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Seminario di Ostia del 18 Maggio, una lettera di Stefano Fiorini presidente AIPAC e qualche mia precisazione

Siamo in un periodo in cui tutto deve avvenire alla luce del sole e quindi reputo opportuno di pubblicare integralmente la lettera che mi ha inviato di risposta alla mia richiesta di scuse per un articolo in cui sono andato un po' oltre, il presidente dell'AIPAC Stefano Fiorini. Lo faccio anche con piacere, pur se vengono dette alcune cose che non mi trovano d'accordo ma che in maniera pacata chioserò al termine della lettera, che comunque apprezzo. È un dato di fatto che a livello periferico sviluppiamo in collaborazione tra AIPAC regionali e blog, aggiornamenti comuni: ciò accade proprio fra pochi giorni con il seminario di Ostia del 18 maggio 2013 sulla forza funzionale del calcio, dove sono rimasti solo 5 posti disponibili. Reputo che questi appuntamenti consentano vantaggi per l'aumento delle informazioni circolanti, sempre con l'idea di allargare le possibilità di scelta di chi sul campo lavora tutti i giorni. Ma spazio a Stefano Fiorini.
Caro Roberto,
Ho letto con attenzione e piacere il tuo post sul blog "l'altrametodologia" nel quale confermi quanto mi avevi precedentemente anticipato al telefono.
Ci tengo comunque a ribadire alcuni concetti:
Per me nel rapporto con le persone è fondamentale il valore della chiarezza e questo è quanto ti esporrò in questa breve comunicazione.
Sono stato contento del colloquio telefonico che abbiamo avuto, fondamentale per gettare le basi per un diverso e sicuramente migliore rapporto professionale e personale.
Sono molto contento che tu abbia riconosciuto l'errore di aver confuso la critica professionale con le offese alle persone.
Come ti ho detto al telefono, io sono il primo sostenitore di un dibattito, che può essere anche vivace, sulle scelte metodologiche inerenti alla nostra professione, perché sono assolutamente convinto che è solo attraverso il confronto che ognuno di noi può crescere e maturare professionalmente.
Non potrò però mai assolutamente accettare il tentativo di screditare moralmente un gruppo dirigente di una libera associazione nell'esercizio della propria funzione; gruppo dirigente, fra l’altro, che si impegna senza nessun secondo fine se non la crescita della nostra figura professionale e il riconoscimento del nostro contributo nel calcio.
So bene che l'aggiornamento della metodologia dell'allenamento si poggia certo sulle diverse ricerche scientifiche, ma che hanno valore anche la prassi, le singole esperienze da campo, le intuizioni, ... in un contesto di libero confronto e senza la pretesa di nessuno di possedere l'unica verità procedurale. Per questo ti dico che il linguaggio crudo, a volte aggressivo, che spesso utilizzi per esporre le tue idee e sostenere le tue posizioni non ammettendo repliche non è accettabile, devi riconoscerlo.
Avendo trovato una condivisione su questi aspetti (per me e per l'associazione che rappresento, assolutamente imprescindibile), ritengo superata l'iniziativa legale che il nostro Consiglio Direttivo aveva assunto all'unanimità.
Per cui, in accordo con il Consiglio Direttivo AIPAC, ho dato mandato all'avv. Perdomi, fiduciario dell'associazione, di ritirare l'azione legale intrapresa.
Aggiungo, che confido profondamente che questo sia soltanto l'inizio di un rapporto diverso fra tutti noi e, non per abusare di un luogo comune, che le diversità di opinioni siano una ricchezza a disposizione di tutti!
Con cordialità
Stefano Fiorini

Debbo solo una mia piccola precisazione al presidente Fiorini: ho chiesto scusa per l'eccesso e l'offesa, e spero che questo sia stato recepito come un'ammissione di colpa su una situazione specifica ma non certo generale. Le mie posizioni sono urlate perché purtroppo gente vicino all'associazione vuole imporre un modo solo di vedere le cose e di mettersi su un piedistallo autoreferenziato e di solito sono quelli che il campo non l'hanno mai visto. Chi vuole avere una visione unilaterale non sono certo io, e proprio l'istituzione di questo blog, che ha trovato consensi impensabili, vuole proprio rappresentare un contributo alla conoscenza, portando esperienza che ciascuno può criticare pubblicamente o privatamente. Se ho un'idea in cui credo, combatto fino in fondo e la diffondo come posso, senza avere padrini o istituzioni che mi appoggino. Il mio linguaggio è crudo e aggressivo, ma ho sempre ascoltato le critiche magari ribattendo anche con forza, non è che ascoltare le critiche significa accettarle se ho da replicare. E poi non credo assolutamente che chi occupa posizione di potere culturale in questa nostra Italia se lo meriti veramente e non come succede purtroppo spesso sia stato messo in quel posto per accordi politici o di cordata che sono sotto gli occhi di tutti. Questo lo delegittima in partenza, se poi si autoreferenzia e vuole imporre il suo punto di vista, ancora peggio.

Come vedi anche questa replica fatta alla luce del sole consente a tutti di farsi la propria idea, non per forza di stare dalla mia parte. Credo che continuare a confrontarsi sulle cose concrete come i seminari e le idee sia sempre migliore della politica.

Forza Dinamica Massima: errori nell’interpretazione

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Oggi rientro nell'ambito della classificazione della forza e cercherò di fornire il mio contributo su un'altra espressione di forza: la Forza Dinamica Massima (FDM). Su questo, nel numero 9 della rivista Scienza e Sport c'è un articolo a firma di Silvaggi e Alberti (che conosco e reputo persone per bene) e Garufi che invece non conosco personalmente. Ad un certo punto gli autori affermano a pag 51 che la forza massimale si può definire come la capacità di sviluppare forza senza possibilità di modulare la velocità di esecuzione, riprendendo qui un concetto errato proposto da Bosco: sappiamo tutti che fino al 90-95% 1RM sono comunque in grado di modulare la velocità esecutiva (basta fare una prova con un encoder lineare) e solo con carichi molto prossimi al 100% non la moduliamo. Secondo loro quindi, con un carico dell'85% 1RM non si può modulare la forza, chiedetelo ai culturisti che ne fanno il loro pane quotidiano. La FDM è - sempre secondo loro - la capacità di sviluppare forza con la possibilità di modulare l'esecuzione (Bosco erroneamente dava questa indicazione con carichi inferiori all '85% 1RM e basta avere un encoder per vedere che si sbagliava). Continue Reading →

Modello di prestazione Volley femm A2: 2a parte

Dopo qualche giorno di vuoto dovuto alle molteplici difficoltà incontrate per inviare i video del seminario di Roma su: "LA RIVOLUZIONE DEL CALCOLO DELLA POTENZA METABOLICA NEL CALCIO TRAMITE ACCELERAZIONE E VELOCITÀ", eccoci pronti a reimmettere nuovi contenuti. Oggi riprendiamo il discorso del volley femminile e del modello di prestazione della serie A2. A questo audivideo di Sergio Machella ne seguirà a breve un altro dove faremo vedere con dei filmati come intendiamo il lavoro intermittente per il volley femminile.
Debbo dire che guardando con una certa attenzione e continuità anche le partite di finale della serie A1 femminile tra Busto Arsizio e Villa Cortese, suppongo che anche in serie A1 qualcosa di nettamente diverso dal maschile c'è; la palla prima di cadere a terra (e non perché sono scarse le attaccanti) ce ne vuole, e molte di queste situazioni si sono viste anche in gara 5 (palla giocata oltre i 3 scambi). E debbo dire veramente entusiasmanti, molto più del maschile, anche se anch'esso è finito 3-2 con una palla buona invece che fuori. Troppo sportivi quelli di Trento direi, ma non si può mettere qualcosa tipo il "ciclope" o occhio di falco come nel tennis?
Il basket italiano è ormai in caduta libera, ma almeno ha l'instant replay con cui si è deciso uno scudetto, metterlo anche nella pallavolo sarebbe un sacrilegio??? Anche perché mentre Macerata festeggiava, i telecronisti tv dicevano che la palla era buona quindi pensa che rodimento per Trento, ok che ha vinto tanto ma…
Un'altra domanda - so che il mio amico Pozzi, preparatore della nazionale maschile di pallavolo non sarà d'accordo - ma è proprio necessario strozzare tutte le partite di semifinale e finale in due settimane scarse e perché 2 su 3 le semifinali e partita unica la finale, sempre in virtù della tv? Io credo che magari le differenze esistenti tra le squadre che arrivano in semifinale vanno ricercate anche in più partite, sulle rotazioni della panchina (Macerata ha vinto quando si è fatto male Savani). Magari accorciamo la stagione regolare, giochiamo qualche doppia partita sabato e domenica, inventiamoci qualche altra cosa  ma uccidere così la fase finale del campionato che è la più spettacolare, mi sembra veramente un insulto alle società che pagano un sacco di soldi i loro giocatori per averli per sei mesi. Comunque complimenti per l'audience, se il basket non si sveglia fra poco andrà a finire in qualche tv locale (altro che La7D); debbo dire che piango la domenica pomeriggio alle 18,30 quando c'era Franco Casalini o Paola Ellisse, Mario Boni e company (Pittis no, meglio che faccia il team manager della nazionale) a farci vedere un basket modesto ma che con le riprese e commenti sembrava bellissimo, ora ci rimane a quell'orario solo la pallavolo, complimenti ai dirigenti della Lega basket.

Forza reattiva: 3a parte

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Anzitutto vi ringrazio per i complimenti che mi state facendo sul blog per questi audiovideo sulla forza reattiva, ciò mi ha stimolato ad essere forse un po' più prolisso, ed anche stavolta non c'è l'ho fatta a completare l'argomento. Spero di fornire degli spunti per il vostro lavoro (specifico) perché i principi che trovate qui vanno poi applicati in rapporto al vostro sport di provenienza.
Oggi due i punti focali: i differenti angoli di impatto per i velocisti e i giocatori nella determinazione della stiffness ed il dubbio: ma come mai se applico più forza nel movimento di forza reattiva, anche a parità di angolo di un gesto esplosivo, poi l'altezza di salto non è nettamente migliore con il lavoro di forza reattiva? Qui qualche spunto per il nostro bioingegnere che sta in America ci sta: io non sono in grado di spiegarlo, ma se lui ha delle ipotesi sono pronto ad accettarle.
Il secondo punto forte (a mio avviso), sta nella comprensione che anche ad angoli più chiusi sviluppiamo eccome forza reattiva, soprattutto se i nostri gesti sono accelerativi - come avviene negli sport di squadra - e quindi abbiamo bisogno di spazio per accelerare.
Nel prossimo ed ultimo (almeno spero) audiovideo affronteremo il concetto del lavoro monopodalico sempre in ambito stiffness e vi darò anche la mia valutazione del lavoro isoinerziale (che continuo a non capire perché venga chiamato così) ed il suo rapporto con la forza reattiva, facendolo vedere come può essere utilizzato (a livello generale) anche per altri sport dove la forza reattiva non è presente nel gesto tecnico.
Il file PDF con tutte le diapositive utilizzate lo allegherò nell'ultimo audiovideo.

Forza reattiva: 2a parte

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Mentre stavo preparando l'audiovideo sulla forza reattiva mi sono reso conto di quanto profondo sia l'argomento, a cui forse non viene data la giusta importanza in termini anche di collocazione nelle metodiche di allenamento. Sicuramente la forza reattiva può essere collocata nelle vicinanze del lavoro funzionale, a differenza di lavori su altre espressioni di forza, visto che dobbiamo cercare di riprodurre "la storia che precede la contrazione" (come diceva Bosco). È interessante notare che come sempre la pratica ha preceduto la teoria, i lavori di Yuri Verkhoshansky hanno preceduto di oltre vent'anni la validazione scientifica, che come notiamo in questo e nel prossimo audiovideo (ebbene si ce ne sarà almeno un altro!), ha avuto delle falle e degli errori che solo nel corso degli anni si stanno rivelando tali. Ciò dipende anche e soprattutto dalle tecnologie di misura, ma anche da qualche presupposto teorico non considerato, come ad esempio la forza diversa ad angoli differenti al ginocchio che fu introdotto da Viitasalo sono nel 1985. Quindi, attenzione ad accettare supinamente i dati della scienza come la verità assoluta, perché essa è fallibile come l'occhio dell'allenatore e se la pratica contraddice la teoria, io scelgo sempre le indicazioni della pratica, perchè la teoria di solito viene studiata da chi non ha esperienza di campo ma si arroga una superiorità culturale assolutamente inesistente.
Armando Fucci mi ha inviato anche una precisazione graditissima, il lavoro di Verkhoshansky ricevette il nome di Schlag Metod in tedesco che ha vari significati come: eccentricità, botta, colpo, fendente e ne spiega la nostra traduzione in metodo d'urto. Chi insegna storia dello sport a Scienze Motorie, si dovrebbe occupare anche di questo, e allora questa materia non sarebbe una disciplina a sé stante ma collocherebbe meglio i metodi di allenamento e come essi erano influenzati dal regime culturale-politico del periodo.
Ma figuriamoci, questa storia non produce contatti importanti quindi…

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