Il rapporto potenza-durata: impariamo il suo utilizzo negli sport di mezzofondo (4a parte)

Al fine di approfondire meglio l'uso del rapporto potenza-durata negli sport di squadra, credo sia molto utile ragionare per differenza. Infatti il lungo audiovideo di oggi (che vi basta per tutta la settimana) si basa sulle esperienze da me ed Elisabetta Introini sviluppate in quest'ambito in oltre 25 anni di lavoro. In pratica cerchiamo di rimuovere la maledizione fisiologica sull'allenamento (allenare la potenza aerobica, il lavoro lattacido, la base aerobica etc), rimettendo al centro del programma di allenamento il modello di prestazione, quindi la velocità e potenza gara ed in questo caso anche la frequenza gara cioè il numero di colpi al minuto (HPG). Se al centro di tutto è il modello, è molto più semplice capire se sto facendo un lavoro molto o poco utile, correlato o meno e quanto con la prestazione; quindi l'aspetto fisiologico dell'allenamento assume caratteristiche secondarie, da non trascurare, ma non sono più il soggetto principale dell'allenamento. Se fate un grosso sforzo, probabilmente comprenderete perché diventa importante poi trasporre questo concetto dallo sport ciclico allo sport di situazione, considerando anche che questo sport si base su prestazioni che vanno dai 30 secondi ai 3'30" e che invece nel calcio bisogna ragionare su 90'.

Nella prossima ultima parte tornerò a blocco sul calcio e trarrò alcune mie conclusioni sull'impostazione dei tempi di allenamento nel calcio e nella potenza conseguente, portandovi anche qualche esempio effettivo che spero chiarirà definitivamente quello che io intendo. Lo dico anche subito, non mi aspetto nessuna reazione a questo audiovideo dal mondo del kayak, ormai con elettroencefalogramma piatto.

Potenza-durata (3a parte) come scegliere l’intensità, la durata e la quantità totale delle ripetizioni di allenamento

 

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Continuo imperterrito a proporvi alcune considerazioni sul rapporto potenza-durata, in questo caso legato alla durata della partita di calcio. Mi rendo conto della vostra accoglienza freddina su questi argomenti, probabilmente sono termini e concetti magari un po' nuovi per chi ha lavorato solo con gli sport di squadra, ma fatte le opportune modifiche il nostro corpo si trova ad esprimere un lavoro nel tempo e in funzione di questo si adegua.
Faccio un esempio anche per rispondere a Domenico Borelli che giustamente dal suo punto di vista fa un ipotesi di non applicabilità di questo concetto agli sport di squadra; se un maratoneta riesce a sviluppare il 70-75% del suo V'O2max in 2 ore di gara, il calciatore ne sviluppa si e no il 60% in 90' non perché sia più scarso o meno allenato, ma proprio perché le sue azioni sono variate con richiesta di impegno intensivo che sicuramente brucia anche molto glicogeno e crea una situazione di fatica nervosa dovuta alle frequenza di stimolo di azioni intense reiterate. Quindi il concetto va ritarato su questi aspetti applicativi, così come quando facciamo lavori sulle variazioni di ritmo o intermittenti non possiamo certo sopportare gli stessi volumi di un lavoro continuo. Ed è secondo le notevoli quantità di esercitazioni fatte con questo criterio che si arriva per prove ed errori (e vi posso garantire che ne ho centinaia di queste esercitazioni testate sia da me che dai miei collaboratori) ad avere dei riferimenti, anzitutto generali della % di carico sopportabile in rapporto al tempo in azioni variate ed anche, ancora più importante, a capire il calo individuale del giocatore su queste proposte e quindi anche il suo livello di allenamento. Insomma, in una parola, siamo OBBLIGATI a cambiare punto di vista e solo l'esperienza pratica ci aiuta a ridefinire i parametri.

 

 

Fucci: il confronto tra due test a rombo dopo un mese di allenamento

 

Oggi come preannunciato interrompiamo la saga sulla potenza-durata per pubblicare un audiovideo di Armando Fucci sul test a rombo e sul confronto tra due test a rombo proposti a distanza di un mese.
Lo fa anche ritornando in maniera chiara sulle problematiche di organizzazione settimanale durante la fase agonistica, e delle problematiche di allenamento dei giocatori che non giocano la domenica. Naturalmente il suo intervento lascia aperte alcune problematiche come quella di controllare meglio l'attività nella fase di recupero del test dove il giocatore può "rubare" alcuni metri e quindi alla fine ottenere potenze simili anche se nella fase attiva ottiene miglioramenti.

Ringrazio come sempre Armando per questi suoi contributi che continua a sfornare nonostante l'impegno con la sua squadra di club ed invito anche altri colleghi a provare a spremersi un po' sulle novità che emergono dalle nuove sinottiche etc, abbiamo bisogno del contributo di tutti alla discussione.

INTANTO INVITO TUTTI QUELLI CHE LAVORANO CON SERIE D, ECCELLENZA, PROMOZIONE ETC CHE ABBIANO PARTITE AMICHEVOLI (primi tempi) REGISTRATI CON IL GPS AD INVIARLE A LUCA SCORDO (luca.scordo@hotmail.it) CHE TERRÀ UN ARCHIVIO CHE POI METTERÀ A DISPOSIZIONE DI TUTTI CON UN MODELLO PRESTATIVO ADATTO PER LA CATEGORIA SU UN BUON NUMERO DI PARTITE.

STESSA COSA PER LE CATEGORIE GIOVANILI; SI È RESO DISPONIBILE FABRIZIO GARDI [biciog@hotmail.com]

NATURALMENTE È UTILE INDICARE LA CATEGORIA (SENIOR O GIOVANILE) IL MODULO E IL RUOLO. INVIATE NUOVAMENTE A LORO ANCHE QUELLI CHE AVETE GIÀ INVIATO A ME COSÌ CI PENSANO LORO, GRAZIE

Potenza-durata applicata al calcio (2a parte)

 

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Bene, beccatevi questa 2a parte dell'audiovideo sul rapporto potenza-durata, mi farebbe piacere avere qualche feedback con domande e richieste di approfondimenti, e farmi capire se il messaggio è comprensibile o molto criptico in modo da orientare meglio le puntate successive.
Intanto vi annuncio che sabato metterò una l'altro audiovideo del mitico Fucci sul test a rombo.

Vi garantisco che sto facendo un grosso sforzo per questi audiovideo perché oggettivamente hanno bisogno di molta precisione e di raccordare dati diversi, spero che siano utili.

Il rapporto potenza-durata per identificare meglio durata e quantità delle ripetizioni: iniziamo dai record (1a parte)

 

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Oggi voglio iniziare ad affrontare un po' con ampio respiro uno degli elementi di base dell'allenamento, cioè il rapporto tra potenza erogata nel tempo, e come essa diminuisce in funzione del raddoppio del tempo. Non è un vezzo o un tentativo di volere dimostrare chissà che cosa, ma iniziare a cercare di rispondere alle frequenti domande che mi vengono poste su quanto far durare le serie di allenamento, di quanto farne e anche di quanto recuperare.

Per far questo voglio indurre un ragionamento, perché nessuno può dare delle risposte esaustive, ma solo una direzione entro la quale diventa necessario sapersi muovere. Quindi dirò probabilmente cose conosciute, ma che se viste tutte in sequenza, potrebbero aiutare nelle scelte di tutti gli sport.

Insisto che è infatti necessario sempre ragionare per differenza: chi allena un calciatore non può avere le stesse categorie di riferimento ad esempio sulla durata, quantità e recuperi del lavoro metabolico di uno che fa kayak sulla distanza dei 1000 metri.

Fino ad oggi, facendo riferimento solo all'allenamento delle componenti metaboliche, molti fanno confusione perché non si riferiscono al modello e quindi le risposte sono tutte uguali.

Vi chiedo quindi un po' di pazienza e di attenzione perché il ragionamento può essere un po' lungo, ma vi garantisco che tutto ha un nesso logico che si dipanerà nei vari audiovideo che si susseguiranno e soprattutto non saltate subito alle conclusioni, ragioniamo insieme.

Naturalmente, se volete, segnalatemi le cose non ben comprese o eventualmente sbagliate nella discussione del blog, servirà a centrare meglio i prossimi audiovideo su questo argomento.

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