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La valutazione con il jump monopodalico (1a parte)

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Dopo l'ottima presentazione (e discussione) sull'allungamento della catena posteriore sviluppata da Manzari - che credo proprio avrà un seguito congiunto con Gennaro e Christian Casella - oggi riprendiamo il discorso sulla valutazione dei salti, approfondendo in particolare i salti monopodalici.
Nessuna invenzione da parte mia tengo a ribadire, già da molti anni il prof. Vittori aveva inserito questo tipo di valutazione, e credo che sia stato Sepulcri prevalentemente con dati numerici riferiti all'altezza di salto, e poi Cuzzolin con valutazioni posturali dinamiche, che hanno aperto uno scenario importantissimo per la valutazione di questo specifico tipo di salto.
Personalmente ho solo approfondito l'argomento con migliaia di test effettuati con la pedana di forza, e confrontato alcune modalità di test, tutte comparate ai jump bipodalici ed ai lavori con sovraccarico, che esporrò sul blog con calma più avanti. Naturalmente mi sono anche personalizzato la modalità di somministrazione del test, che reputo uno strumento ancora più utile del jump bipodalico dal punto di vista delle informazioni numeriche e visive che fornisce. Ah dimenticavo, ma il test monopodalico non è stato validato quindi per gli pseudoscienziati non esiste, che idioti!!!

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Allungamento della catena posteriore: 2a parte (by G. Manzari)

Il bello di fare un blog è che puoi organizzare le cose come vuoi e cambiare anche a seconda delle risposte che vedi sull'audiovideo immesso, tramite i contatti, gli scarichi del video, ed anche i commenti. Oggi, contrariamente a venerdì, penso che sia un errore lasciare a metà il discorso e soprattutto la proposta operativa di Gennaro Manzari da applicare a dei giovani sportivi. Quindi la immetto subito, in pasto alle vostre curiosità.
Visto che si è aperto un bel dibattito civile, che mi farebbe piacere continuasse (se vi interessa inoltre nei commenti Gennaro ha fatto un ulteriore sforzo didattico approfondendo delle spiegazioni importantissime a mio avviso), intervengo anch'io dicendo le mie due cazzate e anche qualche piccola critica: la logica di Gennaro e Christian Casella credo sia da apprezzare, anzi da incoraggiare; non dobbiamo far entrare i mézièristi nel nostro lavoro ma dobbiamo far in modo che anche noi entriamo in possesso di semplici (!!) e ripetibili tecniche per la nostra attività riguardante l'allenamento, appunto facendo un corso specifico, oppure facendoci dare qualche dritta ben indirizzata - e motivata - da colleghi che lo hanno fatto (anzi potrei invitare Gennaro e Christian a fare qualche altra lezione pratica solo per i sottoscrittori su questa tecnica con qualche dettaglio in più). Continua a leggere Allungamento della catena posteriore: 2a parte (by G. Manzari)

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Allungamento della catena posteriore: il metodo Mezieres (da Gennaro Manzari)

Oggi, rispetto al previsto audiovdieo sui test monopodalici, reputo opportuno introdurre un lavoro sviluppato da Gennaro Manzari, un mio ex studente, ora laureato specialistico in scienze motorie che ci introdurrà in 2 puntate qualcosa che forse tutti conosciamo, ma pratichiamo poco, sempre attratti dal lavoro con i pesi e dai dati meccanici: intervenire in che modo e con che tempi sulla catena posteriore al fine di migliorare anche le prestazioni dei nostri giocatori. Effettivamente se avete seguito i filmati che accompagnavano la descrizione dei test bipodalici, vi sarete accorti che ogni giocatore aveva delle problematiche che in gran parte risiedevano in difetti della catena posteriore. Riuscire ad intervenire in questa direzione sia a carattere preventivo che di primo recupero, è uno dei punti chiave del nostro lavoro individualizzato, senza che questo faccia "parcheggiare" per troppo tempo il ragazzo dal fisioterapista.
Quindi Gennaro ha affrontato il problema da un punto di vista di chi ha inventato questo metodo, dando alla Mezieres il diritto di primogenitura sul metodo, e poi ha evidenziato alcuni aspetti tecnici del metodo. Nella seconda parte dell'audivideo - che pubblicheremo entro una settimana - troverete anche dei dati che ci potranno aiutare a capire come e quando intervenire senza stravolgere l'allenamento dei nostri ragazzi , ed ottenendo risultati numericamente importanti.

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L’evoluzione dei test di salto bipodalici (parte 3): analisi dell’allenamento

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Con questo, concludiamo solo la parte dell'evoluzione dei test bipodalici. Per i sottoscrittori loggati c'è anche un PDF di tutte le slide utilizzate dove potete guardare meglio i numeri. Subito da mercoledì comincereremo ad affrontare la parte riguardante anche i test monopodalici nelle sue varie forme.
Ripeto, questa è l'organizzazione dei test che adotto io, che vuole essere una sintesi tra i numeri che prendevamo prima, la nuova visione dell'angolo al ginocchio, e l'analisi del movimento. Il tutto per fornirmi la possibilità di operare nella direzione individuale: come noterete, adesso non hanno più molto senso quegli studi che ci fanno vedere le medie di evoluzione (come purtroppo avviene nella pseudo ricerca scientifica di chi non sa quali sono le esigenze dell'operatore), perché sono troppo parziali; il nostro compito attuale - e di prospettiva - è proprio quello di cucire addosso al nostro giocatore un programma che tenga conto dei molteplici aspetti, sia personali che dello sport. Continua a leggere L’evoluzione dei test di salto bipodalici (parte 3): analisi dell’allenamento

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L’evoluzione dei test di salto: 2a parte

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Mentre stavo per registrare l'audiovideo ieri, mi sono accorto che non avevo mai fatto dei conti su tutta quella marea di dati che ho raccolto nel corso della mia vita di valutazione funzionale, PER CIÒ CHE RIGUARDA GLI ANGOLI DI PIEGAMENTO IN RAPPORTO ALL'ALTEZZA DI SALTO. Quindi, ho dovuto sospendere, perché come al solito la curiosità l'ha fatta da padrone e non ho resistito. Ho passato circa una giornata a fare dei calcoli che debbo dire mi sono sembrati utili, per il fatto che ho tirato fuori dei dati interessanti. Intendiamoci, niente che non abbia già visto e compreso, ma come al solito, i dati non fanno altro che spiegare l'esistente però ti danno l'opportunità di farlo leggere anche agli altri in maniera abbastanza oggettiva. Chi sa solo far girare i dati ma non ha competenza sull'allenamento, chi si occupa di indici statistici sofisticati, di problemi di costrutto etc, non ha tempo per sporcarsi le mani, ma non ha certo la capacità di un allenatore di interpretare i fenomeni molto prima che arrivino i numeri a spiegare quello che ha già compreso da tempo. Continua a leggere L’evoluzione dei test di salto: 2a parte