Il rapporto potenza-durata per identificare meglio durata e quantità delle ripetizioni: iniziamo dai record (1a parte)

 

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Oggi voglio iniziare ad affrontare un po' con ampio respiro uno degli elementi di base dell'allenamento, cioè il rapporto tra potenza erogata nel tempo, e come essa diminuisce in funzione del raddoppio del tempo. Non è un vezzo o un tentativo di volere dimostrare chissà che cosa, ma iniziare a cercare di rispondere alle frequenti domande che mi vengono poste su quanto far durare le serie di allenamento, di quanto farne e anche di quanto recuperare.

Per far questo voglio indurre un ragionamento, perché nessuno può dare delle risposte esaustive, ma solo una direzione entro la quale diventa necessario sapersi muovere. Quindi dirò probabilmente cose conosciute, ma che se viste tutte in sequenza, potrebbero aiutare nelle scelte di tutti gli sport.

Insisto che è infatti necessario sempre ragionare per differenza: chi allena un calciatore non può avere le stesse categorie di riferimento ad esempio sulla durata, quantità e recuperi del lavoro metabolico di uno che fa kayak sulla distanza dei 1000 metri.

Fino ad oggi, facendo riferimento solo all'allenamento delle componenti metaboliche, molti fanno confusione perché non si riferiscono al modello e quindi le risposte sono tutte uguali.

Vi chiedo quindi un po' di pazienza e di attenzione perché il ragionamento può essere un po' lungo, ma vi garantisco che tutto ha un nesso logico che si dipanerà nei vari audiovideo che si susseguiranno e soprattutto non saltate subito alle conclusioni, ragioniamo insieme.

Naturalmente, se volete, segnalatemi le cose non ben comprese o eventualmente sbagliate nella discussione del blog, servirà a centrare meglio i prossimi audiovideo su questo argomento.

3 Responses to Il rapporto potenza-durata per identificare meglio durata e quantità delle ripetizioni: iniziamo dai record (1a parte)

  1. Marco Savino 14 ottobre 2013 at 16:52 #

    Grazie Prof. come sempre articolo di grandissima utilità per la lettura dei dati ricavati dai GPS e l’impostazione degli allenamenti.

  2. domenico borelli 21 ottobre 2013 at 20:55 #

    Ciao Prof. a mio avviso, la durata possibile di un lavoro in relazione alla potenza, (mi riferisco a questo primo audiovideo) va considerata solo sugli allenamenti continui e uniformi. Quando ci sono delle variazioni o degli sprint, entriamo in un altro ambito e questo rapporto non può essere più mantenuto. Per restare nell’atletica, ricordiamoci la maratona dei mondiali quando nel tratto finale Kiprotich si è messo a fare dei cambi di direzione scrollandosi di dosso Desisa che gli era rimasto fino all’ultimo incollato alle spalle, ma che ha ceduto clamorosamente quando ha dovuto fare delle variazioni di ritmo. Vorrei sapere (se la mia ipotesi è sbagliata), se hai fatto dei lavori con palla che mantengono questo rapporto. Grazie domenico

    • laltrametodologia 22 ottobre 2013 at 07:50 #

      ciao Domenico , non sono d’accordo e spero che in parte l’audiovideo di oggi ( quelli che seguiranno ) e la mia prefazione all’audiovideo siano quanto meno di approfondimento del tuo concetto che va invece applicato anche agli sport con variazione di ritmo ed intermittenti con i dovuti adeguamenti , che faticosamente in 30 anni di lavoro ho cercato di rimodulare

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