Jump monopodalici ed analisi della gamba libera (Fucci-Varracchio)

Continuiamo a confrontare le diverse esperienze degli operatori sportivi: nel corso degli anni, i jump monopodalici hanno fatto sempre più presa tra di noi perché ci forniscono indicazioni importanti, anche e soprattutto visive.
In questa clip, viene tratteggiata l'analisi del movimento che viene fatto dalla gamba libera nell'azione del salto, che inequivocabilmente differisce spesso tra i due arti e tra soggetto e soggetto.
Il dato veramente interessante, che gli autori sottopongono alla nostra attenzione, è non solo la valutazione di questo fenomeno, ma soprattutto il legame che sembra esistere tra questa efficienza e quella del primo passo di accelerazione, che cambia a seconda del lato di spinta e a seconda del movimento che fa la gamba di richiamo.
Un'altra particolarità proposta riguarda la modalità del jump monopodalico doppio, che qui viene appena accennato, ma è anch'esso un'altra "novità" importante nell'ambito di questa moderna visione della valutazione funzionale, non legata solamente al numero - benché importante - ma ad una integrazione essenziale del numero con la visualizzazione dell'azione e della postura dinamica.
Di questo aspetto del jump monopodalico doppio verranno prodotte altre clip di approfondimento.

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7 Responses to Jump monopodalici ed analisi della gamba libera (Fucci-Varracchio)

  1. sergio machella 8 giugno 2012 at 17:05 #

    Post INTERESSANTISSIMO dagli ottimi spunti, specialmente in ambito di allenamento giovanile. Lo voglio provare subito!!
    1) una domanda tecnica: hai svolto 2 volte il salto spostando la fotocamera, o 1 sola prova facendo partire le due fotocamere insieme? Eventualmente come sei riuscito poi ad allineare temporalmente i due video?
    2) Come misuri l’angolo al ginocchio? Kinovea o c’è un metodo per chi non possiede pedane di forza?
    3) Nella valutazione della spinta orizzontale consideri solo il primo passo di spinta (partenza da fermo) o il primo passo di accelerazione (con soggetto già in leggero movimento)?

    • Armandofucci 8 giugno 2012 at 19:46 #

      Fa piacere che lo ritieni interessante. Ti rispondo in ordine di domanda:
      1: io ed il professore Varracchio abbiamo effettuato una sola prova con 2 videocamere, una posta frontalmente e l’altra lateralmente. Naturalmente quando cambiava la gamba di stacco spostavamo solo la videocamera lateralmente. L’allinemaneamento dei video lo faccio con kinovea che ti permette di sincronizzarli una volta presi i punti identici di inizio e fine salto.
      2: l’angolo al ginocchio lo misuriamo con un nostro software (farojump).Ma non abbiamo affrontato questo argomento appositamente. Comunque adesso con il nuovo gps di colli si potra’ avere anche l’angolo al ginocchio.
      3: nello sprint utilizziamo la partenza sia da fermo che preceduta da alcuni passi. Tuttavia io credo basti lo sprint preceduto da alcuni passi. E’ anche piu’ specifico rispetto alla gara.
      Questo tipo di valutazione e’ certamente utilissima per i settori giovanili, specialmente se si crea un database video con gli stessi atleti analizzati piu’ volte nel corso degli anni.
      Tuttavia ritengo che sia molto utile anche per le prime squadre, anzi credo che sia molto piu’ utile questa valutazione che quella tradizionale, cioe’ rilevare l’altezza( io da anni non osservo piu’ questo ma la variazione dell’angolo al ginocchio rispetto alla propria calibrazione. E poi osservo la potenza e la forza). Ti dico questo perche’ per anni ho testato 1 volta settimana tutta la squadra che allenavo e uscivano valori sempre diversi in confronto a quanto scritto in letteratura. Come tutti sanno qui si consiglia ancora di effettuare una valutazione ad inizio ritiro e poi altre alla fine del ritiro ed in alcuni momenti dell’anno. Quindi all’inizio Tizio salta 40cm, poi dopo 3 settimane salta 45cm e tutti siamo felici e contenti perche’ ha migliorato la propria forza esplosiva! Credo che questa sia eresia allo stato puro! Nel corso della stessa settimana per 3 anni ho testato una squadra 3 giorni: martedi,mercoledi,venerdi. Capitava spesso di trovare atleti che il martedi , ad esempio, saltavano 35cm, il mercoledi 40, ed il venerdi 35cm. Cosa avrei dovuto credere, che con l’allenamento del martedi sono stato talmente un fenomeno da far migliorare al mio atleta 5 cm? I fattori coordinativi influenzano il valore finale in una percentuale altissima.
      Comunque credo che possa essere utile per tutti noi aprire un confronto su quali esercizi utilizzare quando si verificano queste situazioni di gap coordinativo evidente tra i due arti(come emerso dal file avideo).

      • Sergio Machella 11 giugno 2012 at 09:11 #

        Cosa intendi per propria calibrazione? Il fatto che in quel periodo piega -che ne so- 30 cm e in un altro frangente ne piega 35cm?
        Interessante proposta sul confronto degli esercizi da proporre in caso di gap marcato tra due arti…faccio una provocazione: le andature potrebbero essere un’idea!? (logicamente parlo in un contesto di sport di squadra)
        Le idee che mi vengono adesso senza aver ancora provato niente sarebbero: CORE stability (in posizione ortostatica e monopodalica) e appunto delle andature (per trasferire il controllo in una situazione dinamica).

        • armandofucci 11 giugno 2012 at 20:56 #

          Per calibrazione intendiamo che un soggetto effettua la prima volta il test di drop jump da un’altezza standard di 30 cm e viene fuori l’ angolo al quale si e’ piegato . Noi non chiediamo di piegarsi ad un determinato angolo, quindi l’atleta effettua il salto sapendo che l’obiettivo e’ quello di sviluppare la massima potenza. Tutte le volte successive che lo stesso atleta effettua lo stesso test la prima cosa andiamo a vedere se la variazione percentuale entra in un determinato range, per capire se il sistema e’ “pulito” o meno. Comunque con COlli abbiamo parlato di questo e come sempre ci ha dato delle dritte per migliorare.
          Riguardo le proposte: anche io e varracchio la prima cosa che abbiamo pensato e’ quella di rispolverare le andature. Anche la corsa balzata su tratti di 20mt puo’ essere utile, principalmente se si focalizza l’attenzione sulla gamba libera che avanza.
          Un altro esercizio che ho provato sono i balzi monopodalici al trx curando l’oscillazione della gamba libera.
          Aspettiamo altri suggerimenti.

  2. Fantini Davide 9 giugno 2012 at 01:45 #

    Molto interessante, anche in applicazione al tennis.
    Da noi il 75% degli spostamenti avviene lateralmente (una vera e propria miniera d’oro di possibili informazioni sui cambi di senso…mi attrezzerò appena posso con GPS e quant’altro) ma la corsa in avanti per riprendere una smorzata i tennisti prof la fanno bene, eccome…
    L’allenamento di queste espressioni di forza comincia fin da piccoli, con il lavoro coordinativo: se i miei ragazzi di 15-16 anni avessero curato questi aspetti, ora dalla posizione di split-step (il saltello a piedi pari divaricati che segue ogni colpo a rimbalzo e precede il successivo) non farebbero il primo appoggio a ritroso anzichè in avanti!!! 4 mesi di allenamenti bisettimanali con blocchi dietro ai talloni per insegnare loro a fare il primo appoggio in avanti! Altrochè l’inclinazione eccessiva del busto in avanti nei salti, il cattivo utilizzo della gamba libera etc.: se faccio fare un salto monopodalico ad alcuni dei miei rischio di trovarmeli stesi in orizzontale faccia a terra! Due di seguito…fantascienza!
    Però da oggi traggo un ulteriore spunto sull’importanza di curare con maggiore attenzione lo schema motorio del saltare e il lavoro di combinazione arti inferiori-superiori, anche in uno sport come il mio dove di salti veri e propri non se ne vedono mai…
    Complimenti.

  3. gianluca 14 luglio 2012 at 12:13 #

    Caro prof. Fucci complimenti per lo studio. La validità per le la dà l’evidenza dei fatti. Le volevo chiedere una cosa che forse ha tralasciato, quale percezione ha l’atleta?
    grazie mille

    • Armandofucci 14 luglio 2012 at 16:27 #

      Quando fai vedere all’atleta il gap ha un buon riscontro ideomotorio. Quello che e’ importante e’ individuare le esercitazioni utili a ridurre il gap.

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