Archive | Forza

Allenamento “in piedi” ed effetto sulla leg extension

Anteprima


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Nell'ambito della nostra saga sulla leg extension, oggi affrontiamo quali sono gli effetti del lavoro sulla forza del quadricipite "in piedi", quindi quello del lavoro unicamente di squat e affini (monopodalico e bipodalico) unito all'attività tecnica.

Voglio insistere su una cosa, l'unico motivo per cui può esistere negli sport di squadra l'uso di tale attrezzo, sta appunto nel poter verificare quant'è l'effetto che ho sul quadricipite da un determinato lavoro nelle diverse espressioni di forza che chiaramente deve avere aspetti funzionali al gioco. È totalmente privo di senso svolgere azioni di valutazioni su questa macchina idiota per determinare se un soggetto ha delle carenze tra i due lati se poi queste vogliono essere colmate con un lavoro su di essa, visto che come oramai sappiamo con certezza - ed in parte quest'audiovideo ve lo confermerà - che il lavoro "in piedi", ci garantisce un miglioramento di questo gap.
Non crediamo se non vediamo, bene, basta dotarsi di un modesto strain gauge isometrico per capire che migliorare il movimento ci aumenta la forza del quadricipite, mentre aumentare solo la forza del quadricipite non ci comporta un miglioramento nel movimento!!! Continue Reading →

Migliora la forza o la coordinazione? Un esperimento su spinte con bilancieri e manubri (Cipriani Colli)

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Lascio libero per tutti questo audiovideo (il PDF invece è solo per i sottoscrittori che invito ad effettuare il Login cliccando in alto a destra e seguenedo la procedura) perché penso che scatenerà molte riflessioni e quindi vediamo i commenti anche degli altri.
Mi rendo conto che questo argomento sarà indigesto a molti, che molti cercheranno disperatamente gli errori procedurali nell'esperimento svolto dal nostro gruppo con in testa Marcello Cipriani (del tutto scomparso sul blog… ), ma molti si dovranno rassegnare a ricordarsi quello che già oltre 30 anni fa Thorstensson aveva individuato in un semplice ma magistrale lavoro: se ti alleni allo squat, trovi miglioramenti nello squat ma non nella pressa e viceversa se ti alleni alla pressa ritrovi miglioramenti nella pressa e non nello squat. Continue Reading →

Forza Dinamica Massima: errori nell’interpretazione

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Oggi rientro nell'ambito della classificazione della forza e cercherò di fornire il mio contributo su un'altra espressione di forza: la Forza Dinamica Massima (FDM). Su questo, nel numero 9 della rivista Scienza e Sport c'è un articolo a firma di Silvaggi e Alberti (che conosco e reputo persone per bene) e Garufi che invece non conosco personalmente. Ad un certo punto gli autori affermano a pag 51 che la forza massimale si può definire come la capacità di sviluppare forza senza possibilità di modulare la velocità di esecuzione, riprendendo qui un concetto errato proposto da Bosco: sappiamo tutti che fino al 90-95% 1RM sono comunque in grado di modulare la velocità esecutiva (basta fare una prova con un encoder lineare) e solo con carichi molto prossimi al 100% non la moduliamo. Secondo loro quindi, con un carico dell'85% 1RM non si può modulare la forza, chiedetelo ai culturisti che ne fanno il loro pane quotidiano. La FDM è - sempre secondo loro - la capacità di sviluppare forza con la possibilità di modulare l'esecuzione (Bosco erroneamente dava questa indicazione con carichi inferiori all '85% 1RM e basta avere un encoder per vedere che si sbagliava). Continue Reading →

Forza reattiva: 3a parte

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Anzitutto vi ringrazio per i complimenti che mi state facendo sul blog per questi audiovideo sulla forza reattiva, ciò mi ha stimolato ad essere forse un po' più prolisso, ed anche stavolta non c'è l'ho fatta a completare l'argomento. Spero di fornire degli spunti per il vostro lavoro (specifico) perché i principi che trovate qui vanno poi applicati in rapporto al vostro sport di provenienza.
Oggi due i punti focali: i differenti angoli di impatto per i velocisti e i giocatori nella determinazione della stiffness ed il dubbio: ma come mai se applico più forza nel movimento di forza reattiva, anche a parità di angolo di un gesto esplosivo, poi l'altezza di salto non è nettamente migliore con il lavoro di forza reattiva? Qui qualche spunto per il nostro bioingegnere che sta in America ci sta: io non sono in grado di spiegarlo, ma se lui ha delle ipotesi sono pronto ad accettarle.
Il secondo punto forte (a mio avviso), sta nella comprensione che anche ad angoli più chiusi sviluppiamo eccome forza reattiva, soprattutto se i nostri gesti sono accelerativi - come avviene negli sport di squadra - e quindi abbiamo bisogno di spazio per accelerare.
Nel prossimo ed ultimo (almeno spero) audiovideo affronteremo il concetto del lavoro monopodalico sempre in ambito stiffness e vi darò anche la mia valutazione del lavoro isoinerziale (che continuo a non capire perché venga chiamato così) ed il suo rapporto con la forza reattiva, facendolo vedere come può essere utilizzato (a livello generale) anche per altri sport dove la forza reattiva non è presente nel gesto tecnico.
Il file PDF con tutte le diapositive utilizzate lo allegherò nell'ultimo audiovideo.

Forza reattiva: 2a parte

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Mentre stavo preparando l'audiovideo sulla forza reattiva mi sono reso conto di quanto profondo sia l'argomento, a cui forse non viene data la giusta importanza in termini anche di collocazione nelle metodiche di allenamento. Sicuramente la forza reattiva può essere collocata nelle vicinanze del lavoro funzionale, a differenza di lavori su altre espressioni di forza, visto che dobbiamo cercare di riprodurre "la storia che precede la contrazione" (come diceva Bosco). È interessante notare che come sempre la pratica ha preceduto la teoria, i lavori di Yuri Verkhoshansky hanno preceduto di oltre vent'anni la validazione scientifica, che come notiamo in questo e nel prossimo audiovideo (ebbene si ce ne sarà almeno un altro!), ha avuto delle falle e degli errori che solo nel corso degli anni si stanno rivelando tali. Ciò dipende anche e soprattutto dalle tecnologie di misura, ma anche da qualche presupposto teorico non considerato, come ad esempio la forza diversa ad angoli differenti al ginocchio che fu introdotto da Viitasalo sono nel 1985. Quindi, attenzione ad accettare supinamente i dati della scienza come la verità assoluta, perché essa è fallibile come l'occhio dell'allenatore e se la pratica contraddice la teoria, io scelgo sempre le indicazioni della pratica, perchè la teoria di solito viene studiata da chi non ha esperienza di campo ma si arroga una superiorità culturale assolutamente inesistente.
Armando Fucci mi ha inviato anche una precisazione graditissima, il lavoro di Verkhoshansky ricevette il nome di Schlag Metod in tedesco che ha vari significati come: eccentricità, botta, colpo, fendente e ne spiega la nostra traduzione in metodo d'urto. Chi insegna storia dello sport a Scienze Motorie, si dovrebbe occupare anche di questo, e allora questa materia non sarebbe una disciplina a sé stante ma collocherebbe meglio i metodi di allenamento e come essi erano influenzati dal regime culturale-politico del periodo.
Ma figuriamoci, questa storia non produce contatti importanti quindi…

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