sono accettabili.

Intanto Riccardo vi pone qui delle basi inconfutabili, basate sulla potenza metabolica e sui derivati che nel tempo abbiamo messo a punto, mentre nel rugby a 15 sapete che mettono i GPS ma hanno dei report con velocità e accelerazioni? Anni luce avanti... ma lo siamo su tutto mi sembra, mentre gli altri arrancano e dopo anni ripropongono minestre riscaldate di quello che noi già abbiamo fatto, detto, spiegato e utilizzato e in più molto migliorato dalla pratica e dalle sue necessità. Anni luce avanti, anche troppo, ma come rosicano...

Non vi precoccupate, vi ho dato una settimana di respiro sul discorso delle fibre veloci che diventano lente perché lo digeriate, dalla prossima ricominciamo; ora godetevi questo semplice ma istruttivo audiovideo sul rugby seven e grazie a Riccardo.

Di Maio: il test navetta rugby, una nuova proposta

Oggi un interessante audiovideo prodotto da Riccardo Di Maio che è un frequentatore abituale del nostro blog, oltre ad averne creato uno suo http://rdmtraining.altervista.org, dove potrete trovare tutta la sua produzione culturale sportiva mirata al rugby. In pratica si tratta di un primo approccio ad una modifica di visione della valutazione del suo sport, da sempre affetto da presenze oscure e da test (vedi il VO2max sulla bike) che sono già scimmiottati da altri sport che già di per se stessi non dicono nulla ma consentono a molti medici di sbarcare il lunario nel calcio.
In pratica riprendendo il modello di riferimento, con le sue azioni intense, medie e pause anche prolungate, Riccardo ci propone una sua prima idea con tanto di dati e confronti fatti anche, oltreché sulla partita, anche sul test Leger svolto dagli stessi giocatori. Penso che la strada sia tracciata e ricordandoci che l'unico test vero è la partita, sappiamo che dobbiamo affidarci a situazioni di allenamento standardizzate da testare dove vogliamo conoscere la specifica resistenza del nostro giocatore a queste continue variazioni di intensità in fasi di tempo limitate a 6-10 minuti (non quindi alla resistenza alla partita completa), e ripetere queste ogni periodo per determinare cosa è successo.

Allenamento funzionale e rugby: una proposta di Riccardo Di Maio per allenare in maniera integrata la mischia

In perfetta sintonia con il seminario di Ostia sull'allenamento della forza funzionale a cui ha partecipato, Riccardo Di Maio ci ha inviato un suo lavoro di allenamento sulla mischia del rugby che reputo un'ottima base su cui ragionare per allenare il movimento tecnico in maniera funzionale, in sinergia con anche le componenti strutturali che nel rugby sono fondamentali da mantenere. Analizzare le scelte fatte in base alle motivazioni del modello tecnico è decisivo e Riccardo qui lo riporta con dovizia di particolari e di esercizi proposti, ottimo lavoro.

Per il resto oggi ci stiamo preparando per andare a Cadelbosco dove ci aspettano 70 persone e speriamo che il tempo non ci tradisca visto che abbiamo una buona porzione di parte pratica con i giovani della società locale. Pensiamo sia proprio un buon modo per poter esporre con calma sia tutti i dati che concorrono a formare il modello di prestazione, sia vedere come questi punti cardine vengano posizionati nella costruzione dell'allenamento tecnico e tecnico-tattico. E poi insieme leggeremo i dati che escono dal GPS e li interpreteremo, in modo da confrontarci sulle priorità e le modalità di lettura che originano sulla tavola sinottica, con qualche novità presente nella prossima versione del software aggiornata che speriamo sia disponibile per tutti entro giugno.

I cambi di direzione (CdD) nel rugby: quantità e qualità – (2a parte) di Riccardo Di Maio



L'audiovideo è per tutti mentre per i sotenitori del blog c'èè il Pdf che contiente tutti i dati e la tabelle descritte ,in modo da poterle leggere e studiare con maggiore attenzione e visibilità , informati sulle modalità di sottoscrizione.
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Molto ben accolta è stata la prima parte del lavoro di Riccardo di Maio sui CdD nel rugby, debbo dire migliore dell'audiovideo sul modello del basket, che dimostra come oramai il basket sia uno sport in decadenza mentre il rugby, grazie anche alla cura mediatica federale, risulta più appetibile rispetto agli anni precedenti. Non ho visto però nei siti specializzati del rugby un grande commento e apprezzamento, spero ciò sia dovuto solo magari alla non conoscenza degli audiovideo che invito ai sottoscrittori a diffondere anche su facebook e condividere: secondo il mio parere contengono degli spunti molto interessanti su cui bisogna cominciare a ragionare visto che ho saputo che nella nazionale giovanile under 18 di rugby si fanno le ripetute sui 1000!!! Speriamo che con questi dati i responsabili di tale scempio vengano quantomeno sfiorati dal dubbio!
Un fortissimo complimento va ad Armando Fucci, a mister Bovienzo e al presidente dell'AIPAC campano prof. Varracchio, insieme ad un ringraziamento al Benevento Calcio per il seminario di Lunedì dove si è parlato (di fronte a 100 giovani assetati di moderne conoscenze e non di riedizioni di liturgie ormai stantie) soprattutto con la pratica sul campo di argomenti pragmatici, sostanziali e rivoluzionari che stanno prendendo sempre più piede in Italia, nonostante il grande freno che la cultura ufficiale sviluppa nei confronti della potenza metabolica e su tutto ciò che essa comporta.
La conoscenza dell'impegno durante le esercitazioni specifiche cambia di fatto il ruolo del preparatore fisico nel calcio e ne cambia totalmente le competenze, ma a Coverciano non se ne sono accorti...

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