Andorlini e l’allenamento funzionale: un assaggio del seminario di Firenze del 22 maggio

Oggi vi propongo un breve spezzone filmato del seminario di Firenze tenutosi il 22 maggio, che sviluppa i concetti di allenamento funzionale tramite la voce di chi ha grande competenze in questo campo: Alberto Andorlini. Ringrazio per questo i colleghi Massimo di Giovanni (il primo che parla nell'introduzione) e Carlo Voltolini (il secondo) che mi hanno mandato questo materiale, dopo aver avuto il consenso di Andorlini di poterlo mettere in rete. Ricordo a tutti, che Andorlini ha scritto un libro molto interessante che cerca di dare una razionalità ai vari concetti aggirantisi intorno all'allenamento funzionale, dando senz'altro dei grandissimi spunti di lavoro dal teorico al pratico. Il libro si chiama: "Allenare il movimento " edito da calzetti Mariucci con un DVD . Sono sicuro che alcuni di voi lo hanno letto e sarebbe interessante anche avere qualche recensione genuina da parte vostra. Sinceramente uno dei pochi libri interessanti attualmente disponibili per l'allenamento.

Ho voluto mettere anche l'introduzione sia di Msssimo che di Carlo perché credo nel loro pensiero genuino e nell'impostazione da loro data, e credo anche che questa sia una strada da percorrere ribaltando la logica dei seminari verticistici dove parlano sempre gli stessi e dal costo esorbitante, dove i medici ci vogliono assolutamente imporre una linea di condotta (11+, ripetute e altre amenità stucchevoli) che di fatto svuotano completamente la nostra funzione e ci portano a fare solo i bidelli. Sentiamo gli altri, discutiamo e poi interpretiamo tutto ciò con la nostra esperienza e cultura ed in base alla nostra realtà, alla faccia di chi ci vuole automi ordinati che obbediscono senza fiatare paradossalmente alle cazzate di chi il campo non lo ha mai visto.

19 Responses to Andorlini e l’allenamento funzionale: un assaggio del seminario di Firenze del 22 maggio

  1. Davide Sganzerla 2 luglio 2013 at 23:01 #

    Andorlini è il numero 1 in italia per quanto riguarda la forza funzionale e la core stability… spero vivamente inizi a collaborare col nostro blog anche lui…

  2. yuri fabbrizzi 3 luglio 2013 at 06:20 #

    libro con dvd + 340 pag
    è un libro molto utile soprattutto per chi vuole lavorare in questa direzione, si discosta un pò dalla “pura funzionalità”, e riparte da molto indietro, dai movimenti essenziali a cui non siamo più abituati e che vagano polverosi nel nostro cervello spolveriamoli e ritroviamo la loro importanza all’interno del nostro movimento quotidiano ed anche nello sport,
    ALLENARE l’atleta infortunato a ritrovare quegli equilibri che si sono destabilizzati e che molto probabilmente sono causa del suo infortunio
    un libro con molte immagini, che ci aiutano a capire un milionesimo dei movimenti che un umano puo’ compiere.

    inoltre il video ci può aiutare a capire meglio la sua filosofia,che ripeto, si discosta un po’ dalla “tecnicità del lavoro funzionale ” che c’è in giro, e si presenta molto più nature
    L’editore comunque è calzetti e mariucci! ( con tante scuse da parte mia ma non avendo il libro sottomano ho letto l’autore sulla pubblicità di Scienza e sport n 19 !! nota dell’amministratore RColli)
    ciao a tutti

    • Carlo voltolini 3 luglio 2013 at 08:15 #

      Avete rangione entrambi (prof Colli e Yuri) in quanto i libri sono due con titoli simili ma differenti.
      Quello che nomina il prof è “Muovere l’allenamento” edizioni Correre che però sapevo essere in uscita a luglio, l’altro (quello di Yuri) è “Allenare il movimento” edizioni Calzetti&Mariucci

      • laltrametodologia 3 luglio 2013 at 08:22 #

        si io comunque mi riferivo effettivamente a quello che consocevo di Calzetti Mariucci con il DVD ( l’errore è mio ) , a questo punto da chiedere all’autore o a te che mi sembri molto ben informato su questo aspetto se immagino ci siano differenze con quello in uscita e magari anche su quali aspetti , visto che il secondo deve ancora uscire

  3. antonio di vicino 3 luglio 2013 at 08:57 #

    mi salta l’audio del filmato è un problema solo mio ?

  4. Roberto Calà 3 luglio 2013 at 12:50 #

    Buongiorno a tutti.
    Grazie Prof. per aver postato l’intervento di un grande come Andorlini.
    Del libro “Allenare il movimento” mi sono piaciute alcune interpretazioni fatte dall’Autore, l’appendice ragionata e l’immensa bibliografia presente nel libro. In generale però il libro non ha soddisfatto le mie attese sopratutto perché i concetti sono stati presentati in maniera troppo discorsiva.
    Questo appena detto non cambia di una virgola l’assoluta stima che ho nei confronti di un Professionista moderno e completo come Andorlini che permette a quelli come me di avvicinarsi ai concetti di “Functional Training” presentati inizialmente da Vern Gambetta e Gary Gray e sviluppati attualmente da personaggi come: Gray Cook, Greg Rose, Kyle Kiesel, Michael Boyle, Eric Cressey, Mike Robertson, Mark Verstegen, Charlie Weingroff, Dan John, Alwin Cosgrove e tanti altri.
    Se è vero che in italiano attualmente ci sono pochi libri interessanti sull’allenamento andando sui Blog e leggendo i libri degli Autori che ho appena citato non è possibile dire la stessa cosa.
    Per concludere, dico che, secondo me, il migliore per quanto riguarda questi argomenti in Italia è Roberto Bianchi (S&CC di Cantù).
    Un saluto a tutti.

    • yuri fabbrizzi 5 luglio 2013 at 14:11 #

      ciao roberto, hai ragione, infatti nella mia recensione del libro, ho scritto approccio più nature, ti garantisco che specialmente per quanto riguarda la “rieducazione” dell’atleta infortunato hai dei risultati unici,però dietro non c’è solo l’esercizio, c’è tutta una filosofia semplice ma particolare
      ciao

      • Roberto Calà 5 luglio 2013 at 17:56 #

        Ciao Yuri, sul discorso della filosofia proposta da Andorlini non posso fare altro che ascoltare perché è veramente interessante ed io ho solo da imparare sentendo le cose che dice un Professionista del genere.
        Quello che intendevo sulla mia “delusione” nel leggere il libro è che avrei preferito un po’ meno giri di parole per spiegare alcuni concetti a favore di uno spazio per un argomento come la valutazione che ritengo sia il punto di partenza per poter poi fare tutto il discorso che è stato fatto oltre che sul libro anche nell’audiovideo postato oggi.
        Avrei voluto sapere, da uno Super (sia chiaro) come Andorlini, quale fosse la sua idea in merito al tipo di approccio da utilizzare per valutare un atleta che deve essere riabilitato rispetto a quello da utilizzare con un atleta in salute che però esegue movimenti disfunzionali. Che info acquisire, come gestirle, come rivalutare, quando etc..
        Io ho la mia idea, ma volevo sapere il parere di uno che ne sa sicuramente molto più di me.
        Perché ritengo che come ci sia molta confusione sul “functional training” che dai più viene intenso come “allenamento funzionale a…” ci sia anche molta confusione su quella che è la valutazione funzionale che, sempre come mi sembra di vedere per la maggiore, viene intesa come una valutazione basata sul modello prestativo dello sport che si pratica invece che sulla funzionalità del movimento umano.

        • yuri fabbrizzi 5 luglio 2013 at 23:00 #

          quando gli è stato chiesto se esegue dei test di valutazione lui ha risposto di no, tipo fms, per lui il saper fare un qualsiasi esercizio bene o male è già un test, e nella ripetizione dell’esercizio magari il giorno dopo, noi vediamo se l’esercizio lo sa fare o no, è per questo che non parla di test
          carlo volt correggimi se mi sbaglio!!!
          per quanto riguarda la differenza tra infortunati e non, fondamentalmente non c’è una differenza di esercizi da fare ma c’è nel modo di farli, diciamo nell’ “intensità”con cui li fanno
          ricorreggimi carlo se sbaglio
          per intenderci meglio ti faccio un esempio, uno che si opera ad un menisco in genere zoppica e non cammina bene, questo è il test, se nn cammini bene devi ritrovare la tua giusta camminata, quando l’hai ritrovata già hai il test di controllo
          perdonami, ma ti sto spiegando un pò in maniera spicciola…è così per farti capire che è tutto molto semplice…è una semplicità che ti rende un pò incredulo, ma ha una forza bestiale!

          • Roberto Calà 11 luglio 2013 at 15:45 #

            ok, grazie mille Yuri! Sei stato molto chiaro. A presto.

        • carlo voltolini 13 luglio 2013 at 00:26 #

          Buonasera Roberto, prima di tutto mi scuso per il ritardo con cui prendo parte alle discussione e secondo, ma non meno importante, perdonami per provare a darti una mia interpretazione del lavoro di Alberto.

          Per prima cosa va sottolineato che Andorlini non parla più da diverso tempo di allenamento funzionale ma, più semplicemente, di allenare il movimento.

          Non va dimenticato inoltre, che Andorlini (penso l’unico in Italia) ha messo ordine nel gran calderone dell’allenamento funzionale e, se avrai tempo e voglia, rileggi la prima parte del libro dove trovi questa classificazione, creando una sorta di progressione didattica da effettuare a corpo libero e/o con l’utilizzo di attrezzi, senza la quale sarebbe concesso di tutto e di più al preparatore che approccia l’atleta con questo tipo di metodica, ma senza essere in possesso di un’idea ben precisa su ciò che stia effettivamente facendo (es. da orizzontale a verticale; oppure esempi di esercizi per sottrazione di appoggi).

          Detto questo entra in gioco la filosofia che puoi trovare riassunta nel video quando parla “dell’ontogenesi che riassume la filogenesi”. Questo secondo me (ma è ovviamente opinabilissimo) è del tutto illuminante perché effettivamente, se ci pensi bene, all’interno dei 7/8 movimenti fondamentale e delle combinazioni tra di essi, trovi tutti i milioni di movimenti umani utili per la vita di relazione o per lo sport. Infatti allenare il movimento, a differenze dell’allenamento funzionale, è assolutamente “Aspecifico”. Un patrimonio motorio del nostro atleta ricco di movimenti gli consentirà, alla fine, di ritrovare in mezzo a tutti i milioni di movimenti appresi, quelli giusti e necessari per compiere quel gesto specifico con il giusto timing e la giusta velocità.

          Per ciò che concerne l’approccio tra atleta infortunato e atleta sano è tutto molto semplice, nel senso che non vi è nessuna differenza. Mi spiego meglio, ciò che Alberto fa non è catalogabile. Non è per forza preventivo, allenante o riabilitante, ma è tutte e tre le cose insieme con una leggera sproporzione a favore di uno o dell’altra a seconda di ciò che serve all’atleta. Ricordando sempre che, in entrambi i casi, vi è la ricerca o la riscoperta di schemi di movimento perduti o dimenticati, con la finalità di migliorarne l’abilità.

          Questo è strettamente collegato con la valutazione che è continua e costantemente presente durante tutto il percorso, sia che si tratti di atleta sano o di atleta infortunato e si basa sulla qualità del movimento espressa del suddetto atleta. Se un atleta sottoposto ad un esercizio riesce a compiere una sola ripetizione, ecco che questa corrisponderà (come nell’allenamento tradizionale) al suo massimale, che non va però considerato in base al carico di cui Andorlini non tiene conto. Una volta raggiunte le 6 ripetizioni (numero convenzionale che serve più per avere un riferimento sullo stato dell’atleta in quel preciso momento) dello stesso movimento eseguite in economia e con velocità vicine alla situazione “reale”, ecco che allora si dovrà passare ad uno step successivo più complesso e così via.

          Noi possiamo arrivare fino a qua, il resto fa parte della sua tanta, tantissima esperienza sul campo e capacità di adattare il lavoro al singolo atleta e come recita il blog del Prof Colli “Allenare è un’arte che non si basa solo sulla scienza, ma anche sull’intuito e sull’osservazione”.

          Spero di aver almeno risposto in parte alla tue domande e ti ripeto, scusami per quella che è una mia personalissima interpretazione e non vuole in nessuna maniera essere sostitutiva del pensiero di Andorlini.Per Domenico de Gennaro , proverò a recuperare il powerpoint che ci dimenticammo di prendere il giorno della tavola rotonda. Se riesco, lo giro al Prof. Colli che magari lo mette a disposizione dei sottoscrittori.

          ti saluto

          Carlo

          • Roberto Calà 13 luglio 2013 at 14:11 #

            Ciao Carlo, prima di tutto ti ringrazio tanto per le risposte che hai dato alle mie considerazioni ed alle mie curiosità.
            Sono molto d’accordo sulla maggior parte delle cose che dici.
            Sulla progressione didattica Andorlini mette molta chiarezza presentando una interpretazione veramente interessante, alla stregua del 4×4 matrix oserei dire.
            Anche se, ad onor del vero, gli ideatori del FMS sono anni che parlano di allenare e riabilitare prendendo come base lo sviluppo del movimento nel bambino dando dei principi sui quali ognuno poi può creare il proprio metodo. Chi si occupa di movimento questa cosa l’ha sempre tenuta in considerazione, un esempio è citato in un testo abbastanza vecchiotto (ed avulso per un certo senso da questi argomenti) come il Boccardi.
            Non voglio però addentrarmi in un discorso che ci porterebbe “alla notte dei tempi” e che le mie conoscenze attualmente non possono sostenere in toto.
            E’ giusto dire che Andorlini ha messo chiarezza nello scenario italiano, anch’io quando ho auto modo di sentirlo dal vivo al Corso di Coverciano sono rimasto molto interessato ed affascinato dalle sue idee, ma non è l’unico. L’altra volta ho citato Bianchi non per voler fare una classifica (che non avrebbe assolutamente senso) ma per rendere il mio personale omaggio ad un S&CC che, sempre a mio parere, meriterebbe più attenzione per il semplice motivo che a Cantù ha reso reale un sistema che da altre parti (mi riferisco non solo al Basket ma anche al Calcio dove le disponibilità economiche sono superiori) è fantascienza (ovviamente queste sono considerazioni relative a quello che mi sembra di vedere, non parlo mai in termini assoluti, sia chiaro).

            Sono completamente d’accordo sull’inesistenza dell’allenamento funzionale o per dirla meglio, credo invece sull’esistenza dell’allenamento del movimento come direbbe Andorlini o, come ho sentito qualche mese fa in un intervento tenuto da Cuzzolin a Verona, sul “Training for function”.
            Ritengo che queste non siano considerazioni meramente semantiche ma bensì metodologiche. Allenare il movimento o la funzione (che dir si voglia) è trasversale al genere umano perché, come giustamente hai ricordato tu, è frutto di filogenesi che si rivede poi nello sviluppo neuromotorio del bambino. Quindi prerequisito necessario a chiunque voglia muoversi e, aggiungo io, comporta l’interazione del lavoro del Preparatore con quello dello Staff Sanitario.
            Mentre l’allenamento funzionale inteso in funzione allo sport che si pratica è prima di tutto la conseguenza di movimenti fondamentali e funzionali corretti (è sbagliato, secondo me, allenare un calciatore in monopodalico con angoli aperti al ginocchio e movimenti attorno all’asse longitudinale quando non è in grado di effettuare un buono squat a corpo libero senza effettuare compensi) e poi richiede la collaborazione di altre figure che fanno parte dello Staff Tecnico al fine di portare l’esercizio sempre più vicino alle gestualità dello sport che si pratica.
            Sono d’accordo anche sul fatto che concetti come “core stability” siano ormai sorpassati da approcci come quello “Articolazione per articolazione” (con le opportune rivisitazioni fatte da Weingroff nella “Core Pendulum Theory”).

            A mio parere c’è una gran bella differenza tra recuperare la funzione di un’atleta reduce da un infortunio rispetto a chi è sano ma esegue schemi motori di base in maniera disfunzionale.
            Va bene che esercizi eseguiti in questa modalità sono allo stesso tempo dei test ma una cosa è testare ed un’altra è valutare.
            Ritengo anche che, negli sport di squadra, sia molto importante rendersi conto (per quanto riguarda la funzionalità del movimento) quanti sottogruppi possano esistere per poi poter riabilitare, pre abilitare o condizionare in una maniera sistematica che permetta di ottimizzare i tempi ma contemporaneamente di adattare tutto alla situazione specifica.

            Ti ringrazio ancora per le risposte e colgo l’occasione anche per ringraziarti per aver contribuito alla divulgazione sul Blog di un grande come Andorlini.
            Ti faccio i miei personalissimi complimenti per le cose che avete detto tu ed il tuo collega nel primo audio video in sede di presentazione.

            Buon fine settimana

            A presto.

  5. carlo voltolini 3 luglio 2013 at 14:16 #

    Salve professore, faccio fatica a risponderle perché non ho letto il secondo libro (Muovere l’allenamento) non essendo ancora uscito ma, dalla bozza che ho visto, credo che il successivo sia più vicino all’essere considerato un “manuale per l’uso” rispetto al precedente testo “Allenare il movimento” in cui, oltre a essere presente una grande quantità di esercizi, l’aspetto più importante è senza dubbio la filosofia che si cela (neppure tanto) dietro alla metodologia applicata dall’autore.

  6. giuseppe 4 luglio 2013 at 11:21 #

    io citerei paul chek tra i pionieri dell’allenamento olistico!

  7. Domenico de Gennaro 5 luglio 2013 at 14:04 #

    sinceri complimenti al prof. Andorlini per lo splendido contributo fornitoci, e al prof. Colli e prof. Voltolini che hanno permesso la visione sul blog.
    Avrei voluto chiedere al prof. Andorlini se lavora stabilizzando e mobilizzando nello stesso tempo (come mi è parso di capire dall’esposizione) oppure sposa una filosofia più Cookiana (passatemi il termine) lavorando dapprima sulla mobilità e poi sulla stabilità (tenendo conto dell’alternanza di funzionalità delle articolazioni principali).
    P.S: è possibile avere il power point dell’intervento? grazie in anticipo

  8. yuri fabbrizzi 5 luglio 2013 at 14:42 #

    comunque non è una gara a chi è il numero uno, è solo che andorlini alberto ha un approccio un po’ diverso dagli altri che comunque saranno bravissimi anche più di lui, diciamo che lui si è creato un suo stile

  9. antonio di vicino 18 luglio 2013 at 00:40 #

    Ho comprato il libro dopo aver visto l’audiovideo,l’ho preso perché avevo trovato l’intervento un riassunto molto personale di argomenti tratti dalla letteratura ,per la maggior parte ipotesi.
    ‘’L’assioma la forma segue la funzione diventerà la bussola con la quale orientare questa navigazione ‘’ introduzione pag.10 , e con questa bussola mi sono perso …….
    è la forma della cellula a controllare il genoma, e non viceversa. Il gruppo di Stefano Piccolo del Dipartimento di Biotecnologie Mediche dell’Università di Padova ha intuito una grande verità antiriduzionistica( lo studio è su Nature ). Aristotele scrisse che la forma è l’essenza stessa della vita, ma, con i secoli e in particolare gli ultimi decenni, le conquiste della biologia cellulare e della genetica molecolare hanno fatto pendere il giudizio della Scienza sempre più verso una visione riduzionistica e quindi “ingegneristica” del vivente, in cui la forma segue la funzione. Tutto il discorso tensegrità,miofascia, ecc vanno contro il riduzionismo , lo stesso riduzionismo muscolare che si vuole superare,qualcosa non torna!
    Ad essere sincero il libro è stato una delusione, il cruciverba,il vocabolario,la declinazione del movimento,mi hanno annoiato,quante complicazioni aggiuntive per un fenomeno,il movimento, la cui complessità è tale da non avere ancora la soluzione,e poi 100 pagine di esercizi per quello che in pratica è un programma di educazione motoria,per non parlare del lavoro propriocettivo,ma non avevamo superato le superfici instabili ?
    Educazione motoria o allenamento ? quando parliamo di atleti credo siamo nel ‘’collo dell’imbuto ‘’ , le esperienze motorie nella parte soprastante ‘’dell’imbuto’’ , nel ‘’collo’’ selezioniamo e alleniamo movimenti che possono incidere sulla prestazione del giocatore,prestazione di gara ,partita da vincere !!!
    rimango perplesso di fronte ad alcune applicazioni pratiche,faccio un esempio :squat con torsione con bilanciere sulle spalle, squat su una fit ball , e poi perché considerare movimenti che non hanno necessità di essere registrati dettagliatamente nel snc. Gia’ il snc ,secondo me se dobbiamo pensare ai movimenti e qui che dobbiamo guardare e a cosa e come fare per incrementare gli apprendimenti ,cioè le coordinazioni, cioè le tecniche. Credo che non ci siamo dimenticati di niente e il pensare di allenare 339 milioni e passa di movimenti forse significa sottovalutare il funzionamento del snc.
    ‘’ all’interno dei 7/8 movimenti fondamentali e delle combinazioni tra di essi, trovi tutti i milioni di movimenti umani utili per la vita di relazione o per lo sport‘’
    mi piace questa idea di movimenti fondamentali dalle cui forme il snc può sviluppare le diverse combinazioni ,rivedo il principio di eguale semplicità di Bernstejn ,attualissimo ,ma è sul fare che poi non sono d’accordo, mi chiedo: non avevamo già la pesistica adattata,la pesistica e tutti i movimenti derivati (squat,spinte,affondi) più i movimenti di trazione ,più le posture derivate dallo yoga, ecc. ecc ? Dice Andorlini che tutta questa roba va ad integrare il ‘’tradizionale’’ ma non ho capito cosa mi mancava della sua proposta.

  10. Alberto Andorlini 9 settembre 2013 at 10:16 #

    QUALCHE PAROLA SU “Allenare Il Movimento”.
    Ovvero 10 buoni motivi per non aprire il libro.

    Mi presento: Alberto Andorlini.
    Approfitto della vostra pazienza, e dell’occasione offerta da questo crocevia mediatico, per azzardare qualche parola su “Allenare il Movimento”. Cercherò di farlo in modo critico, sintetico e quanto più oggettivo possibile. Cercherò di farlo NON da autore, ma da lettore, perché so che chi è sintonizzato sull’Altrametodologia non è uno studioso “occasionale”, un ricercatore “di passaggio”, un “turista” per caso, ma un appassionato vero di Corpo e di Movimento, di Esercizi e di Attrezzi, di Allenamento e di Vita di Relazione. Cercherò di farlo perché il testo, nella sua complessiva imperfezione, rappresenta comunque l’espressione di un pensiero.
    Nessun messaggio pseudo pubblicitario, non vorrei essere frainteso. Tutt’altro. Piuttosto un avvertimento. Se volete, un invito a pensare e a conoscere prima di acquistare. Un’occasione per spiegare a me stesso e agli amici che leggono, le linee di pensiero che hanno guidato (o forse sarebbe più corretto usare il passato remoto) la scrittura di quelle pagine.
    Iniziamo dai punti critici. Quegli elementi strutturali “deboli”, che possono non tenere, perché inusuali e inaspettati, o forse, più semplicemente, perchè non adeguati alle aspettative e non adatti alle richieste.
    Dieci punti che NON giocano – secondo me – a favore del libro, e che anziché facilitarne, ne complicano la comprensione e ne ostacolano la lettura. Dieci punti che potrebbero NON incontrare i gusti del lettore, o sui quali il lettore stesso potrebbe non essere preparato.
    1. Il testo NON è rivolto ad allenatori, preparatori, trainers, istruttori, insegnanti. Il testo si rivolge ad Esploratori del Movimento. Curiosi e dubbiosi esploratori che si stiano interrogando sulla strada da percorrere.
    2. Il testo, purtroppo, NON parla di numeri. Serie e ripetizioni, chilogrammi e secondi sono riferimenti decisamente più stabili che non l’immagine di un corpo che vuole alzarsi da terra per opporsi alla gravità.
    3. Il testo è il risultato di una lenta elaborazione, maturata e sviluppata negli anni secondo un processo di “stratificazioni” concettuali. Quello che poteva apparire “avventuroso” e “sfidante” sul nascere del nuovo millennio, appare, a soli 10 anni di distanza, quasi impalpabile ed inconcludente perché già sufficientemente studiato, compreso e accettato.
    4. Il testo non è un trattato, un saggio, un compendio o un manuale. Il testo è una Grammatica. E della Grammatica nasconde o palesa tutti i peggiori aspetti. Pesante, prolissa e pedante, scolasticamente parlando, rimane un libro a cui ricorrere in caso si debba analizzare il peso di una avverbio, o il valore di una virgola.
    5. La Grammatica, questa grammatica, vorrebbe aiutare a leggere, lettera per lettera e poi parola per parola, ogni singolo movimento; evitando schematizzazioni e suddivisioni, relative alla scelta di tecniche e discipline, o all’uso di metodi e sistemi. Vorrebbe insegnare a scrivere, tutti i movimenti possibili, orientandone e padroneggiandone le intrinseche potenzialità. Vorrebbe invitare ad una creatività “science based”, che sia matrice di nuove contaminazioni motorie.
    6. La strada per integrare l’approccio motorio anziché disintegrarlo, comprendere anziché pretendere, allargare anziché parcellizzare, passa per l’acquisizione di un linguaggio comune che fa di coordinate “spaziali” e “meccaniche”, il mezzo più idoneo per stabilire una successione logica; la chiave “stilistica” per comporre una frase, un tema, un racconto, un romanzo o una poesia; il grimaldello con cui aprire ogni tipo di attività (dalle pericolose maree del fitness, alle inaccessibili pareti della riabilitazione, fino alle infinite pianure dello sport); il decoder con cui ricevere e tradurre tutti quei segnali troppo spesso inavvertiti, che ci vengono dal campo, e dalla palestra , ma anche dalla strada, dalle scuole, dai giardini pubblici, dalle piazze.
    7. Il linguaggio utilizzato è un linguaggio fatto di analogie e metafore; un linguaggio, ahimè, non-scientifico. Divulgativo a tratti; “enigmistico”, in certi passaggi. Un linguaggio certo non-convenzionale, proprio perché la proposta stessa ha poco di convenzionale e niente di “assolutamente e incontrovertibilmente certo”. Un linguaggio che vorrebbe invitare a rileggere quanto già letto, nel tentativo non di capire di più, ma piuttosto di approfondire … il dubbio.
    8. Il testo non dà risposte. Insinua domande, questo sì. Può essere stimolante e attraente; repulsivo e inaccettabile; ma non vuole dare risposte; non vuole essere inattaccabile. E soprattutto non vuole insegnare. Non spinge a lavorare in modo univoco, ma invita a pensare in modo unico e personale.
    9. Il testo non espone novità; recupera “ricordi” metodologici elementari e costruisce un’ ipotesi nuova, più o meno condivisibile, più o meno accettabile, più o meno comprensibile (in assenza di un pavimento sul quale sdraiare i lettori e con i lettori provare a sentire, e a fare).
    10. Ultimo. Il testo va assunto a piccole dosi. E possibilmente va affiancato a più letture. Letture meno “creative”; letture più concrete. Letture che soddisfino la sete di certezza.
    Detto questo: un solo punto a favore del testo. O meglio tanti elementi originali, debitamente “nascosti”. Utilizzo un estratto del libro stesso per riportarli alla luce.
    1. Il testo introduce e, in qualche caso, ricorda semplicemente , termini e concetti collegati ad una visione dell’allenamento non-convenzionale. Più volte si fa riferimento ad un cruciverba. Il cruciverba altro non è, lungo tutta la trattazione, se non un pretesto per esporre, ripetere e sintetizzare i principi formali e funzionali di un approccio al movimento, che di per sé è immediato ed essenziale, molto più di quanto le parole non riescano a rappresentare. Il cruciverba lasciato sedimentare sulle proprie caselle, significati, concezioni e provocazioni. Nell’ excursus sul significato del movimento, le caselle del cruciverba si riempite di parole. Troppe parole, forse; necessarie comunque per rivolgere la propria ricerca verso altre direzioni: non la compartimentalizzazione, ma la trasversalità del corpo in movimento; non la segmentazione ma la continuità dell’allenamento e dell’esercizio; non l’immobilità, ma il trasformismo di attrezzi e strumenti . Dalla Teoria Funzionale, si è cerca di estrapolare quelle intuizioni che hanno sensibilizzato il mondo dell’allenamento ad una diversa attenzione operativa. I contorni dell’Allenamento Funzionale, si vanno via via sfumando, per lasciare il posto ad una visione orientata all’Allenamento delle funzioni attraverso il Movimento. Si applica la bipolarità Forma-Funzione ad un’ indagine che tocca il Corpo, il Movimento, l’Allenamento, l’Esercizio, gli Attrezzi. Si disegna un corpo in cui Linee e Volumi devono rispettare legami cinetici interattivi; si cerca di rendere evidente come una reazione a catena nasca da terra e si sviluppi verso organi effettori, passando per il controllo del “centro”; si parla di un bio-motore il cui funzionamento è regolato da tre differenziali e da quattro ruote motrici; si sono identificano 8 movimenti fondamentali e la loro “genesi” storica; si passa dalle Capacità Condizionali alle Abilità Biomotorie e a tali Abilità si attribuisce il ruolo di indicatori di funzionamento; si avvicinanano precursori neuromuscolari e abilità biomotorie alla funzione di “moltiplicatore” gli uni, e allo stato di “moltiplicando” gli altri; si ipotizza una classificazione del Movimento in Transitivo ed Intransitivo; si paragona l’Allenamento ad un container contenente stimoli diversamente orientati; si parla di un esercizio che sia sintesi di Movimenti Fondamentali; si classifica gli attrezzi sulla base della loro peculiarità allenante. Nella riflessione sul senso di un allenamento “diversamente attento”, si propone una Grammatica del Movimento, non più semplice o più chiara della terminologia esistente, ma senza dubbio più aderente alle richieste e alle proposte di un allenamento diretto al miglioramento della vita di relazione; si evidenziano le coordinate spaziali del movimento, con l’obiettivo di stabilire una successione che sia progressione qualitativa e non digressione quantitativa. E in tutto questo si utilizza un linguaggio analogico, con l’unico scopo di “discorrere”, dialogare e stimolare il confronto.
    “Allenare il Movimento” (ed.Calzetti-Mariucci) è una Grammatica. Alla Grammatica di solito segue un’ Antologia. Mi piace pensare che il secondo (e ultimo testo), “Muovere l’Allenamento” (ed.Correre), questo sia : un’ Antologia di riflessioni sul tema dell’Allenamento.
    In fondo provando ad “Allenare il Movimento”, capiterà, che lo vogliamo o meno, di “Muovere l’Allenamento”, alterandone le regole.
    Ma questa è già un’altra storia.
    Ringrazio tutti. Di cuore. Chi ha pensato e chi sostiene queste pagine di confronto e di crescita. Chi mi ha invitato a parlare. Chi mi da quotidianamente la possibilità di fare. E per ultimi, ma non ultimi, tutti quelli a cui ho avuto il piacere di stringere la mano.

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